Succede a Montelicciano, una piccola frazione del comune di Monte Grimano Terme, in provincia di Pesaro Urbino

Succede a Montelicciano, una piccola frazione del comune di Monte Grimano Terme, in provincia di Pesaro Urbino, appena usciti dal confine di San Marino.

O meglio, mi è successo nel lontano 1999, e ancora oggi non ha trovato una soluzione. Fatti che testimoniano purtroppo sordità, poca sensibilità e volontà di prevaricazione sul semplice cittadino da parte di alcune amministrazioni comunali.

Montelicciano è un piccolo borgo di neanche mille anime e tutti, come spesso accade nelle piccole frazioni, si va tutti d’accordo e non ci sono particolari tensioni fra gli abitanti. Ma a gettare discordia ci pensò Giovanni Casadei che, dopo essere emigrato a Genova, aveva fatto ritorno nel suo piccolo paese per godersi la sua pensione. Casadei dopo avere costruito la propria abitazione abusivamente, poi condonata, pensò bene di allargare il proprio giardino sconfinando sulla strada vicinale denominata “via Castello” per costruire un muro di recinzione.

Per questi motivi lamentavo una indebita appropriazione di parte di terreno confinante da parte del Casadei, il quale in maniera arbitraria costruì, come detto, un muro di recinzione oltre i confini della sua proprietà.

In una lettera indirizzata all’allora Sindaco di Monte Grimano Gilberto Ottaviani, il tecnico incaricato da Narcisi, il geometra Massimo Favoni, evidenziava nella sua missiva che “l’attuale strada vicinale del borgo non coincide con il tracciato di mappa”.

Poiché inascoltata la prima, seguì una seconda lettera di diffida nei confronti della amministrazione comunale inoltrata all’ufficio tecnico. Diffidavo “l’Amministrazione dall’effettuare i lavori di ripristino della strada vicinale del borgo al di fuori dell’originario tracciato”.

Purtroppo anche la seconda lettera rimase nel cassetto. Ma per nulla abbattuto e deciso a far valere un mio diritto e legittimo interesse, sono tornato alla carica incaricando un mio legale di scrivere al Primo cittadino di Montegrimano, che nel frattempo era stato sostituito, a seguito di elezioni, da Umberto Bernardini sostenuto da una Lista civica di Centro sinistra.

L’avvocato Giuliano Melini, ripercorrendo i fatti, denunciavo al Comune “l’esecuzione di alcuni lavori da parte del signor Giovanni Casadei, nel frattempo deceduto, che avevano finito per occupare parte del tracciato della strada provinciale del Borgo nella frazione di Montelicciano località Castello. Essendo, peraltro, il mio assistito – continuava l’avvocato – proprietario di terreno confinante con la menzionata strada, terreno posizionato dalla parte opposta rispetto a quella ove il Casadei ha eseguito le citate opere”, invitava il Comune a “riprendere ed a ricostruire l’originario tracciato stradale, curando che siano demolite tutte le opere eseguite dal Casadei e/o dai suoi aventi causa”.

Insomma, una richiesta legittima che anche un amministratore poco sensibile avrebbe dovuto accogliere. Se non altro sarebbe stato opportuno un intervento da parte del Comune al fine di evitare un precedente.

Ad avere finalmente una risposta, nel novembre del 2016, mia figlia Antonella, che nel lontano 3 novembre del 2009 aveva chiesto al Comune di Montegrimano, ancora una volta, la “verifica dei confini della strada vicinale del borgo”, evidenziando che all’interno della sua proprietà si trova anche un palo della illuminazione pubblica.

Rispondendo a mia figlia, il Comune notificava “l’esercizio di diritto di accesso” richiesto da Bruno Casadei e Edda Rossano, rispettivamente figlio e moglie del defunto Giovanni, accogliendone i motivi in quanto i richiedenti erano “frontisti di una strada vicinale interposta tra le due proprietà, risultando essere portatori di un interesse diretto, concreto e giuridicamente rilevante ai sensi della normativa vigente”.

Come supporto tecnico del Casadei e della Rossano, lo stesso geometra Massimo Favoni già incaricato all’inizio della “disputa” dal Narcisi, che con discutibile correttezza supportava le tesi della parte accusata di avere sconfinato.

Per nulla sconfortato, nel frattempo avevo sostituito il mio legale, chiesi allo studio dell’avvocato Sergio de Sio di inoltrare alle controparti una raccomandata. In questa si evidenziava le pregresse richieste di ritorno allo status quo che erano rimaste “prive di riscontro” e si rimarcava “le denunce di un muro che ha dilatato la proprietà del Sig. Giovanni Casadei occupando abusivamente buona parte della strada vicinale tanto da renderla impraticabile” per il suo assistito e “per altri abitanti della zona, quale possibilità di accesso ai fondi di loro proprietà”.

