
Cosa passa per la testa di un musicista che si esibisce con la sua band dopo cinque mesi di lockdown?
Che sentimenti albergano nel suo cuore? Sicuramente soddisfazione, appagamento, gratitudine.
Martedì 28 luglio, il violinista salentino Alessandro Quarta si esibirà con il suo Quintetto a Fasano, nella splendida cornice della piazza Ciaia, nell’ambito della rassegna ‘La Musica Riparte!’ di Fasanomusica (concerto già previsto il 5 marzo scorso).
Sono passati oltre cinque mesi da quando, invitati a Cremona ad inaugurare la rassegna ‘L’altra faccia del violino’ (soltanto tre gli appuntamenti, tutti selezionatissimi) sono stati ‘stoppati’ durante le prove, poche ore prima dell’esibizione, a causa dello scoppio in città della pandemia Covid che da lì si è espansa in tutta la regione e nell’Italia intera.
Alessandro – ‘il violinista che tutto il mondo ci invidia’ come è di norma presentato nelle TV di Stato – è un comunicatore ed abitualmente parla con il pubblico durante gli spettacoli, raccontando situazioni anche molto personali.
Che racconterà a Fasano? So per esperienza che non sempre si ha sulle labbra quello che si ha nel cuore: non per falsità, per carita! piuttosto per pudore!
Che racconterà dunque? La lotta che ha portato avanti per i lavoratori dello spettacolo mediante la petizione ‘L’arte é vita. Salviamo lo spettacolo dal vivo’ (25.000 firme)? E’ stata da lui promossa e poi lanciata da Danilo Rossi, prima viola del Teatro alla Scala di Milano.
O la lettera aperta al Ministro alla Cultura Franceschini ed al Presidente del Consiglio Conte per chiedere la riapertura dei teatri, pur nel rispetto di tutte le norme di salvaguardia per la salute?
O piuttosto racconterà del grido di dolore che ha lanciato sui social
nel maggio scorso quando scriveva
‘Mi manca il palcoscenico come l’aria
Mi manca lo sguardo del pubblico
Mi manca il respiro del pubblico
Mi mancano i concerti che sono la mia vita
Mi manca l’aria
Mi manca il mio lavoro
Mi manca sentirmi un lavoratore
Mi manca quello che sono, perché quello che sono lo devo alla musica, all’arte! Senza di essa, senza essere me stesso sul palco emozionandomi per emozionare il pubblico, non sono niente.
Mi manca l’unico motivo per il quale vivere… la mia vita al servizio della Musica!
Martedì vedremo che succederà. Sono curiosa.
So, invece, come sarà lo spettacolo: bellissimo. L’ho visto due volte ed è impossibile restare indifferente o tranquilla. E’ come entrare dentro un frullatore: ne esci stravolta.
Il concerto verterà sui più bei brani di Astor Piazzolla, il rivoluzionario, ‘el asesino del tango’ come veniva chiamato in Argentina in cui tutto si poteva toccare e dissacrare al tempo, tranne quella musica.
Può definirsi vero e proprio atto di sovversione artistica l’incontro sublime fra i due riformatori: il padre del ‘nuevo tango’ (Astor) e il ‘killer del violinismo classico’ (come viene chiamato Alessandro), lo strumentista ‘che con le sue incendiarie escursioni nell’immaginario musicale all around sta cambiando la fisionomia dello stile violinistico contemporaneo’ (ormai l’ha quasi cambiato completamente!).
Il concerto é un treno da cui non si vorrebbe mai scendere, attraverso un paesaggio pieno di colori che racconta la passione di un incontro, la tristezza della solitudine, il ricordo di una persona cara, un passato da cancellare, il fuoco vivo di un amore, la profonda oscurità della lontananza… Sentimenti che tutti abbiamo vissuto o vivremo tra poco.
Il viaggio parte con Chau París (saluto accorato e nostalgico di Astor alla grandeur della Ville Lumière) e continua con Cité Tango (che dipinge i suoi anni negli Stati Uniti), Río Sena (con le sue dame maliziose che passeggiano lungo le rive del fiume e si intrattengono tra un pettegolezzo e l’altro negli eleganti caffè del centro), Oblivion (in cui viene esposta magistralmente tutta la ricchezza espressiva del tango), Adíos Nonino (dedicato al padre e composto alla notizia della sua scomparsa)…e poi Jeanne y Paul, Fracanapa, Muerte del Ángel e una straordinaria interpretazione del celeberrimo Libertango, a confermare l’eccezionale vena esecutiva del solista che lasciano l’ascoltatore davvero ammaliato.
Il concerto si avvarrà dell’apporto prezioso del Quintetto -che ancora non conosco- formato da quattro valenti musicisti leccesi che sostengono senza turbamenti dall’inizio alla fine il fuoriclasse salentino: Michele Colaci al contrabbasso, Franco Chivirì alla chitarra, Christian Martina alla batteria e Giuseppe Magagnino al pianoforte.
Tra un mese l’estate sarà finita e riapriranno i teatri ma …pensare di farvi accedere soltanto 200 persone (artisti e lavoratori inclusi) come dispongono le direttive ministeriali in corso…è cosa che fa ridere anche i gatti nei giardini!
Occorre far capire a chi decide che la musica è preziosa, aiuta tutti e soprattutto le persone sofferenti, come lo stesso Van Gogh scrisse al riguardo.
La musica è magia: per questo il direttore d’orchestra usa la bacchetta come il Mago Silvan!
Sim Sala Bim!
Paola Cecchini
