
L’istintività umana ci porta ad avere la necessità di raggrupparci secondo precise identità, che possono essere religiose, politiche, etniche, professionali o altro ancora. Questo bisogno nasce dall’esigenza di identificarsi e riconoscersi secondo un comune denominatore ma anche di confrontarsi con il fine di migliorare. Poteva sfuggire a tale istintività la categoria dei baristi? Ecco perché nel mondo esistono tante associazioni e organizzazioni con tale indirizzo. Il 21 settembre 1949 a San Donnino di Rubiera, in Emilia Romagna, un gruppo di appassionati del bartending si incontrò per dare vita ad una associazione che diventasse punto di riferimento per i barman italiani. Nacque così A.I.B.E.S., venne redatto uno statuto, fissati degli obbiettivi e un regolamento di accesso a tale associazione. L’anno successivo si svolse il primo concorso tra barmen professionisti con lo scopo di accrescere la preparazione professionale e difendere la nobile tradizione italiana nell’arte della preparazione di bevande miscelate. Parteciparono ben 29 barmen i quali furono i primi associati. Nel 1951 in Inghilterra l’A.I.B.E.S. fa parte ed è stata fondatrice dell’I.B.A. (associazione internazionale bartenders). La prima sede dell’A.I.B.E.S. fu l’Albergo dei Cavallieri a Milano, poi si trasferì in Via Baldissera e Il 12 novembre 1968 inaugurò la nuova e attuale sede ufficiale. Tra il ’74 e il ’75 sono state ammesse in associazione anche le figure femminili, simpaticamente chiamate barmaid o barlady. Nel tempo l’A.I.B.E.S. ha ottenuto un importante riconoscimento (cioè la personalità giuridica) dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Nei suoi 72 anni di storia associativa il motto è sempre rimasto lo stesso: “perché bere sia sempre e soltanto un piacere”.
Barman A.I.B.E.S.
Aldo Paolinelli
