
Con coraggio e a viso aperto, le donne afghane resistono e non soccombono ai talebani e dopo Herat, sono scese in piazza anche a Kabul per chiedere diritti pari agli uomini e la possibilità di lavorare, studiare e partecipare alla vita politica del loro Paese. Hanno sfilato davanti al Palazzo presidenziale della capitale con abiti colorati e il capo coperto da un velo, ma col viso scoperto a ribadire la volontà di non abbandonare il loro Paese né tantomeno scappare e rinunciare ad esprimere i loro timori e le loro speranze. La difesa delle donne afghane costituisce un bivio fra tradire e difendere i valori sul quale ogni democrazia mette in gioco le propria credibilità, ancor più cruciale perché le società occidentali sono oggi attraversate da una grande mobilitazione per rafforzare il rispetto delle donne e per estendere la parità di genere.
Per questo sarebbe davvero irrispettoso per tutti noi occidentali – e mi esprimo anche in virtù del mio ruolo di Presidente delle Donne Elette – battersi per proteggere i diritti delle donne all’interno dei nostri confini ed accettare in silenzio la brutale violazione dei diritti delle donne afghane. Sono tante le proposte che movimenti, reti femminili, femministe e singole personalità stanno portando avanti in queste ore.
Il nostro Ordine del giorno con carattere d’urgenza
“AFGHANISTAN: ATTIVAZIONE ACCOGLIENZA UMANITARIA”
presentato in accordo bipartisan e votato all’unanimità da tutta l’assise, propone al Comune di Pesaro di essere in prima linea nei progetti di accoglienza e sostegno, in ogni forma possibile, ai rifugiati afghani e alle donne rimaste nel loro territorio.
La comunità internazionale, compreso il nostro Comune e tutte le istituzioni coinvolte nel progetto, si mostrino all’altezza di questa sfida e mettano in atto tutto quanto in loro potere per impedire qualsiasi passo indietro sul terreno del rispetto della parità di genere e dei diritti umani.
Le Commissioni consiliari Donne Elette e Pari Opportunità, saranno in prima linea per vigilare e collaborare riconoscendo in queste
donne la forza motrice per i diritti fondamentali di integrazione e dei diritti delle comunità LGBTI arrivando a ricoprire anche posizioni apicali governative e nella comunicazione.
Abbiamo tutti ancora negli occhi le immagini di una drammaticità immensa, scene strazianti delle mamme afghane che pur di mettere in sicurezza ed offrire loro una vita migliore, si sono private dell’abbraccio dei propri figli neonati affidandoli ai militari alleati sul muro spinato di confine. Mi auguro che queste giovani vite possano un giorno ricongiungersi alle loro famiglie e le donne non debbano subire ancora violenze, maltrattamenti ed essere private del loro ruolo di madri. Ora saremo tutti impegnati anche per porre loro la massima attenzione e protezione e concludo citando la lettera di una di queste “mamme coraggio”:
«Non odiarmi un giorno pensando che ti abbia abbandonato.
Amami per averti protetto, per averti mandato in salvo.
Casa nostra non è sicura,
questo grembo non è sicuro
e se dovessi morire su questa terra gialla,
guarderò per l’ultima volta “oltre”
e morirò sapendo di averti dato due volte la vita.
E tu mondo, sii le mie braccia,
queste braccia che si sono spinte e graffiate sul filo spinato e che ora penzolano vuote»
Anna Maria Mattioli
Presidente Commissione Donne Elette
Partito Democratico
