Intervista a don Carlo Scaciga che sta presentando il libro TUTTI MORIMMO A STENTO

Il libro TUTTI MORIMMO A STENTO (LAMPI DI STAMPA), in questi giorni in libreria, contiene un prezioso capitolo sull’amicizia fra il sacerdote e il cantautore Fabrio De Andrè, di cui sempre in questi giorni è in uscita per Edizioni Terra Santa DE ANDRE’ LA BUONA NOVELLA DI BRUNETTO SALVARANI.

Abbiamo intervistato don Carlo Scaciga, che conobbe De Andrè e influì sull’album LA BUONA NOVELLA.

-Padre Carlo come è nato l’incontro con Fabrizio De Andrè?

“Era il 1969 quando il cantautore genovese accettò l’invito mio e di un altro sacerdote a parlare a un gruppo di studenti di Verbania. Il tema l’amicizia e la solidarietà. Da quel giorno con Fabrizio ho avuto una grande amicizia che è durata diversi anni ed ha avuto un influsso importante sull’album LA BUONA NOVELLA ispirato ai Vangeli apocrifi. Non vorrei passare per un clericalizzatore della figura di De Andrè. Posso dire che Fabrizio aveva una sensibilità spirituale acuta e profonda. Criticava la religione ingessata e interessata al potere e il perbenismo di chi giudica gli altri. A 20 anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, ricordo quell’incontro e i successivi, quando regalai a Fabrizio una copia de I Vangeli apocrifi. Per Fabrizio quel messaggio evangelico fu una luce, per lui dove vi era una profonda religiosità, con una visione anarchica e scapigliata ma sostanzialmente rispettosa. Una religiosità semplice. Quando lo incontrai aveva già scritto la canzone SI CHIAMAVA GESU’ “.

-Don Carlo ci parli meglio di quel 1969 e dell’incontro con De Andrè….

“Ero un giovane prete di 26 anni e collaboravo con un altro giovane sacerdote, don Donato Paracchini, direttore di un pensionato studentesco della diocesi di Novara. De Andrè era già noto per le sue canzoni che si conciliavano con il clima sessantottino e post-concilio. E anche noi sacerdoti ci sentivamo interpretati da lui. L’incontro, dopo il nostro invito accettato da Fabrizio, avvenne nel cinema Impero con 800 giovani. Fabrizio aveva comunicato che non avrebbe cantato ma solo discusso, ma poi in un silenzio irreale prese la chitarra malmessa e cantò SI CHIAMAVA GESU’. Da quell’incontro nacque una frequentazione e a casa a Genova mi disse che avrebbe voluto fare un disco su Gesù. Gli presentai i Vangeli apocrifi e ne LA BUONA NOVELLA a partire dalla prospettiva delle donne, Maria e Maddalena, De Andrè conosce l’annuncio, anche se non parla mai nel suo disco di Gesù. Aveva una esigenza di scavare, di leggere la realtà dalla parte nascosta. In sostanza De Andrè si fece paladino del Vangelo degli scartati: DIO DI MISERICORDIA/IL TUO BEL PARADISO/ L’HAI FATTO SOPRATTUTTO/ PER CHI NON HA SORRISO/ASCOLTA LA SUA VOCE/CHE ORMAI CANTA NEL VENTO/DIO MISERICORDIA/VEDRAI SARAI CONTENTO”. Erano parole semplici e sincere. Gli scartati è una parola che piace molto a papa Francesco ed hanno una fonte antica ma di grande attualità, Sant’Ireneo: “GESU’ E’ VENUTO PER INSEGNARE ALL’UOMO CHI E’ DIO E PER INSEGNARE A DIO CHI E’ L’UOMO”.

PAOLO MONTANARI

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