L’Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM) omaggia Mozart attraverso il genio di Schbert e Cajkovskji

Di nuovo la FORM al teatro Rossini per la 59esima stagione concertistica dell’Ente Concerti. In programma la MOZARTIANA, un omaggio di Schubert e Cajkovskji al genio del compositore di Salisburgo. Sul podio un bravo direttore Hubert Soudant, che ha diretto con grande professionalità l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, che per l’ennesima volta, ha dimostrato l’unità e omogeneità musicale ed estetica. Un programma filologicamente orientato verso Mozart e l’attrattiva che ebbe da parte di un compositore tedesco e uno russo. Con l’Ouverture in do maggiore D.591 “nello stilw italiano”, Schubert subisce una forte attrazione per la musica rossiniana, piena di verve e di brii. Rossini d’altra parte era il compositore più famoso d’Europa, che incantò anche il competente pubblico viennese, con l’opera in un atto, alla fine di novembre 1816, L’INGANNO FELICE. In realtà in Germania vi fu un bel dibattito, famosa la posizione nazionalistica di Weber, sui meriti della musica rossiniana che “rifletteva lo spirito frivolo e sensuale dell’animo italiano”. Schubert rimase indifferente a queste polemiche salottiere e si interessò profondamente del linguaggio della musica di Rossini, del quale aveva ascoltato Tancredi e poi l’Otello nel 1819, considerato superiore al primo. Come segno di ammirazione per Rossini, egli scrisse nel 1817 due Ouvertures per orchestra, in re maggiore e in do maggiore, dello stile italiano, denominazione data da suo fratello Fernand. Lontano da qualsiasi intendimento parodistico e dissacratorio, queste due Ouvertures sono un esempio gradevole dello stile rossiniano ad iniziare dal contrasto netto fra l’Adagio e l’Allegro per finire nel fortissimo. Ma tutto questo cosa c’entra con Mozart? Certo che c’entra, perchè alla base di questi sviluppi musicali e partiture rimane la sua freschezza e genialità.

La Suite n. 4 in sol maggiore op. 81 detta Mozartiana di Cjaikovskji, è fra le ultime due delle quattro suites per orchestra che furono composte dal musicista russo tra il 1884 e il 1888, periodo durante il quale il compositore attendeva e progettava la realizzazione delle sinfonie.
La Suite n. 4 presenta una partitura con piccoli pezzi di Mozart, ed offre l’occasione delle più frequenti esecuzioni, di pezzi per pianoforte.

Nella seconda parte del programma vi è stata l’esecuzione della Sinfonia n. 41 in do maggiore k551 Jupiter, che corrisponde al testamento sinfonico mozartiano che fra ingressi trionfali nei templi della classicità e infuocate polifonie di impronte bachiane lanciate in fuga verso la luce, segna l’apoteosi di un’epoca, anticipando il capolavoro del sinfonismo, la Nona di Beethoven.

PAOLO MONTANARI

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