ROF: Moise et Pharaon

E’ dedicata alla memoria di Graham Vick la 42a edizione del Rossini Opera Festival che ha aperto i battenti il 9 agosto con ‘Moise et Pharaon’ di cui il regista Pie Luigi Pizzi ha curato la messa in scena, le scenografie ed i costumi, con l’assistenza di Massimo Gasparon (che ha firmato il progetto luci).

‘Mosè? È in buona salute, stiamo aprendo le acque… Il problema vero sarà richiuderle e non restare sommersi’ – così scherzava Pizzi durante la conferenza stampa di presentazione del Festival.

Ed ancora:

‘Il passaggio del Mar Rosso è il punto clou dell’opera. Mosè aveva Dio dalla sua parte, noi registi dobbiamo ingegnarci con quello che ci offre il teatro. E poi, a 91 anni, di Mar Rossi ne ho attraversati parecchi. Ce la faremo anche stavolta’.

Ironico e pieno di humor, il regista è altresì ideatore di mostre sorprendenti come quella dedicata a ‘VENETIA 1600. Nascite e rinascite’ che sarà visitabile presso il Palazzo Ducale della città lagunare dove vive da 20 anni, dal 4 settembre 2021 al 25 marzo 2022: la mostra ‘propone una lettura inedita della storia della Serenissima, identificando nel concetto di nascita e rinascita un innovativo modello interpretativo del suo passato, per re-immaginarne un futuro possibile e ottimistico’.


Protagonista da quasi 70 anni di indimenticabili spettacoli lirici e di prosa, Rossini è comunque una presenza costante nella sua carriera:

‘Il primo incontro è avvenuto a 25 anni con ‘Il Turco in Italia’, assieme a Vittorio Gui e Franco Enriquez al Teatro di Corte di Napoli.

Poi ‘Il Barbiere’ a Roma e Venezia. Il mio debutto alla ‘Piccola Scala’ è avvenuto con ‘Il Signor Bruschino’, diretto da Gianandrea Gavazzeni che ho ritrovato alla ‘Scala’ ne ‘La Cenerentola’ nel 1964 con la regia di Giorgio De Lullo. Giulietta Simionato era la protagonista.

Ho fatto ‘Semiramide’ a Aix-en-Provence con Montserrat Caballé, Marilyn Horne e un giovane magnifico Samuel Ramey.

Il rapporto col ‘Rossini Opera Festival’, poi, è stato sempre fantastico:ho curato ‘Tancredi’’ nel 1982 diretto da Gelmetti con Katia Ricciarelli e Lucia Valentini Terrani, poi Mosé in Egitt’’, ‘Maometto II, ‘Bianca e Falliero’, ‘il Conte Ory’, ‘Guillaume Tell’, ‘La pietra del paragone’. Incredibile!

Confida Pizzi che l’ironia di Rossini è anche la propria: ‘Gioachino prende sempre le distanze, ha l’aria di non credere a quello che sta facendo, di non prendersi mai sul serio. Il buffo si confonde col tragico però non è mai solo buffo o solo tragico. ‘Cenerentola’ sembra un’opera buffa e invece è piena di malinconia, di amarezza. Di Rossini non si finisce mai di apprezzare la genialità, anche quando cita se stesso, con gli auto-imprestiti: lo fa con leggerezza e disinvoltura. Non sono mai gratuiti: hanno sempre una loro ragione. È sorprendente: lo stesso pezzo, diversamente collocato, può essere commovente o farti ridere: pochi compositori hanno questa grande facilità a fare il teatro in tutte le direzioni e sempre nel giusto tono’.

‘Moïse et Pharaon’ (1827) rappresenta, com’è noto, un rifacimento del ‘Mosè in Egitto’ (1818) con aggiunte al libretto originale eseguite da Luigi Balocchi e Victor Joseph Etienne de Jouy . L’opera-oratorio divenne così una sorta di grand-opéra, con tante azioni coreografiche. Alcune scene furono aggiunte, altre spostate o modificate. Rossini riutilizzò soltanto sette ‘numeri’ dell’opera precedente, dopo averli completamente ripensati e aggiunse un coro tratto dall’Armida: la ‘tinta’ musicale delle due opere appare pertanto del tutto diversa.

Ogni pagina del ‘Moïse’ stilla grandeur: gli atti passano da 3 a 4: il primo si gonfia sino a raggiungere proporzioni monumentali e il ruolo di Mosè è ingigantito come l’ombra che proietta sugli altri personaggi: il tutto in una nuova struttura dalle proporzioni e dal respiro tali da lasciare esterrefatti.

Nell’opera ci sono addirittura 20 minuti di divertissement, come nella migliore tradizione del gran teatro francese, con i tre ‘Airs de danse’, un corpo di ballo interamente declinato al maschile (ballerino solista Gioacchino Starace) e con una sola ballerina (Maria Celeste Losa). Le coreografie sono firmate da Gheorghe Iancu.

Numerose sono le grandi scene corali: ‘Per Moïse –racconta il regista- ho dovuto dilatare tutto lo spazio in senso orizzontale, con grande spettacolarità, pur non rinunciando al mio abituale rigore. Però va benissimo anche così: Rossini non sbaglia mai, nemmeno quando allunga la minestra!’

Gli interpreti si muovono sul palcoscenico con splendidi costumi (nei colori blu, viola, porpora per gli Egizi, bianco e colori neutri per gli Ebrei).

Hanno alle spalle un grande schermo cinematografico su cui vengono proiettate immagini che in modo stupefacente (tipo ‘Guerre Stellari’) sottolineano l’azione teatrale. Le masse si muovono soprattutto ai lati del palcoscenico.

Il momento corale ‘Des cieux où tu rèsides’, più noto al grande pubblico come ‘Dal tuo stellato soglio’ prepara il finale dell’opera, con il passaggio del Mar Rosso che si apre e – passati gli ebrei –si richiude con conseguenze nefaste per il Faraone e il suo esercito. Le proiezioni qui sono particolarmente importanti, di grande impatto con una definizione di immagine davvero sorprendente.

‘In questo caso ho fatto una concessione al presente –conclude Pizzi- nel cosiddetto ‘Cantique’ ho trasferito l’azione alla fine della Shoah, quando gli ebrei sopravvissuti possono di nuovo guardare al futuro. E’ una pagina atroce della nostra storia, quella e io l’ho vissuta personalmente. Ero un adolescente e i miei genitori avevano aiutato degli amici ebrei romani a mettersi in salvo. Quando ci siamo ritrovati dopo la guerra è stato molto commovente per tutti’.

Buona la prestazione dell’Orchestra della RAI . Sul podio Giacomo Sacripanti ha diretto un cast di altissimo livello : perfettamente nella parte Roberto Tagliavini (Moise) e Erwin Schrott (Faraone), ma ancor più intriganti, secondo me, le voci di Vasilisa Berzhanskaya ( Sinaide, moglie del Faraone) e Eleonora Buratto ( Anai)..

Non delude mai il coro del Teatro ‘Ventidio Basso’ di Ascoli Piceno, accuratamente preparato, come ogni anno, dal M° Giovanni Farina.

Paola Cecchini

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