Sala delle conferenze della storica sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso a Pesaro gremita di persone, per rendere omaggio a Giacomo Leopardi

Sala delle conferenze della storica sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso a Pesaro gremita di persone, per rendere omaggio a Giacomo Leopardi, e in particolare al suo idillio poetico L’INFINITO a duecento anni dalla sua composizione. Il presidente del Soms dottor Emilio Melchiorri si è detto molto soddisfatto per il grande successo di pubblico e interesse, per l’attività culturale della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Il giornalista e critico letterario Paolo Montanari ha svolto un’ampia riflessione su L’INFINITO e successivamente su IL PASSERO SOLITARIO, A SILVIA, ALLA LUNA, IL SABATO DEL VILLAGGIO ed altre celebri poesie leopardiane che sono state interpretate con grande intensità dall’attore Franco Andruccioli. Partendo dallo Zibaldone, Montanari ha ripercorso alcune riflessioni di Leopardi: “Il sentimento che si prova alla vista di una campagna o di qualunque altra cosa v’ispiri idee e pensieri vaghi e indefiniti quantunque dilettosissimo, è pur come un diletto che non si può afferrare, e può paragonarsi a quello di chi corra dietro a una farfalla bella e dipinta senza poterla cogliere: e perciò lascia sempre nell’anima un gran desiderio: pur questo è il sommo de’ nostri diletti, e tutto quello ch’è determinato e certo è molto più lungi dall’appagarci, di questo che per la sua incertezza non si può mai appagare”. Questa riflessione è alla base dell’Infinito, che è strettamente connesso alla teoria del piacere di Leopardi. Vi è in questa emozione intellettuale in cui il cor non si spaura, un’idea di piacere in uno spazio e in una durata non quantificabili. Nasce la prima fase del pessimismo storico leopardiano e il concetto di limite, rappresentato metaforicamente dalla SIEPE, che l’uomo e anche il poeta vogliono superare. L’uomo infatti è limitato ma, per sua natura, guarda all’immensità e al tendere verso la felicità. La poesia L’INFINITO è un idillio da un punto di vista lirico-soggettivo che vuole indagare la realtà nella sua interezza. Da un punto di vista fonico prevalgono suoni aperti e parole piane, che aumentano il senso di distensione. Un linguaggio che è quello della tradizione lirica della canzone che si rifà al Petrarca come in A SILVIA.

PAOLO MONTANARI

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