
- La solennità di San Terenzio, patrono della nostra Arcidiocesi, ci trova riuniti questa sera nella celebrazione dell’Eucaristia per rendere grazie al Signore a motivo del dono della fede a noi trasmessa dal Vescovo Terenzio e sul suo esempio, per dare inizio ad un percorso pastorale che ci coinvolge nell’annunciare il vangelo in un tempo di rigenerazione. Un cammino pastorale particolarmente impegnativo perché ci chiama, insieme a tutta la chiesa e su precise sollecitazioni di Papa Francesco e dei Vescovi italiani ad annunciare il Vangelo nell’attuale contesto socio-culturale in forma sinodale. Forma che fortemente ci interpella.
- La stessa liturgia della parola ora ascoltata ci ha ricordato che siamo una chiesa chiamata a portare “il lieto annuncio”, quello di Cristo, ai “poveri” e cioè ai nostri contemporanei ma anche a noi stessi, perché tutti, specie in questa stagione, stiamo facendo l’esperienza della povertà, soprattutto quella interiore.
2.1. Il testo di Isaia (61, 1-3) ha sottolineato che lo Spirito del Signore è su di noi e che siamo stati consacrati con l’unzione per portare il lieto annuncio. Definito dunque il compito a noi dato: portare l’annuncio.
2.2. San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (5, 14-20) ha precisato che Dio ha affidato alla chiesa e quindi a noi, il ministero della riconciliazione. Chiaro dunque il contenuto del nostro annuncio: la riconciliazione con Dio attraverso il Cristo.
2.3. Il vangelo di Giovanni (15, 9-17) ha evidenziato il pensiero di Gesù. Siamo stati scelti e costituiti per portare il lieto annuncio il cui frutto è destinato a rimanere.
Ci sentiamo dunque e siamo una chiesa chiamata a sperimentare e ad annunciare il mistero del Cristo in grado di rigenerare il cuore dell’uomo, di ogni uomo anche il nostro e quello dei nostri contemporanei. Questa è la missione della Chiesa. Anche della nostra chiesa di Pesaro.
- Se dunque è chiara la missione che ci attende, chiediamoci però in quale forma la chiesa di oggi, con Papa Francesco e con l’intero collegio episcopale, ci stia chiedendo di attuarla.
Nella forma della sinodalità che, prima di essere un metodo, è quell’atteggiamento che esprime il cuore stesso della chiesa e cioè la comunione.
Al riguardo ripetuti e puntuali sono stati gli interventi del magistero di Papa Francesco e dei Vescovi italiani che vanno richiamati, approfonditi ed attuati. Essi focalizzano i tre percorsi a cui l’esperienza di una chiesa sinodale ci chiama e sui quali va posta tutta la nostra attenzione.
Il primo: quello spirituale. Se “sinodo” significa “camminare insieme”, il primo e prioritario cammino che ci attende come credenti è quello con il Signore. Questo non lo possiamo mai dimenticare ma solo riaffermare. Siamo chiesa perché sacramento del Cristo nel quale e del quale viviamo a 360 gradi. Il che evidenzia la necessità per noi tutti di fare un’esperienza del Cristo sempre più piena, vitale e totale. La prima sinodalità che siamo chiamati a vivere è dunque quella con il Mistero del Cristo, perché tutta la nostra persona sia plasmata dall’incontro con lui.
A volte ci capita di vivere la fede in forma ripetitiva, poco partecipativa o aggiuntiva. Per di più fenomeni socio-culturali come quello della secolarizzazione o della scristianizzazione, potrebbero allentare se non annullare la nostra tensione verso il Cristo. Occorre una salutare reazione che ci coinvolga nell’approfondire motivazione e passione del nostro cammino di fede in Cristo.
Passo al secondo percorso: quello ecclesiale. La vita della chiesa è fondamentalmente sinodale in tutte le sue espressioni e realizzazioni. Questo deve essere chiaro e determinare atteggiamenti e comportamenti da parte di ciascuno di noi che siamo la chiesa.
Al riguardo va precisato che ci sono forme particolari di partecipazione sinodale che la chiesa ci offre e che vanno sempre più valorizzate. Faccio riferimento ai Consigli pastorali, ai Consigli vicariali, ai Consigli degli affari economici di cui ogni parrocchia deve dotarsi ed ad altri organismi ecclesiali che favoriscono la sinodalità.
Ma mi preme fare riferimento esplicito a quella sinodalità positiva e costruttiva che si traduce nei rapporti tra i singoli fedeli di una comunità, tra gli stessi operatori pastorali di una parrocchia, tra questi ed i loro parroci, tra gli stessi sacerdoti, tra questi ed il Vescovo, tra le parrocchie che formano le varie Unità pastorali, alcune già costituite altre da costituire, tra le parrocchie e gli uffici dell’Arcidiocesi. Anche qui è vero che non siamo all’anno zero, ma da come siamo a come dovremmo essere, c’è ancora molta strada da compiere.