“Pur non desiderando esasperare la situazione – continuava l’avv. De Sio – va da sé che l’invocato intervento da parte di codesta Autorità fondava nel sicuro onere per l’Ente Comunale di tutelare tutti i propri cittadini (senza distinzioni) nonché il patrimonio Comunale stesso, trattandosi nella fattispecie appunto di strada vicinale”.

Non ricevendo risposta l’avvocato Sergio De Sio chiese al Sindaco di Montegrimano, che nel frattempo è diventato Luca Gorgolini sostenuto dalla Lista “Una nuova stagione”, un aggiornamento a quanto già richiesto nella precedente missiva. Nulla. In un’altra raccomandata l’avv De Sio sottolineava al Sindaco che gli inviti erano rimasti privi di un riscontro che “la semplice cortesia avrebbe suggerito”… e che rimanendo senza esito “non possono che testimoniare una volontà” da parte della Amministrazione “di non volere assumere le necessarie determinazioni e dare alle stesse concreta operatività”. L’avvocato avvertiva quindi il Comune, il 6 marzo 2017, che in assenza di risposte, avrebbe proceduto per le vie legali.

Dopo dieci giorni è giunta la risposta dell’Ente che sostiene di avere già dato riscontro alle richieste nel 1999. Il Comune afferma che dai rilievi topografici la strada risultava spostata rispetto a quanto risultante dalle mappe catastali, e che la sede catastale risultava da tempo ormai occupata non solo dalla recinzione del Casadei, ma anche dal “sedime di fabbricati di altri proprietari”.

Tuttavia l’avvocato De Sio, il 30 maggio 2017, replicava che il fatto che vi fosse sulla strada vicinale anche il sedime di fabbricati di altri proprietari, non fosse un motivo valido per calpestare il diritto di proprietà altrui. Il legale chiedeva inoltre una serie di specificazioni sulla tipologia della strada.

Quanto meno imbarazzante la risposta del comune che, nel replicare con missiva del settembre 2017, diceva testualmente: “In merito alle domande formulate non siamo in grado di dare risposta esaustiva, in quanto gli elenchi delle strade comunali e vicinali sono incompleti e molto vetusti”. Poi, sempre il Comune ribadiva che, per quanto riguarda lo spostamento, “spesso si registra una differenza tra il tracciato risultante in mappa e quello di fatto, e nel caso specifico relativamente alla strada vicinale del borgo, la situazione era oramai consolidata da diversi anni”. Quindi aggiungeva che per l’amministrazione comunale il ripristino “non è prioritario anche tenuto conto dello scarso utilizzo della strada stessa”.

Ora, già suona strano che, anche se per il comune non è prioritario ripristinare una strada nelle sue dimensioni originali, non sia neppure un dovere tutelare il legittimo diritto di proprietà dei suoi cittadini.

Insieme a tutti gli aventi diritto ad esclusione degli eredi Casadei, ho incaricato il geometra Giuseppe Capobianco di Rimini, di presentare istanza al Comune di Montegrimano per declassare il tratto di strada vicinale, oggetto di abusi edilizi. In data 23 marzo 2018 viene consegnata l’istanza sopra citata e, dopo mesi di attesa, la geometra Francesca Giulianelli del Comune di Montegrimano, comunica il responso: la Giunta comunale non ha accettato la richiesta. Il geometra Capobianco richiede quindi risposta scritta del diniego. Ad oggi non è pervenuta nessuna risposta ufficiale da parte del Comune.

Con l’accoglimento della suddetta istanza, tutti i frontisti del tratto di strada vicinale in discussione avrebbero potuto intestarsi parte del terreno e regolarizzare, così, gli abusi costruiti sul vecchio tracciato.

Quello che balza agli occhi è l’approssimazione con la quale si risponde a quanto risulta dalle carte, additando addirittura il cittadino di aver posto una recinzione sulla sua proprietà come risultante da catasto.

Quindi: la mappa catastale per il Comune non fa fede perché lo stato di fatto è diverso e si discosta dal documento che dovrebbe invece essere considerato come insindacabile; le mappe dello stradario comunale, ancora peggio perché sono vetuste e non aggiornate. Ma chi è che dovrebbe aggiornare le mappe dello stradario comunale se non il comune stesso? Risultato: sulla base di considerazioni a cicca e spanna viene leso il diritto di proprietà di un cittadino che, carte alla mano, chiede semplicemente che venga ripristinato lo stato che emerge chiaramente dai documenti.

Orazio Narcisi

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