Magistrale esecuzione della Quinta Sinfonia in do diesis min. di Gustav Mahler

Dopo la Sinfonia n. 4 e la Sinfonia n. 2 di Mahler, il progetto dedicato al grande compositore e musicista tedesco, ha previsto l’esecuzione della SINFONIA N. 5 con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta dal maestro Manlio Benzi. E’ stato circa un ora e mezzo di musica magistrale, per la partitura ovviamente, ma anche per la direzione ed esecuzione orchestrale. E quale migliore location se non l’Auditorium Pedrotti del Conservatorio Rossini di Pesaro, definito alcuni anni fa dal pianista Maurizio Pollini, uno degli auditori più acustici al mondo. Il progetto Mahler con la Sinfonia n. 5 proseguirà nei prossimi giorni a Ancona e Jesi. Manlio Benzi prestigioso direttore d’orchestra, mahleriano doc, è molto convinto di questo progetto che sta riscuotendo consensi di pubblico e di critica.

IL PROGRAMMA
“Certi attacchi, in musica, hanno una take forza icastica da spalancare in un attimo un intero universo di poesia. Uno di questi è il solo suono di tromba che da’ inizio alla Quinta di Mahler: enigmatico squillo primordiale, profezia apocalittica, segnale di una battaglia preannunciata, e banale fanfara da banda, che preannuncia un lungo e tormentato cammino esistenziale. Lo squillo è l’incipit di un capolavoro sinfonico articolato, dove vi è il grandioso ed eroico tentativo di risalita dalle tenebre della non esistenza al trionfo dell’uomo e del creatore sul dolore e sulla morte”. La Grange dà questa 04, anche se Mahler continuò ad operare condefinizione della Sinfonia n. 5 in do diesis minore di Mahler, che fu composta tra il 1901 e il 1904 in Carizia e fu per la prima volta eseguita a Colonia il 18 ottobre del 1904, anche se Mahler continuò ad operare continue revisioni fino il 1911. Musica post espressionista? Forse che anticipa per il suo caos inziale organizzato La sagra della Primavera di Stravinskji. Una Sinfonia diretta con grande professionalità da Manlio Benzi, che ha saputo condurre per mano i fiati, le percussioni e gli archi, in un percorso dove il coacervo di elementi linguistici provenienti dal passato, la melodia infinita di Wagner, basata sul leit motiv, ben presente nella sinfonia mahleriana, si proietta verso le avanguardie del Novecento.
Nei cinque movimenti articolati in tre parti della Sinfonia, vi è il lungo e importante Scherzo centrale che costituisce il nucleo originario da cui nacque l’intera composizione, la casualità della memoria, con i riferimenti alla Recherche di Proust, anche se il percorso non è unidirezionale. Questo trionfo della Vita sulla Morte ha un percorso complesso. Gia’ nella prima parte, la visione della morte, incontrata nel 1901 dal compositore per una emorragia interna, si fonde, con tutto il suo portato di violenza e disperazione, con i ricordi d’infanzia delle melodie popolari e delle marce militari ascoltate nella casa natale in Boemia creando un mix fra inferno e paradiso. Lo Scherzo dovrebbe essere un momento di risalita, ma vi è ancora una grande fragilità, e lo slancio vitalistico annunciato all’inizio dal corno è in realtà fragile e incostante. Nel rondò finale, che inizia con frammenti di melodia sparsa ma che si addensa in stratificazioni sonore sempre più impressionianti, la comparsa in cielo della maestosa melodia corale non suona come luminosa vittoria. Unica oasi di pace, paradisiaca, velata da una infinita tristezza, l’Adagietto che apre la terza e ultima parte, molto conosciuto perchè Luchino Visconti lo utilizzò nel suo film MORTE A VENEZIA. Si tratta in realtà di una lettera d’amore che Mahler inviò alla sua futura moglie Alma. Ma noi troviamo anche la tradizione austro tedesca del lied con una melodia dolce-amara, che Mahler compose prima della Sinfonia, che scaturisce dal nulla e che rappresenta la struggente ricerca di un paradiso perduto.

PAOLO MONTANARI

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