
Leonilde Iotti è stata la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, la presidenza della Camera dei deputati, che detenne per tre legislature tra il 1979 e il 1992
Leonilde Iotti, nota come Nilde, nacque a Reggio Emilia il 10/04/1920. Il padre era un deviatore delle Ferrovie dello Stato ed un attivista nel movimento operaio socialista, perseguitato poi, durante il regime fascista, a causa del suo impegno sindacale ma, nonostante le disagiate condizioni economiche nelle quali versava, iscrisse la figlia alla facoltà di Lettere dell’Università Cattolica di Milano. “Per anni indossai il cappotto rovesciato di mio padre”, dichiarò la Iotti in alcune interviste, ricordando la sua giovinezza, la povertà e i tanti sacrifici compiuti dai genitori, che desideravano che lei studiasse. Rimasta orfana di padre nel 1934, Nilde riuscì a proseguire gli studi grazie alla madre che, in un periodo in cui le donne per la legge fascista erano relegate al focolare domestico, iniziò a lavorare. All’Università per Nilde iniziò un travaglio ideologico, che la allontanò dalla fede cattolica, ritenuta assolutista ed intollerante. Poi con l’adesione dell’Italia alla Seconda Guerra Mondiale, Nilde, sostenuta dall’esemplare lezione di vita lasciatagli dal padre, si iscrisse al P.C.I.. Dal 1943 si segnalò dapprima come porta-ordini, uno dei ruoli più significativi e pericolosi assunti dalle donne durante la Resistenza, attraverso il quale i partigiani tessevano la fitta rete di intrecci politici che portarono l’Italia alla liberazione dall’occupazione nazi-fascista. Il suo impegno fra i partigiani della città natale, le consentì, poco più che ventenne, di essere designata responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, struttura attivissima nella guerra di Liberazione. Il primo di questi organismi fu costituito a Milano nel novembre del 1943 da alcune esponenti di spicco dei Partiti che affluirono nel Comitato di Liberazione Nazionale, dopo la firma dell’armistizio, mentre i tedeschi assediavano le campagne e le città del Nord Italia, compiendo rastrellamenti di civili impegnati nella lotta contro il fascismo. I Gruppi di Difesa della Donna e di Assistenza ai Combattenti della Libertà, da Milano, si estesero su tutto il territorio italiano ancora occupato, perseguendo l’obiettivo di mobilitare clandestinamente donne di età e condizioni sociali differenti, per far fronte a necessità quali: raccolta di indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani, trasporto di messaggi, custodia di liste di contatti, preparazione di case-rifugio, trasporto di volantini, opuscoli ed anche armi. Come si è detto, Nilde Iotti ricoprì, dal 1943, il ruolo rischioso di porta-ordini. Da responsabile del GDD di Reggio Emilia, Nilde si fece interprete di quella coscienza civile e politica che le donne, dopo secoli di esclusione dalla vita pubblica e dopo vent’anni di dittatura fascista, solo durante il periodo bellico, iniziarono a manifestare. Dopo il Referendum del 2 giugno 1946, grazie al quale per la prima volta le donne italiane esercitarono il diritto di voto e furono così considerate, dal punto di vista politico, cittadine a pieno titolo, la ventiseienne Nilde Iotti fu mandata in Parlamento, dove conobbe Palmiro Togliatti, capo carismatico del P.C.I.. Da questo incontro seguì una relazione sentimentale che seppe resistere a tutti gli attacchi, soprattutto all’interno del Partito, essendo il 53enne Togliatti già coniugato e con un figlio. Nilde, dapprima come semplice deputato, poi come membro dell’Assemblea Costituente, attraverso la sua sensibilità e la sua cultura istituzionale, diede prova di uno spiccato talento politico ed entrò a far parte anche della “Commissione dei 75”, alla quale fu assegnato il compito di redigere la bozza della Costituzione repubblicana, da sottoporre al voto dell’intera Assemblea. I 556 componenti dell’Assemblea Costituente, in rappresentanza del popolo italiano, si riunirono per la prima volta il 25/06/1946 per nominare il Capo provvisorio dello Stato (venne eletto Enrico De Nicola) e per designare i 75 membri rappresentativi di tutta l’Assemblea. Dopo circa sei mesi di attività, la Commissione dei 75 sottopose il proprio progetto costituzionale all’intera Assemblea che, nel corso di quasi tutto il 1947 