Un particolare e interessante concerto de Lo Splendore di Aleppo al Teatro Rossini, per la stagione concertistica dell’Ente Concerti

“LA MUSICA E’ UN’ANIMA DI ELEMENTARE GRAZIA E POTENZA CHE GENERA ILLUMINAZIONI CHE SI RIVERBERANO, BENEFICAMENTE, IN CIASCUNO DI NOI, DONANDOCI UNA SERENITA’ DELL’ANIMO CONSAPEVOLE, UBIQUA, DURATURA ED ESTESA. IL MOMENTO MUSICALE E’ IN GRADO DI GENERARE UNA DEMOCRAZIE DELLO SPIRITO CHE E’ UN BENE DA TUTELARE E DIFENDERE STRENUAMENTE. LA MUSICA E’ CIO’ CHE RIMANE QUANDO SI E’ DIMENTICATO TUTTO”. E’ una bellissima riflessione del compianto presidente dell’Ente Concerti di Pesaro, avvocato Guidumberto Chiocci, ricordato anche con delle letture dell’attore Della Chiara e da una presentazione del sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, in una serata concertistica particolare, perchè per la prima volta si è eseguito al Teatro RossIni LO SPLENDORE DI ALEPPO, CON UN NARRATORE ITALIANO, UN BRAVISSIMO CONTROTENORE, UN SOLISTA DI QANUN, UNO DI NAY E KAWALA E, INFINE, UN MUSICISTA CON IL RIQQ E DARBUQA. Sono stati eseguiti canti d’amore e di lode delle comunità siro-cristiiana, armena, mussulmana e giudiaica. Aleppo, città storica e leggendaria della Siria, è stata al centro del concerto. La fama dei suoi cantori è diffusa in tutto il vicino Oriente, e la quintessenza della sua tradi zione è legata al canto della poesia strofica con un ritornello, fiorita nella Spagna mussulmana medievale, e coltivata con passione nella città siriana attraverso i canti profani e devozionali delle comunità dei mussulmani, ebrei, sefarditi e cristiani siriaci. La memoria del patrimonio musicale aleppino è un simbolo storico di convivenza civile e rappresenta un tesoro culturale mediterraneo di inestimabile valore. Aleppo è stata un vero e proprio vivaio di grandi voci maschili forgiate dalla pratica della cantillazione coranica e dell’innodia devozionale, e sul sistena musicale delle scale modali della tradizione arabo-islamica, basato su una grande varietà di intervalli non temperati, cantori e strumentisti musulmani, ebrei e cristiani hanno intonato i repertori delle musiche liturgiche devozionali e profane delle rispettive comunità di una città cosmopolita posta sulla via della seta. In particolare, il concerto ha messo in risalto una parte dello straordinario patrimonio musicale aleppino e riunisce alcuni eccellenti strumentisti siriani, che hanno dvuto abbandonare il loro paese e si sono stabilti in Europa, e un cantante siriano che ha completato i suoi studi in Italia, dedicandosi alla musica d’arte europea. I canti in lingua araba,siriaca, ebraiaca e armena, intonati con voce educata dalla pratica della musica antica europea, rappresentano il ricordo delle melodie ascoltate in gioventù. Il programma dedicato alla tradizione armena, si è basato sugli aspetti naturalistici, religiosi e sui temi amorosi e della bellezza.

PAOLO MONTANARI

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