
Mercoledì 26 maggio su Netflix è uscito Il Divin Codino, un film dedicato a Roberto Maggio, uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi. La grandezza di Baggio ha contribuito a fare in modo che in tanti abbiano già visto questo film, ma non tutti ne sono rimasti entusiasti.
Il film parla soprattutto del rapporto di Roberto, l’attore Andrea Arcangeli, con il padre Florindo, morto nell’agosto del 2020 a 88 anni, e interpretato da Andrea “Il Poiana” Pennacchi.
Florindo era un grande lavoratore, molto serio e piuttosto severo con Roby, forse più che con gli altri figli. Infatti lui da giovane aveva coltivato la passione per lo sport, in particolare per il ciclismo, ma aveva dovuto rinunciarci per mantenere la numerosa famiglia, capiva quindi particolarmente bene i sogni del figlio, ma non voleva che si facesse troppe illusioni, nonostante il suo talento.
Nel film si narra degli esordi di Baggio al Vicenza, il suo ingaggio alla Fiorentina nel 1985, poco prima del suo primo grande infortunio, in una partita di Serie C contro il Rimini di Arrigo Sacchi. Baggio a Firenze, affronta poi un lungo recupero e mantiene le sue promesse anche grazie al buddhismo, con cui entra in contatto attraverso un commerciante di dischi fiorentino.
Dopo un salto temporale, ecco Baggio a USA ’94, il mondiale in cui portò l’Italia fino in finale con i suoi gol, nonostante il difficile rapporto proprio con il ct Sacchi; ma anche il mondiale del tristemente noto rigore sbagliato in finale contro il Brasile, proprio la nazionale che nel 1970 aveva fatto soffrire papà Florindo, una ferita che il piccolo Roby aveva promesso di vendicare.
Poi ancora un salto temporale ed ecco Baggio nel 2000 a Caldogno, dove si allena tra la gente, finché arriva Carlo Mazzone e lo convince ad andare al Brescia, dove Roberto torna a risplendere, sperando di tornare in Nazionale. Trapattoni gli promette di tenerlo in considerazione, poi Baggio si infortuna nuovamente ma recupera con una velocità prodigiosa senza, tuttavia, convincere il ct a portarlo al mondiale di Giappone e Sud Corea del 2002.
Difetto evidente del film è ciò che non si vede: il passaggio dalla Fiorentina alla Juve, Baggio con la maglia bianconera, né con quella del Milan, e neanche con quelle di Bologna e Inter, il Pallone d’oro, ne le immagini di Francia ’98.
Non si vede il complicato rapporto con Lippi, con Capello, con i suoi compagni di squadra, in particolare con i più giovani, tra cui Alessandro Del Piero, che ereditò la sua maglia alla Juve.
Ecco, il principale difetto di Il Divin Codino è di essere troppo breve. Il pubblico sperava in qualcosa di diverso, o in qualcosa di più.
A cura di Rosalba Angiuli
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