Baldelli: “Con lo smantellamento della ginecologia dell’entroterra il punto nascita di Urbino rischia la chisura”

“La giunta regionale a guida Pd vuol impedire di far nascere bambini nel nostro entroterra” questa l’amara considerazione di Antonio Baldelli, responsabile provinciale di Fratelli d’Italia, che spiega l’affermazione illustrando la pesante situazione del servizio di ginecologia nelle aree interne.
“A Urbino sono rimasti solo 5 ginecologi, oltre il primario, che ogni anno devono far fronte a migliaia fra visite, ricoveri e parti. Nonostante l’esiguità del personale, l’equipe ospedaliera di ginecologia – con i punti istituiti presso l’ospedale di Pergola e a Sassocorvaro, Fossombrone, Cagli e Montecchio – riusciva ad offrire un servizio preziosissimo alle donne di tutto l’entroterra. Oggi, però, il servizio è stato smantellato per garantire all’ospedale di Urbino la presenza dei medici che purtroppo mancano a causa dell’incapacità di programmazione dell’Asur. Sono stati così ridotti della metà gli appuntamenti mensili a Pergola e Sassocorvaro, passando da 4 giorni al mese a 2; cancellati quelli a Fossombrone, Cagli, Montecchio, dove rimane solo il servizio dei consultori”
Prosegue Baldelli: “L’allarme è già stato lanciato dalle mamme della Valcesano che hanno chiesto la restituzione dei servizi di ginecologia soppressi. L’unica risposta data dal delegato alla sanità Talè è suonata come una beffa: “vi restituiremo il servizio ma non vi diciamo quando”. Un po’ come quando il partito di Talè, nel 2015, promise ai Pergolesi la restituzione del personale del Punto di primo intervento ospedaliero, che la regione aveva cancellato. Siamo nel 2019 e del personale del PPI non c’è traccia”.
Baldelli mette poi in guardia i cittadini sulla permanenza del Punto nascita ad Urbino: “Ancora una volta stanno servendo su un piatto d’argento l’ennesimo favore alla sanità privata. Sono state sempre le mamme a denunciare che, così ridotto, il servizio di ginecologia non sarà in grado di rispondere alle esigenze del territorio, costringendole a rivolgersi alla sanità privata che, naturalmente, dirotterà le nascite verso altre strutture, anche fuori regione. I cittadini devono anche sapere che il Punto nascita dell’ospedale di Urbino, nel 2018, ha contato 578 nascite. Solo 78 parti oltre il minimo di legge sotto il quale il Punto sarà chiuso come accaduto a Fabriano. Dunque, cancellando e riducendo l’attività dei ginecologi nei presidi del territorio, che fino ad oggi hanno funzionato come “porte” d’ingresso al Punto nascita di Urbino, inevitabilmente diminuiranno anche i parti. E così la regione avrà il pretesto per chiudere anche l’ultimo punto nascita dell’entroterra, magari affermando di essere stata costretta ad applicare la normativa nazionale. In realtà sarà stata proprio la giunta Ceriscioli, con le sue decisioni, a determinare la perdita dell’ennesimo servizio ospedaliero per i cittadini dell’entroterra”.
Antonio Baldelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.