Conferenza: La tormentata storia di Speculum lapidum del pesarese Camillo Leonardi di Romano Guerra

Lunedì 4 novembre p.v. alle ore 17.30 presso la sala convegni di Confindustria Marche Nord – Sede territoriale Pesaro Urbino (g.c., via Cattaneo, 34 – Pesaro) l’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani, in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca Oliveriana”, presenta La tormentata storia di Speculum lapidum del pesarese Camillo Leonardi a cura di Romano Guerra.

Dai tempi di Plinio il Vecchio la mineralogia ebbe ben poco incremento. In epoca medievale si accentuarono gli interessi degli eruditi sulle presunte proprietà delle pietre preziose e pregiate che, a parere dei pochi autori, venivano da mitiche regioni quasi sempre dell’Oriente. In questo periodo furono prodotti alcuni lapidari che elencavano le proprietà esoteriche delle pietre, attinte per lo più dalle conoscenze astrologiche, e che le rendevano molto appezzate dai potenti per la doppia ragione di essere preziose e di avere in sé proprietà magiche e miracolose.

Non molto cambiò alla fine del secolo XV e la pubblicazione in Germania di Hortus sanitatis di Jacob Meydenbach, che comprendeva anche un lapidario, risvegliò l’interesse sull’argomento, grazie anche alla diffusione della stampa che lo rese molto più accessibile.

Poco tempo dopo, nel 1502, il pesarese Camillo Leonardi pubblicò in latino a Venezia l’opera Speculum lapidum in cui elenca oltre 280 pietre, di cui non poche prive di riscontri mineralogici e quindi frutto della fantasia dei tempi precedenti. Sono comunque presenti molte pietre preziose, pregiate, parecchie rocce, alcuni materiali oggi assimilabili ai fossili e praticamente tutti i metalli.

Si tratta quindi di un’opera importante con la quale si chiude quel tipo di ricerca che nell’età precedente aveva prodotto non molti volumi, il più pregiato dei quali è senz’altro il Lapidario del re spagnolo Alfonso X detto il Saggio. All’opera del Leonardi non mancò il successo riscontrabile anche in altre edizioni successive.

Nello stesso periodo, sempre a Venezia, operava Lodovico Dolce che orbitava in ambito editoriale come autore di modesti poemi, traduzioni e correzioni di altrui bozze. Dolce tradusse in volgare il testo di Leonardi e lo pubblicò nel 1565 col titolo Libri tre di M. Lodovico Dolce con pochissime variazioni. Anche questa “copia” ebbe un buon successo e alcune ristampe. Successivamente alcuni autori ebbero a criticare fortemente il Dolce che non dichiarò la fonte della “sua” opera.

Le vicissitudini dei libri non finirono qui. Con l’incremento della censura cattolica seguita al Concilio di Trento fu istituito l’Index librorun prohibitorum, che elencava i libri che uscivano dagli stretti canoni della Chiesa, e in esso furono ascritti anche lo Speculum lapidum del Leonardi e i Libri tre di Lodovico Dolce per i loro contenuti esoterici e superstiziosi. Fortunatamente molti di questi esemplari sfuggirono ai non pochi roghi organizzati per distruggere queste opere “blasfeme”.

Rimane comunque il fatto che lo Speculum lapidum di Camillo Leonardi fu praticamente il primo lapidario stampato in Italia e possiamo senz’altro asserire che con esso iniziarono gli studi mineralogici nella nostra nazione.

Romano Guerra (Bologna, 1939) inizia la sua attività naturalistica nel 1954, quando giovane liceale aderisce al Gruppo Speleologico Francesco Orsoni di Bologna, che si avvaleva per l’esplorazione delle numerose grotte dell’Appennino bolognese dell’esperienza dei fratelli Ludovico e Giulio Greggio e Gianni Venturi, già attivi prima della seconda guerra mondiale.

Quasi contemporaneamente avvia anche alcune ricognizioni nelle zone calanchifere dell’Appennino bolognese alla ricerca dei fossili, che si riveleranno molto utili per le indagini condotte

successivamente

su più vasto raggio.

La ricerca paleontologica soppianterà in seguito la speleologia, diventando il principale interesse della sua vita che, dopo alcune brevi ricognizioni sulle Alpi e sui monti Lessini, troverà ben presto nel giacimento di Bolca, in provincia di Verona, il suo baricentro.

Negli anni ’70 compie vari viaggi in Africa: Tunisia ed Algeria nel 1970, Libano nel 1972, Marocco nel 1976. In quest’ultimo paese si recherà oltre una cinquantina di volte, per visitare le più importanti zone fossilifere dell’Atlante e del Sahara.

In questo decennio incrementa notevolmente la sua collezione, grazie alla quale organizzerà nel 1983 la prima mostra paleontologica itinerante italiana, esposta con successo in numerose città.

Sempre nel 1976 inizia ad interessarsi alla bibliografia paleontologica antiquaria, cioè ai testi stampati tra il XV e il XIX secolo che si occupano di fossili, arrivando a costituire uno dei principali archivi privati di testi e stampe antiche di argomento paleontologico. Le conoscenze storiche acquisite lo hanno portato a pubblicare numerosi studi di storia della paleontologia, che valorizzano vari scienziati italiani che dal Cinquecento in poi hanno dato un notevole contributo al progresso di questa scienza.

Attualmente continua ad interessarsi alla bibliografia paleontologica a cui ha affiancato scritti, mostre e conferenze.

L’iniziativa è promossa dall’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani di Pesaro, in collaborazione con l’Associazione “Amici della Biblioteca Oliveriana”, e gode del patrocinio di Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Pesaro e Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro.

Si ringrazia vivamente Confindustria Marche Nord – Sede territoriale Pesaro Urbino per la consueta sensibilità dimostrata per le iniziative della Biblioteca Oliveriana.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

Info: Biblioteca Oliveriana, Pesaro – tel. 0721 33344; biblio.oliveriana@provincia.ps.it; http://www.oliveriana.pu.it

 

Brunella Paolini

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