L’IDEALISMO TEDESCO DA KANT A HEGEL, DA MARX A GENTILE (ed. Sapere Padova), di Paolo Bellinazzi

Ricordiamo in questa sede l’opera in tre volumi del filosofo Paolo Bellinazzi, nativo di Fossombrone, ma che vive da molti anni a Pesaro, dove lavora. Paolo Bellinazzi, un filosofo modesto e discreto dai tratti gentili, si è laureato in Filosofia all’Università di Urbino sotto la guida del professor Icilio Vecchiotti, con una tesi su Engels. Da quel momento il suo interesse filosofico è stato lo studio del materialismo storico e dialettico, partecipando a numerosi congressi con sue relazioni e collaborando con prestigiose riviste di filosofia, quali Studi Urbinati, Critica Marxista, Rivista Critica di Storia della Filosofia. L’autore ha pubblicato numerosi volumi tra i quali: L’UTOPIA REAZIONARIA, bene recensito da Norberto Bobbio, SARETE COME DIO. LE ORIGINI METAFISICHE DEL PENSIERO COMUNISTA E NAZI-FASCISTA, IN NOME DELL’UOMO-DIO. RIMEMBRANZE DI UN POST-SOCIALISTA. In quest’ultimo lavoro dal titolo L’IDEALISMO TEDESCO DA KANT A HEGEL, DA MARX A GENTILE (ed.Sapere Padova), Bellinazzi affronta i difficili e cruciali rapporti fra i pensatori più importanti della prima metà del Novecento.

Nel primo volume affronta il rapporto cruciale di Hegel con Kant; Hegel ha creduto di superare il limite della cosa in sè kantiana, affermando che il filosofo va oltre questo limite mangiando l’oggetto da conoscere, rappresentato dalla cosa in sè. Ma anche Engels e Marx condividono la teoria hegeliana, per cui l’uono prima di essere deve mangiare bere e vestirsi. Marx nel Capitale, però, aggiunge che allo stomaco bisogna aggiungere buoni rapporti sociali. E Giovanni Gentile riprende in toto la concezione marxiana in un saggio del 1899. Il primo volume prosegue con un esame dettagliato di altri problemi, come la critica della ragion pratica, la divisione del lavoro, la persona nella società capitalistica. Tutte tesi che Marx, Engels e Gramsci hanno in comune con Hegel, Gentile e il filosofo tedesco Carl Schmitt.

Nel secondo volume, l’autore vuole dimostrare che il finalismo, caratteristico della dottrina di Marx e Engels, deriva non solo da Hegel, ma anche da Schelling e Kant. Uno dei punti di forza di questa teoria è il concetto teleologico di forza che il Capitale di Marx e la Dialettica della natura di Engels desumono direttamente da alcuni paragrafi famosi dei Lineamenti di filosofia del diritto di Hegel. Inoltre vuole dimostrare che la trasformazione marxiana della cosa in rapporti sociali viene presa direttamente dalle opere di Hegel. Insomma, pur con un linguaggio diverso Marx e Engels hanno sotenuto la tesi di Hegel. Nel secondo volume sono poi affrontati i problemi della dialettica e l’idea di morte in Hegel e Marx, quelli della religione rivelata, i rapporti tra Stato e società civile.

Con il terzo volume, l’autore completa la dimostrazione delle tesi sostenute del secondo libro riguardante la dipedenza di Marx ed Engels da Hegel, facendo vedere che questa loro mancanza di autonomia prende le mosse dalle opere giovanili di entrambi. In questo volume è dedicata una particolare attenzione all’influenza che il luteranesimo ha avuto sul materialismo storico e dialettico, segnalata dalla frase di Marx nel Manoscritti del ’44 e negli Umrisse dello stesso anno. In questi testi si afferma che Adam Smith è il Lutero dell’economia politica e, inoltre, si esamina la figura di Cristo mediatore nella Questione ebraica e nei Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. Una figura religiosa che diventa perno del concetto marxiano di valore universale della forza-lavoro. Dunque, il cristianesimo ha avuto sul materialismo storico e dialettico, in combutta con l’idealismo tedesco, una forte incidenza.

Oltre a quanto sopra a cura di Paolo Montanari, l’opera è stata recensita da:

-A. Zanfarino, “Idealismo e totalitalirismo in Paolo Bellinazzi”, la Nuova Antologia, Luglio-settembre 2018, anno 153, fasc. 2287, pp. 88-95.

-L. Diotallevi, “Paolo Bellinazzi racconta il materialismo visto dai filosofi”, il Resto del Carlino, 5 Maggio 2019, p. 21.

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