discusse, integrò, modificò, articolo per articolo la bozza iniziale. Il 22/12/1947 venne approvato, a larghissima maggioranza, il testo definitivo della Costituzione che, una volta promulgato dal Capo Provvisorio dello Stato, entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Il ruolo svolto nell’ambito della Costituente, a favore dei diritti delle donne e per le famiglie, segnò profondamente l’impegno che Nilde profuse nella sua attività parlamentare, condotta ininterrottamente, per 53 anni, con rigore, costanza e semplicità. Di grande risalto ed attualità fu la relazione sulla Famiglia, che Nilde predispose nel 1946, in qualità di membro della “Commissione dei 75”. In questa, l’Onorevole Iotti, auspicando il superamento dello Statuto Albertino con una nuova carta costituzionale, che si occupasse dei diritti della famiglia, invitava l’Assemblea a voler regolare con leggi il diritto familiare. Altro elemento nevralgico della Relazione in esame riguardava la posizione della donna, legata a condizioni arretrate, che la ponevano in stato di inferiorità. Dal momento che alla donna era stata riconosciuta, in campo politico, piena eguaglianza, col diritto di voto attivo e passivo, ne conseguiva che la donna stessa doveva essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di cittadina. Un occhio di riguardo veniva posto da tale relazione sull’emancipazione, che può derivare dal lavoro; la nuova Costituzione pertanto doveva assicurare il diritto al lavoro senza differenza di sesso. Altro elemento, oggetto di studio, da parte della giovane parlamentare e che rappresenterà, nel corso delle successive legislature, uno degli impegni politici di maggiore rilievo, concerneva l’annosa questione dell’indissolubilità del matrimonio. Nilde manifesta la propria contrarietà ad inserire nella Costituzione il principio dell’indissolubilità, considerandolo tema della legislazione civile. Infine, la Relazione focalizzava la propria attenzione sulla maternità, non più intesa come cosa di carattere privato, bensì come funzione sociale da tutelare. Uno degli articoli di maggiore impatto innovativo della proposta costituente, riguardava il principio dell’uguaglianza giuridica dei coniugi, che avevano eguali diritti e doveri nei confronti dei figli (per la loro alimentazione, educazione ed istruzione). Forte dell’esperienza maturata nella Costituente, Nilde proseguì la propria missione politica a favore dei diritti delle categorie più disagiate (le donne in primo luogo), sia in Parlamento, sia all’interno del P.C.I., dove ottenne pieno riconoscimento solo dopo la morte di Togliatti. Nel corso di 50 anni vissuti all’interno delle istituzioni repubblicane, Nilde fu promotrice della legge sul diritto di famiglia del 1975, della battaglia sul referendum per il divorzio (1974) e per la legge sull’aborto (1978). Dal 1979 al 1992 ricoprì la carica di Presidente della Camera, segnalandosi per grande capacità di equilibrio, di mediazione e di saggezza. Nel 1993 ottenne la Presidenza della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali. Nel 1997 venne eletta Vicepresidente del Consiglio d’Europa. Nilde Iotti si distinse con il suo stile anche con la richiesta di dimissioni dal Parlamento, per motivi di salute (18 novembre 1999), alla quale fece seguito poco dopo il decesso il 4 dicembre 1999. La Camera dei deputati accolse le sue dimissioni con un lunghissimo applauso; il futuro presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano, suo vecchio compagno di partito, scrisse nell’occasione una lettera pubblica, e tornò a ricordare la Iotti nel 2006, nel discorso pronunciato alle Camere durante il giuramento per la Presidenza della Repubblica: “E ancora, abbiamo da contare – mi si lasci ricordare la splendida figura di Nilde Iotti – sulle formidabili risorse delle energie femminili non mobilitate e non valorizzate né nel lavoro né nella vita pubblica: pregiudizi e chiusure, con l’enorme spreco che ne consegue, ormai non più tollerabili”. Nilde Iotti morì pochi giorni dopo le sue dimissioni, il 4 dicembre1999, per arresto cardiaco, alla clinica Villa Luana di Poli, presso Roma. I funerali di stato furono tenuti con rito civile secondo sue disposizioni, poiché era atea. È sepolta presso il Cimitero del Verano di Roma.
A cura di Rosalba Angiuli
Foto tratta da Wikipedia
