Con ‘Il borghese gentiluomo’ si apre la 46° edizione del Festival della Valle d’Itria

Con ‘Il borghese gentiluomo’ si è aperta il 14 luglio la 46a edizione del Festival della Valle d’Itria, nell’atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca che della Valle rappresenta il cuore (repliche 22 e 25 luglio e 1° agosto). L’edizione porta il titolo ‘Per ritrovare il filo’ ed é costruita attorno al mito di Arianna.

Era molto attesa la commedia di Molière ripensata come monologo, con le musiche di scena di Richard Strauss che torna al Festival dopo la messa in scena della sua versione dell’Idomeneo di Mozart (2006), della versione francese della sua Salomè (2007) e della versione riorchestrata della Iphigenie auf Tauris di Gluck (2009).

La rarità del compositore tedesco è proposta nell’edizione del 1912, su libretto di Hugo von Hofmannsthal (il più famoso poeta-librettista del periodo) in una versione ritmica in italiano curata da Quirino Principe, fra i massimi studiosi straussiani.

Questa versione de ‘Il Borghese gentiluomo’ (da sempre testo di analisi e critica della società), accolta con successo ed attenzione dal pubblico, ha nell’edizione martinese un punto di forza nella presenza di Stefano Massini, uno tra i massimi drammaturghi del teatro contemporaneo, nonché consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, al quale il Festival ha commissionato tre monologhi che prenderanno le mosse da Molière per parlare del nostro tempo: gli interventi di Massini si inseriranno, infatti, all’interno dell’opera come ‘lenti di ingrandimento sul valore del denaro, sul ruolo dell’artista e sul teatro nella società attuale’.

Ecco quanto Massini ha spiegato alla stampa: ‘Quattro secoli fa Molière ha scritto un testo su un borghese pieno di soldi che per sentirsi accettato dalla sua cerchia, prendeva lezioni di musica, danza e filosofia. In passato, a partire almeno dal ‘Satyricon’ di Petronio, i ricchi si sentivano in dovere di acculturarsi. I soldi erano importanti, certo, ma bisognava negarli in qualche modo perché erano un’onta, ‘lo sterco del demonio’ venivano chiamati. Oggi

vengono invece ostentati: non esiste più il ricco che Carl Barks ha descritto nel 1947 quando ha inventato Zio Paperone, ispirandosi al ‘Canto di Natale’ di Charles Dickens: un personaggio solo, isolato, senza moglie, nascosto nella sua fortezza con il simbolo del dollaro. Nel nostro tempo Zio Paperone diventa presidente degli Stati Uniti!’.

La regia dello spettacolo, strutturato in tre parti, è curata da Davide Gasparro, attore e regista della Scuola del Piccolo Teatro di Milano, mentre l’esecuzione della partitura è affidata all’Orchestra del Teatro ‘Petruzzelli’ di Bari diretta dal giovane Michele Spotti (1993) che torna a Martina Franca dopo i successi ottenuti la scorsa edizione con ‘Il matrimonio segreto’ di Domenico Cimarosa.

‘Quella del ‘Borghese gentiluomo’ è un’orchestrazione a dir poco rivoluzionaria – ha precisato Spotti alla stampa – con delle soluzioni che in certi casi mi sembrano addirittura vicine al linguaggio di Stravinsky, al neoclassicismo di Pulcinella. Allo stesso tempo è innegabile una correlazione con i lavori precedenti di Strauss che non a caso dissemina nella partitura molte citazioni, non solo dall’’Oro del Reno’ o da ‘Rigoletto’, ma anche dal suo ‘Don Chisciotte’, durante la cena finale. In fondo anche ‘Don Chisciotte’ è un personaggio che combatte contro qualcosa che non può superare, come Monsieur Jourdain, che aspira a una posizione aristocratica che non raggiungerà mai’.

Questo lato donchisciottiano non doveva essere sfuggito a Strauss che, negli ultimi anni della sua vita, si sentiva dall’alto del suo talento l’unico difensore della civiltà musicale di fronte alla barbarie. E’ un ultimo aneddoto a raccontarci l’amore che il Compositore nutriva per il suo Borghese: nel maggio 1949 l’opera venne rappresentata al Gartnerplatztheatrer di Monaco e Strauss, ormai malato e debole, non volle perderselo. Fu l’ultimo spettacolo a cui poté assistere, ‘il suo congedo dall’amato mondo del teatro’ (morirà quattro mesi dopo).

L’evento poggia sulle qualità canore di Vittorio Prato (il Pastore è impersonato da Ana Victoria Pitts e la Pastora da Barbara Massaro), mentre le performance di danza sono affidate a Matilde Gherardi e Fabrizio Di Franco (collaborazione della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto).

Com’è noto, l’opera è frutto della collaborazione di Strauss con il poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal, così come ‘Arianna a Nasso’, l’altro titolo proposto nel Festival (21, 24, 26 luglio e 2 agosto).

Nel 1912 i due spettacoli debuttarono insieme al Teatro di Corte di Stoccarda, con la regia di Max Reinhardt e Strauss sul podio. Furono proposti come progetto unico basato sull’accostamento del soggetto tratto dalla comédie-ballet di Molière (musiche di Jean-Baptiste Lully) e quello mitologico di Arianna, soggetti lontani nel tempo che permettevano alla coppia di autori quel gioco felice che li aveva portati al successo con ‘Elektra’ (1908) e ‘Il cavaliere della rosa’ (Der Rosenkavalier) del 1910.

La reazione del pubblico fu però piuttosto tiepida. Separati e revisionati, i due lavori raccolsero nuovi successi e ‘Der Bürger als Edelmann’ diventò così una suite orchestrale (l’op. 60 del 1919).

Paola Cecchini

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