BRUNELLO suona TARTINI nel 250° anniversario della morte

Com’é noto, la musica dal vivo ha subito nei mesi scorsi una brusca interruzione: il lockdown ha obbligato tutte le istituzioni musicali e teatrali ad interrompere le proprie stagioni.

Marche Concerti, il network regionale che riunisce gli ‘Amici della Musica’ di Ancona, l’’Appassionata’ di Macerata, l’Ente Concerti di Pesaro (le tre Associazioni musicali marchigiane sostenute dal Fondo Unico per lo Spettacolo) ha così dovuto cancellare decine di concerti già programmati, alcuni dei quali concepiti e prodotti in comune.

Le disposizioni governative del 16 maggio scorso hanno permesso l’organizzazione e lo svolgimento dal 15 giugno successivo, dei concerti all’aperto, con una capienza massima di 1000 spettatori. Un grande punto interrogativo pesa, però, sulla ripresa autunnale, quando le esibizioni dovranno ritornare nelle loro abituali sedi al chiuso: teatri, auditorium e sale da concerto. Le norme sul distanziamento fisico, più che mai in vigore, obbligano gli enti ad accogliere un numero assai limitato di spettatori e a rinunciare- come sembra- ai concerti sinfonici.

Nonostante ciò, Marche Concerti intende fortemente assicurare al pubblico un’offerta musicale ‘ricca, generosa e di grande qualità’, mantenendo gli standard elevati raggiunti negli anni, anche grazie alla stretta collaborazione tra le tre istituzioni.

Questo preciso messaggio di continuità con il passato (e al tempo stesso, ponte di speranza verso il prossimo futuro) si è concretizzato in un evento straordinario, realizzato ieri nel Palazzo Ducale di Urbino, nel centro storico dichiarato patrimonio mondiale dell’Unesco (1998) per ‘essere stato un punto d’attrazione per i più illustri studiosi e artisti del Rinascimento, italiani e stranieri, che hanno creato un eccezionale complesso urbano’.

Nella maestosa Sala del Trono del Palazzo, dimora del duca Federico II da Montefeltro, decorata con arazzi realizzati su disegni di Raffaello (di cui ricorre quest’anno il 500esimo anniversario della morte) sono risuonate, su strumenti originali, le raffinate composizioni di Giuseppe Tartini (Pirano, 8 aprile 1692 – Padova, 26 febbraio 1770) e del suo collega e primo biografo Antonio Vandini (Bologna, 1690- 1778): il concerto- dal titolo ‘Tartini: Natura e Artifizio’- ha celebrato il 250° della scomparsa di uno dei violinisti più celebrati del suo tempo.

L’evento – realizzato in collaborazione con FAI (delegazione di Pesaro e Urbino) – è stato dedicato alla memoria di Giulia Maria Crespi, fondatrice e prima presidente nazionale della Fondazione, scomparsa nello scorso mese di luglio e da sempre impegnata per la difesa e la valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano (il concerto è stato trasmesso alle ore 21.30 sul canale Youtube di Marche Concerti).

Per l’occasione, l’acclamato violoncellista Mario Brunello (primo premio nel 1998 al Concorso internazionale ‘Čajkovskij’ di Mosca nella categoria dedicata al violoncello) è salito sul palco a fianco dell’ensemble strumentale ‘Accademia dell’Annunciata’ (orchestra barocca nata nel 2009 ad Abbiategrasso nella cornice leonardesca del complesso monumentale omonimo dove ha residenza) assieme a Riccardo Boni nella doppia veste di direttore e cembalista.

La serata è iniziata con il Concerto in re maggiore per violoncello piccolo, archi e basso continuo di Vandini, il musicista bolognese di stanza a Padova dove lavorò a stretto contatto con Tartini all’Accademia dei Ricoverati (1728 – 1748) ed alle cerimonie della Pia Aggregazione di Santa Cecilia. Non tutti sanno che è considerato un interprete di assoluto riferimento nella storia del violoncello: è noto per averlo suonato con una tecnica particolare, ossia con la mano posta sotto l’arco e non sopra ‘in modo da far parlare il suo strumento’, come racconta il cronista Charles Burney (1770).

Il programma è proseguito con il Concerto in la maggiore per violoncello piccolo, il Concerto in re maggiore per violoncello piccolo, archi e basso continuo ed il Concerto a 4 in re maggiore per archi e basso continuo di Tartini.

Forte è stato il suo legame con le Marche: al 1713, appena ventunenne, risalgono i suoi primi ingaggi nei teatri d’opera marchigiani: a Fano, Camerino ed Ancona.

Sembra che proprio nel capoluogo marchigiano -dove aveva trovato impiego suonando nell’orchestra del Teatro ‘La Fenice’, dato che il Teatro delle Muse non era ancora stato costruito- elaborò nel 1714

un modo nuovo di suonare lo strumento scoprendo il notissimo fenomeno del terzo suono (toni risultanti o toni di Tartini) in cui due suoni acuti perfettamente intonati generano un suono basso armonicamente correlato (in termini acustici, il cosiddetto suono differenziale).

Tartini non fu ufficialmente il primo a scoprirlo: lo aveva sì individuato nel 1714 ma ne parlò soltanto nel suo Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia, pubblicato a Padova nel 1754. Nel frattempo il clavicembalista Jean Philippe Rameau in Francia (nel 1751) e l’organista Georg Andreas Sorge in Germania (nel 1745) lo avevano già fatto conoscere. Tuttavia, siccome su di esso il violinista istriano aveva fabbricato un sistema d’armonia, la combinazione dei suoni fu chiamata, diventando poi famosa nel mondo, ‘suono tartiniano’.

Il violinista indagò inoltre il potere della musica di suscitare reazioni emotive condizionate: nel Trattato descrisse un episodio di fascinazione collettiva, paragonabile alla trance (insensibilità agli stimoli esterni, perdita o attenuazione della coscienza, dissociazione psichica) osservato nel Teatro di Ancona. Ed ancora ad Ancona scrisse la sua ‘Arte dell’Arco’, una raccolta di 38 variazioni virtuosistiche per violino e basso su una gavotta (danza francese) di Arcangelo Corelli (di cui è ritenuto il grande successore) pubblicata nel 1758.

Paola Cecchini

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