Il “sensus ecclesiae” va rettamente vissuto fuori da logiche di democraticismo o di rivendicazioni sindacali. La chiesa è una realtà che ognuno di noi, in quanto battezzato, è chiamato a costruire con i propri carismi ma non dimentichiamolo mai, nello spirito della comunione gerarchica, come ci ricorda nella Lumen Gentium il Concilio Vaticano II. Nell’attuare questa autentica sinodalità ecclesiale, ci sono molti fraintendimenti da correggere. Anche nella nostra chiesa di Pesaro.
Da ultimo l’esperienza della sinodalità in senso ampio va vissuta a livello sociale e culturale. Stiamo vivendo una stagione culturale e sociale del tutto particolare. E questo non solo a livello globale ma anche locale e territoriale.
E’ cambiata e sta cambiando la visione della persona, della famiglia, del lavoro, della scuola, della politica, delle istituzioni ed altro ancora. Nuovi orizzonti culturali (dove la parola cultura va intesa come cifra interpretativa della vita) si stanno delineando all’orizzonte. Dobbiamo essere sinceri. Tanti cambiamenti ci stanno destabilizzando. A nessuno di noi però è concesso di estraniarsi dai fenomeni del nostro tempo.
L’esperienza della sinodalità ci chiama a camminare insieme ai nostri contemporanei affrontando i problemi, le emergenze, le urgenze, le sfide inedite dei nostri giorni con quella lettura sapienziale che ci perviene dall’esperienza della fede in Cristo. Senza dire poi che come chiesa siamo chiamati a quella generosità collaborativa che sempre deve segnare il rapporto tra comunità cristiana e società.
La sinodalità ci convoca ad abitare il nostro tempo cogliendone le difficoltà, ma anche le straordinarie opportunità che esso ci offre e a farci carico delle nostre responsabilità nel formare le coscienze, nell’offrire una visione della vita positiva, costruttiva, evolutiva segnata dal Mistero del Cristo.
Non dimentichiamo che la crisi che stiamo vivendo è crisi dell’umano. A questo riguardo convinciamoci che quello che può fare la chiesa nessun alto è in grado di farlo. Assumiamoci questa responsabilità vivendo la sinodalità culturale e sociale con il nostro territorio, con le nostre strutture educative, con i nostri luoghi di formazione delle nuove generazioni: la famiglia, la scuola, i centri sportivi e culturali, i luoghi di incontro, ecc.. Esprimiamo una presenza in grado di proporre il valore decisivo del mistero del Verbo incarnato dove trova luce il mistero dell’uomo.
- Carissimi ci attende un cammino di chiesa particolarmente impegnativo ed innovativo da cui nessuno, fedeli, operatori pastorali, religiosi, religiose, diaconi, sacerdoti e pastori, può sottrarsi.
A giorni i Vescovi italiani ci consegneranno il documento degli Orientamenti iniziali per vivere, in comunione con la chiesa universale presieduta dal Papa, l’esperienza della sinodalità nella triplice fase dell’ascolto, della lettura sapienziale e delle scelte profetiche.
E’ una realtà tutta nuova quella che ci attende e a cui i pastori ci convocano: quella della riforma. Innanzitutto quella del nostro cuore ma anche della prassi pastorale. Non lasciamoci prendere dalla paura né dalla sfiducia, nè dalla nostalgia di un passato che non c’è più. Cristo è vivo ieri, oggi e sempre ci ricorda la lettera agli Ebrei.
Confortati e fortificati da questa certezza, ognuno si rimetta in discussione, si assuma le proprie responsabilità e dia il proprio contributo per quel futuro che attende anche la nostra chiesa di Pesaro.
Apriamoci ed ascoltiamo “ciò che lo Spirito dice alla chiesa” (cfr. Ap 2, 7).
Invochiamo San Terenzio perché ci aiuti, come lui ha fatto, ad annunciare il Vangelo in un tempo di rigenerazione attraverso il triplice cammino sinodale che è spirituale, ecclesiale e culturale. Cammino che ci deve vedere protagonisti e che nel corso dei prossimi anni, guidati dai pastori, ci impegnerà nella narrazione della nostra realtà di chiesa particolare, nella lettura sapienziale di essa e nelle scelte profetiche che, in comunione con la chiesa che è in Italia, saremo chiamati a fare.
Sia lodato Gesù Cristo.
S.E. MONS. PIERO COCCIA
