“Nindo faéndo”: la poesia di Elvio Grilli perpetua il dialetto

“essere un albero,

che sa dove nasce

e dove morirà.”

In questi versi di una canzone che Sergio Endrigo ha dedicato alla sua condizione di esule istriano (1947) è racchiuso anche il senso del dialetto/vernacolo. Infatti chi lascia la propria terra, costretto, come nel caso, da circostanze storiche, l’unico legame che ha con essa e che cerca di mantenere in vita è proprio il dialetto! Ritengo sia una fortuna per quanti riescono ancora a perpetuare moti, suoni e parole così popolari e legati alla tradizione! E ritrovare le proprie radici, non vuol dire solo ripercorrere le strade che si sono percorse da ragazzi o giovani adulti, ma ritrovare in esse quegli odori quei suoni che riecheggiano da un vicolo all’altro, da un balcone all’altro. Di più, attraverso il vernacolo si può creare poesia altra; sensazioni, emozioni e considerazioni sulla vita di tutti i giorni, su quella quotidianità che viene vista e letta ora con malinconia, ora con nostalgia, non senza una punta di ironia. Uno scrivere che recupera e ritorna proprio anche nelle espressioni tipiche del luogo e del tempo. “Nindo Faéndo” (Venendo facendo) è la raccolta di poesie dialettali del poeta fanese Elvio Grilli, pubblicata dalla Bertoni Editore e curata dal poeta e critico letterario Bruno Mohorovich per la collana “Il Mantello” la cui presentazione si terrà presso la Fondazione della Cassa di Risparmio di Fano, Venerdì 12 Aprile alle ore 17,30. L’evento vedrà la partecipazione dello stesso curatore editoriale e dello sceneggiatore Ermanno Simoncelli, i cui interventi saranno preceduti dal saluto di Fabio Tombari, Presidente della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fano. La manifestazione sarà presentata da Antonino Maria Italia. La raccolta si compone di una trentina di sonetti e quartine; ogni componimento è accompagnato dalla traduzione in italiano, per far si che di ogni poesia sia colto lo spirito, ora leggiadro ora malinconico del poeta fanese, un professore in pensione vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali. Va ascritto, a merito di Elvio Grilli, la volontà di mantenere vivo un idioma che, se da una parte – come in molte parti d’Italia – va scomparendo, trova nuova linfa e vitalità nella produzione letteraria proprio a voler testimoniare la volontà di continuare a vivere e ricordare ai giovani ed a quelli che verranno che esso il dialetto, rappresenta le nostre radici e la nostra storia. Come scrive nella sua prefazione Luciano Aguzzi “nella poesia di Elvio ritroviamo elementi a partire già dal lessico, dove la parola “magìa” ricorre più volte e fa rima con nostalgia, con fantasìa e con “chesa mìa” […]. E Fano e il suo dialetto sono al centro di questo mondo poetico, dal quale Elvio non esce e non vuole uscire”. La silloge si avvale delle illustrazioni del Maestro d’Arte Mauro Chiappa che in copertina rappresenta “El Maver”(lo sfaticato, il fannullone), la statua rinvenuta durante delle escavazioni e che raffigura molto probabilmente, l’Imperatore Claudio.

 

Bruno Mohorovich

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