Le monachine della pittrice pesarese Lavinia Bui presto in mostra alla Galleria San Domenico

Livia Lucenti in Bui, detta con il nome d’arte Lavinia Bui, è nota a Pesaro ma non solo, come la pittrice delle MONACHINE. Già in passato il grande Nino Caffè dipinse i famosi pretini, con una fantasia creativa che è entrata di diritto nei libri di storia dell’arte. Anche Lavinia Bui, cresciuta sotto la guida di Arduini e Fiorucci all’istituto d’arte Mengaroni di Pesaro, da più di 40 anni,dopo una giovanile esperienza nel settore delle ceramiche, si è dedicata ad un soggetto fisso: le sue monachine spesso biricchine. E dal 23 marzo al 30 marzo 2019 presenterà con il titolo INCONTRA L’AUTORE, le sue ultime opere,alla Galleria San Domenico.

Abbiamo incontrato l’artista nel suo studio.

-Maestra Bui, da quanti anni si dedica alla pittura?

“Da più di 40 anni dipingo le monachine. Spesso i visitatori delle mie mostre si sono chiesti perchè solo questo soggetto. La mia risposta è semplice ed è legata alla mia adolescenza. Da ragazza sono stata in un collegio di Firenze, l’istituto delle Montelve gestito da suore spagnole. Avevo in particolare una maestra di disegno che mi insegnò l’abc della pittura. Ma ciò che mi colpì in particolare furono i grandi cappelli neri con degli strascichi bianchi, che svolazzavano, mentre le suore camminavano nel loro monastero. Questo dinamismo è rimasto per sempre nel mio animo e nella mia testa. Compresi che la vita di quelle suore spagnole si basava sulla fraternità e semplicità aperta al mondo. Mi ricordo che alla domenica ci portavano a visitare il centro di Firenze, chiese e mostre meravigliose. Dunque la prima formazione artistica è stata, e pare strano, dentro un convento in un clima tutt’altro che claustrale. Per comprendere bene quelle atmosfere ludiche e serene, viene in mente il film di Roberto Rossellini FRANCESCO GIULLARE DI DIO. Poi ho voluto anche estremizzare le storie e i gesti delle monachine, riprendendo le atmosfere felliniane, ma mai in senso denigratorio nei confronti della chiesa. Vi è stato anche un secondo momento di incontro con le suore; questa volta a Pesaro, in una piccola comunità in cui le suore tenevano un cappello bianco. Il rapporto con il mare e queste monachine che svolazzavano come farfalle, sono divenute immagini costanti delle mie opere pittoriche”.

-Maestra Bui ha mai pensato di cambiare soggetto nella sua pittura?

“No non voglio cambiare, in particolare in questo determinato periodo esistenziale, in cui vivo sola, le mie monachine mi tengono compagnia accompagnate dalla musica classica. Continuo ad adoperare una tecnica pittorica di olio non su tela ma compensato. Avevo iniziato con l’acquerello, ma ho compreso che la cromia era migiliore con l’olio in un impasto di colori”.

-Allora prima di vedere le opere di Lavinia Bui alla Galleria san Domenico, si potrà visitare il suo atelier-studio in via Cattaneo n.27 cell.3313213129.

LE MONACHINE SONO TORNATE SEMPRE SULL’IRONIA, DAL BRIO DI LIVIA BUI ISPIRATE. C’E’ UN FILO CHE LE LEGA NEGLI ANNI, MA PUR SE VESTONO I LORO SOLITI PANNI, INESAURIBILI SONO LE SITUAZIONI IN CUI SVOLAZZANO GONNE E CAPPELLONI. E’ INCREDIBILE COME QUESTI PERSONAGGI, SEMPRE PIU’ DALLA REALTA’ LONTANI, POSSANO TRASMETTERE MESSAGGI DI UN MONDO FANTASTICO CHE LE MANI DI LIVIA CONDENSANO IN SCHEMATICI TRATTI E COI COLORI ADATTI.

PAOLO MONTANARI

Foto di repertorio

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