Munch e Ibsen al centro della conferenza di Silvia Cuppini in un’affollata Sala Rossa

Il confronto intellettuale culturale fra i due massimi protagonisti della cultura norvegese a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento: Munch e Ibsen, è stata al centro della conferenza della professoressa Silvia Cuppini tenuta nella Sala Rossa del Comune di Pesaro, gremita di persone, nell’ambito del ciclo di incontri DAL PARADISO PERDUTO A 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO. IL 2019 UN ANNO DA RICORDARE, a cura di Paolo Montanari e organizzato da Assonautica di Pesaro e Urbino, Associazione culturale Pelasgo968 e patrocinato dal Comune di Pesaro, Assessorato alla Bellezza. Silvia Cuppini si è soffermata sull’aspetto della donna in Munch e Ibsen con uno sguardo perduto nella lontananza. Le donne tradizionali con gli abiti dipnti di Munche presto saranno sostituite da abiti del charleston e di una rivoluzione totale nei costumi. A questo proposito Maria Sassi ha letto un brano tratto da CASA DI BAMBOLA DI IBSEN, in cui si percepisce questo passaggio. Dopo il successo norvegese Casa di Bambola sarà portata in Italia ed intepretata da Eleonora Duse nel ruolo di Nora. Munche ha le stesse esigenze di cambiamento di Ibsen, ed è legato, unico maschio, alla sua famiglia. Perde la madre quando aveva 5 anni e poi una sorella che aveva solo 15 anni. Munche risente del simbolismo e dell’impressionismo che frequenta nella sua permanenza parigina, ma poi, come Cezanne si distacca dal movimento, per realizzare una sua pittura autonoma, in cui i volti sono veri fantasmi, che ha portato in Francia e Germania. Munch rappresenta costantemente ciò che gli manca. Non elabora il suo lutto fino in fondo. Vi è una sua incapacità di superare il dramma in un ambiente, quello nordico, che è cupo, e brusco. e in cui l’uomo si perde. Certamente Munch ha visitato i musei europei ha studiato il Masaccio, e in Morte di Manet più che la morte vi è nell’artista un’incapacità di vivere di ciò che manca. Dunque nella pittura di Munch vi è mancanza di comunicazione come in Hopper in America e nel cinema di Antonioni. L’URLO, la sua opera più conosciuta, si svolge su una parte con una persona che grida. Vi è in questo quadro anche una rappresentazione fallica, dove la passione è sostituita nel bacio dalla fusione dei visi dell’uomo e della donna. Dunque nei suoi quadri oltre all’isolamento domina l’insofferenza. L’Urlo è arte muta che indica l’impotenza di comunicare.

PAOLO MONTANARI

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