A Cagli l’anteprima italiana dello spettacolo L’Angelo bugiardo dedicato a Lucio Dalla. Con foto

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Ha preso il via il 1 marzo da Cagli l’avventura de “L’Angelo bugiardo”, una produzione che rende omaggio all’indimenticabile figura di Lucio Dalla nata da un’idea di Gianni Salvioni amico di Dalla oltre che musicista, produttore, manager internazionale, e Duccio Forzano, regista dei più importanti show RAI di questi anni. Sul palco una band collaudata, Lino e la settima luna, che da anni propone il repertorio di Dalla fra Italia e Svizzera che vedeva Lino al pianoforte e voce, Gianni Salvioni alla chitarra e voce, Riccardo Nanni alle tastiere, Matteo Gozzi alla chitarra, Daniele Bagni al basso e Tommy Graziani alla batteria.

Lo spettacolo inizia con la registrazione di una conversazione di Dalla che parla di angeli e mentre si apre il sipario la band inizia proprio con “Se fossi un angelo” seguita da “Tutta la vita”. E subito si nota l’allestimento del palco con schermi e luci di grande impatto e suggestione, schermi sui quale appare in video proprio un personaggio che rappresenta Dalla (interpretato dall’attore Enzo Paci), vestito in bianco, che narra le sue storie o, come fa notare Gianni Salvioni dal palco, le sue bugie. Perché “L’angelo bugiardo” è proprio lui, Lucio Dalla, famoso per le sue storie sempre a metà fra realtà e invenzione. L’uomo in bianco ricorda episodi e incontri, legati alla sua vita e alla composizione di alcune delle sue canzoni più famose. Racconti forse surreali ma che regalano tanta poesia.

Il concerto prosegue, tra musica, narrazioni e apparizioni di personaggi “virtuali” sugli schermi del palco. E allora l’esecuzione di “Futura” è aperta in video da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro in sincrono con la band, mentre durante “Anna e Marco” e “Balla balla ballerino” sulla scena appaiono in video le danze di Kledi Kadiu, con una profondità quasi tridimensionale piena di suggestione. Quando la band esegue “Canzone” la scena si trasforma, grazie alle proiezioni, in una Bologna notturna e vitale, piena di gente in movimento. E quando arriva il momento di “Attenti al lupo”, è il Lucio Dalla in video a guidare le danze del pubblico che ormai è tutto in piedi cantando la canzone con alla band.

È un concerto pieno di emozioni, con la regia di Duccio Forzano che riesce a creare una simbiosi quasi magica tra musica, video e luci, grazie anche a una eccellente squadra tecnica. I racconti, le canzoni e gli interventi in video si dispiegano armonicamente, regalando al pubblico momenti di grande emozione. E in due ore di spettacolo sono tanti i brani regalati al pubblico, tra gli altri “Anima”, “Tu non mi basti mai”, “L’anno che verrà”, “Caruso”, “Le rondini”, eseguiti da una band rodata e in gran forma, con arrangiamenti nuovi ma sempre rispettosi del lavoro originale fatto da Dalla su brani che sono ormai nella storia della musica italiana.

I racconti, sia che vengano dal video oppure dai ricordi di Gianni, sono sempre molto interessanti, con episodi (più o meno reali…) legati alla vita e alla musica dell’artista bolognese.

Da sottolineare ancora una volta il forte impatto dell’apparato scenografico, sostenuto da luci e video di alta tecnologia e in grado di regalare al pubblico un’esperienza molto coinvolgente, trasformando l’intera sala del Teatro in uno spazio di grandissima suggestione.

Lo spettacolo termina con il saluto, sospeso tra reale e virtuale, di Gianni Salvioni a Lucio Dalla, amici per oltre 15 anni, prima di “Stella di mare” che chiude il concerto. Pubblico in piedi a tributare una calda

ovazione per uno show di grande forza musicale e scenografica che da Cagli proseguirà il suo viaggio nei teatri italiani.

Soddisfatto il Direttore Teatrale Sandro Pascucci che registra positivamente la risposta del pubblico alle anteprime che vengono prodotte a Cagli, sempre più residenza privilegiata per la preparazione di spettacoli di livello nazionale.

L’evento è stato realizzato in collaborazione con Fano Jazz Network nella Rassegna Jazz’In Provincia.

http://www.teatrodicagli.it

 

Luca Latini

Foto di Maurizio Tagliatesta

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