Presentatata la commedia brillante “Tre civette sul comò”. Il ricavato è stato devoluto in beneficenza. Con foto

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La dottoressa Anna Maria Bartolucci, presidente dell’associazione “Noi come prima” per le donne ammalate di tumore al seno, ha presentato la commedia brillante “Tre civette sul comò”, scritta e diretta da Massimo Buonanno, al Teatro Accademia in via Terni a Pesaro. Il ricavato delle due giornate della rappresentazione (30 e 31 marzo) sono state devolute interamente alla medesima associazione. Anna Maria Bartolucci ha sottolineato che, per le donne con tumore al seno, è importante partecipare attivamente a manifestazioni culturali e ricreative per non sentirsi sole e abbandonate, anche se la malattia le trasforma psicologicamente.
Ma veniamo allo spettacolo, divertente, ironico, intelligente, equilibrato e con tematiche morali e sociali evidenziate con una certa, giusta leggerezza per far divertire il pubblico che è intervenuto più volte durante lo spettacolo stesso con numerosi applausi.
Protagoniste tre donne: Claudia Cofanetto interpretata da Raffaella Fontana, Jo Pavanello da Diana Barberis, Betta Nobili da Lorena Mombello. Tre storie diverse ma che si intrecciano tra loro, fatte di fragilità, sofferenze, dettate dalla separazione coniugale, dal tradimento e dall’amicizia: il sodalizio che sembra all’inizio interessato, si trasforma in amocizia profonda.
L’interpretazione delle tre attrici è stata bellissima, spontanea, naturale, accattivante, con una leggerezza che si può ritrovare nelle figure femminili del cinema spagnolo di Pedro Almodovar.
Non vi sono eccessi negli accenti e toni della commedia, che scorre senza pause né cali in oltre due ore di spettacolo. La storia delle tre donne si intreccia con quella di due giovani: Riky Ferretti interpretato da Matteo Fazi e Gabriele interpretato da Matteo Bracaccini. Fra di loro sorge un’intesa che lascia comprendere una complicità che potrebbe andare oltre.
La partenza sul finale di alcuni personaggi finisce in modo lieto che sicuramente è un toccasana psicologico per le travagliate esistenze delle protagoniste. Jo rimane, convinta nelle sue idee, cioè che l’esistenza e conferma del passato possa essere l’unico rimedio alla routine quotidiana.

 

 

Paolo Montanari e Marta Fossa
Foto Marta Fossa

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