Leggere, leggere…. riflettere, rubrica editoriale a cura di Paolo Montanari

LA FONDAZIONE LUIGI EINAUDI ha presentato in questi giorni il quaderno di studi n. 58 presso l’editore Leo S. Olschki di Firenze, dal titolo LA FORMAZIONE DI UN ECONOMISTA – FILOSOFO CLAUDIO NAPOLEONI E LE RIVISTE ITALIANE DEL DOPOGUERRA (1948-1961) di Giuliano Guzzone. Claudio Napoleoni è una delle più importanti e influenti figure di economista-filosofo del secondo Novecento. La sua vicenda pubblica ha coinciso con un segmento cruciale della Storia d’Italia, contrassegnato dalle speranze della ricostruzione e del miracolo economico, dai conflitti sociali degli anni sessanta, dalla lunga crisi degli anni settanta e ottanta. Il suo magistero, esplicatosi anche in sedi diverse da quelle universitarie, ha contribuito a formare intere generazioni di economisti e a rinnovare le linee del dibattito economico italiano. La sua discussa lettura di Marx occupa un posto a sè nella storia dei marxismi italiani. Questo volume ricostruisce la biografia di Napoleoni nel periodo 1948-1961, in cui si compie la sua formazione di economista e di filosofo attraverso la collaborazione con le riviste teorico-politiche italiane del secondo dopoguerra. Partendo dall’esame sistematico dei suoi scritti oggi meno noti, e valorizzando un’ampia documentazione archivistica, esso mostra come, nel corso di questo quindicennio, Napoleoni metta a fuoco i problemi e le istanze che domineranno la sua posteriore riflessione, con esiti non sempre lineari, e come individui quelli che resteranno a lungo i suoi autori di riferimento.

CARTOGRAFIA POLITICA – SPAZI E SOGGETTI DEL CONFLITTO IN NICCOLO’ MACHIAVELLI è un bel saggio di Francesco Marchesi (Olschki editore). La politica machiavellina viene prevalentemente intesa, al meno a partire dalla metà del XX secolo, come una politica della pluralità, quando non del conflitto. Il segretario sarebbe in effetti colui che, prima, agli esordi, o ad un punto di svolta del moderno, avrebbe indicato una traiettoria poi risultata laterale, persino marginale, che all’uniformità e alla concordia ha contrapposto, la produttività del molteplice e dell’antagonistico. Machiavelli allora, dversamente da Hobbes, ma anche da Bodin, Botero, Rousseau, e persino Hegel, come il pensatore di un corpo politico differenziato e conflittuale, gerarchizzato ma denso di tensioni al livellamento, continuamente punteggiato dall’emergere di parti escluse e domande di integrazione, in un modello in cui antico e moderno, arcaico e contemporaneo, si fondono attraverso l’uso e l’imitazione della lezione classica. Che dunque Machiavelli sia il teorico del conflitto infinito, lo scienziato del punto di vista, l’analista della congiuntura? E’ quanto si intende mettere in questione. In favore di un segretario interessato a un approdo dell’antagonismo, tattico dell’omogeneità, stratega della totalità e dell’ordine nuovo.

PAOLO MONTANARI

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