Alberto Galdelli ai compagni della Pagano & Ascolillo Pesaro: “Ogni anno è un nuovo punto di partenza”

Rugby Serie A

“Siamo un cantiere aperto e ci serve lavorare a testa bassa con continuità”. Alberto Galdelli, senza dubbio il giocatore più esperto della Pagano & Ascolillo Pesaro Rugby, sa bene che questa è l’unica soluzione per crescere in questo avvio di stagione non proprio semplice per i giallorossi, con una vittoria a Cesena e una sconfitta domenica scorsa a Firenze. “Mettiamo in chiaro che stiamo parlando di una vittoria contro una squadra più rodata di noi  e di una sconfitta che nel secondo tempo stavamo per ribaltare. Abbiamo grandi margini di miglioramento e abbiamo preso degli ottimi giocatori, fra cui un grande attaccante come Smith, e credo che la stessa mischia possa crescere tanto. Abbiamo un roster tale da permetterci di fare un ottimo campionato”.

Come spiegare allora le incertezze di questo avvio di stagione dopo il quinto posto raggiunto lo scorso anno? “Abbiamo cambiato tanto e in tanti ruoli chiave, con giocatori non semplici da sostituire sia in termini di leadership in campo che di livello tecnico. In fondo abbiamo cambiato tre giocatori su cinque di quella che è la spina dorsale della squadra, nei ruoli di tallonatore, mediano ed estremo, oltre a tanti nuovi arrivati che si devono ambientare e stiamo cercando di cambiare alcuni automatismi già acquisiti in mischia. A questo si aggiungano i tanti infortuni e la difficoltà di allenarci in un campo senza luci ed è normale che gli ingranaggi ancora non girano al meglio. Sono tanti piccoli sassolini, che però dobbiamo togliere uno ad uno per tornare a divertirci e divertire”.

Fra l’altro Pesaro ha una squadra molto più giovane rispetto la passata stagione. Quanto incide questo sul campo? “E’ una filosofia che tutti condividiamo, per far crescere i ragazzi venuti fuori dal nostro settore giovanile. Tutti in squadra, dai più giovani ai più anziani, devono capire che se sono a Pesaro è perché sono dei buoni giocatori, ma nessuno si può sentire arrivato. Ogni anno è un nuovo punto di partenza e lo dico io che ho contribuito a portare la squadra in A, quando pensavo che il mio massimo livello sarebbe stata la serie B. E invece il lavoro in campo, il fare gruppo e il fidarsi dei compagni paga sempre. Serve un approccio umile e quanto più professionale”.

Domenica avrete la trasferta più lunga dell’anno, a Catania, dove lo scorso anno subiste il peggiore passivo e troverete una squadra ferita dopo la sconfitta subita a Noceto. Possibile riuscire a fare risultato? “A Catania non andremo di certo a vedere che tempo fa in Sicilia. Sarà una trasferta ostica e  non sarà facile ma noi andremo comunque per provare a fare il colpaccio. L’importante sarà iniziare a giocare dal primo minuto e non dopo dieci minuti come a Firenze”.

 

Matteo DIotalevi

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