Intervista al musicista e direttore d’orchestra dell’Ensemble Cantar Lontano, Marco Mencoboni

Abbiamo incontrato il musicista e direttore d’orchestra dell’Ensemble Cantar Lontano, Marco Mencoboni, nel suo studio pesarese, dove sta studiando la partitura di Otello di Rossini che dirigerà a Malta a Marzo 2020.
-Maestro Mencoboni, di recente è uscito un cd di TANCREDI E CLORINDA DI CLAUDIO MONTEVERDI che lei ha diretto ed è stato registrato a Ginestreto nella chiesa del Cimitero per una prestigiosa etichetta discografica. So che nei prossimi mesi Monteverdi sarà il compositore che lei eseguirà di più…..
“E’ vero, con il mio complesso Cantar Lontano, saremo impegnati fino al 2021 con un calendario molto fitto e Monteverdi verrà molto eseguito. Quest’estate saremo residenti presso il Festival di Musica Antica di Utrecht in Olanda con quattro produzioni tutte dedicate alla musica Napoletana. Un recital di Clavicembalo intorno alla figura di Giovanni Maria Trabaci, poi due rappresentazioni del Vespro di Diego Ortiz nella sala grande del centro Wredenburg (2.500 posti) poi una esecuzione del Requiem di Francesco  Durante per soli, doppio coro e orchestra e poi terminare il 1 settembre con il MESERERE  a doppio coro di Leonardo Leo”.
-Proseguono le sue collaborazioni con Malta?
“Certamente e in questa residenza maltese stiamo lavorando intorno a Claudio Monteverdi. Una volta al mese mi reco in questa splendida isola per una sessione di studio con cantanti e musicisti maltesi. Negli scorsi due anni il progetto ha anche rivalutato la figura di importanti musicisti attivi a Malta nel periodo barocco e un notevole lavoro di riscoperta è stato fatto sulle composizioni manoscritte conservate nell’archivio di Molina.. Il progetto, molto importante per l’iter culturale dell’isola del Mediterraneo si realizzerà a dicembre 2019 con la messa in scena di ORFEO di Claudio Monteverdi a cui faranno seguito le alte due opere monteverdiane negli anni a venire”.
-Ma è vero che si parla della sua direzione dell’Otello di Rossini a Malta?
“Si stiamo allestendo l’OTELLO DI ROSSINI, in cui dirigerò l’orchestra MPO ( MALTA PHILARMONIC ORCHESTRA), sotto la regia di Vivien Hewit e con un cast di prestigio internazionale. Desdemona sarà Valentina Mastrangelo, Iago sarà Roberto Jachini Virgili ed Otello il tenore maltese Cliff Zammit Stevens”.
-E’ curiosa questa scelta Monteverdi e Rossini. Come avviene questo passaggio?
“Nella tradizione operistica italiana, conoscere  a fondo Monteverdi che ha inventato l’opera, facilita enormemente la comprensione del belcanto. Sia Monteverdi  che Rossini appartengono allo stesso filone drammatico dove tutto si svolge intorno alla parola ed al suo significato posto in musica. Cambia lo stile di esecuzione, cambia il colore  ed il volume dell’orchestra, non cambiano invece gli atteggiamenti interpretativi dei cantanti che sia all’epoca di Rossini che in quella di Monteverdi erano costantemente votati alla variazione ed abbellimento della musica scritta in partitura. In particolare TANCREDI E CLORINDA  è uno dei brani più importanti di Claudio Monteverdi. Il testo è quello noto tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e rappresenta, cosa molto familiare al Monteverdi, la tragedia nel suo massimo significato. Tancredi uccide la bella Clorinda di cui è innamorato, scambiandola di notte per un uomo nemico. Analizzando il testo e soprattutto il modo con cui la musica racconta insieme alla parola il fatto, ci si ritrova davanti ad un’opera magistrale che, come lo stesso Monteverdi annota nell’ottavo libro dei Madrigali da cui è tratto, è difficile  non piangere alla conclusione del brano. Questo lo abbiamo riscontrato anche nei nostri concerti: la commistione di testo e musica riesce a penetrare a fondo nell’animo umano, anche se sono passati secoli  dalla sua prima realizzazione. Si è storditi da una complessa sovrapposizione di sentimenti, che toccano in profondità. Questo era il grande talento di Monteverdi che lui stesso chiama SECONDA PRATICA  per differenziarsi dalla musica composta prima di lui”-
-Maestro Mencoboni e la sua collaborazione con il Rossini Opera Festival?
“Con il Rof anche quest’anno sarò presente con una masterclass all’interno del programma dell’Accademia Rossiniana. E’ infatti dal 2013 che questa collaorazione continua ininterrottamente e sono felice di contribuire in qualche modo all’attività musicale del Festival. Io insegno soprattutto come fare musica insieme, un mondo che molto spesso per i cantanti di oggi viene messo in secondo piano, poiché si è sempre proiettati al cantare bene da soli…invece il cantare è stato sempre concepito, almeno nel mondo belcantistico, come cantare insieme e per gli altri”.
-Da Clorinda e Tancredi di Monteverdi all’Otello di Rossini, vi è uno sparti acque musicale?
“Non direi, nelle due opere tutto si svolge intorno all’equivoco; Clorinda e Desdemona muoiono per mano dei loro innamorati, e solo dopo la tragedia la verità è accecante. In Monteverdi la musica è strettamente legata e concepita per l’azione teatrale, in Rossini il rapporto non è così stretto e definito (Rossini doveva e voleva comporre in fretta a differenza di Monteverdi che centellinava nota per nota alla ricerca del massimo effetto e risultato). Mi piace pensare che Rossini abbia studiato a fondo il lavoro di Monteverdi e che da questo studio abbia tratto insegnamento ed ispirazione; d’altronde di sicuro c’è che la loro formazione musicale, sebbene a distanza di tempo, avvenne sugli stessi libri se così possiamo dire, la solmisazione caratteristica dell’apprendimento musicale nel rinascimento era perfetta e conosciuta ancora alla fine del ‘700”.
A CURA DI PAOLO MONTANARI

 

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