Un concerto memorabile con le sorelle Balanas e la Form, diretta da Alessandro Cadario, entusiasma il pubblico del Teatro Rossini. Con foto

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E’ stato uno dei concerti più belli che si ricordano negli ultimi anni dei programmi dell’Ente Concerti dal titolo BRAHMS DOPPIO & BEETHOVEN 8  con la Form diretta da Alessandro Cadario e con due soliste d’eccezione Kristine Balanas al violino e Margarita Balanas al violoncello. Il concerto che la Form sta portando in tournee nei teatri di Jesi, Pesaro,Macerata e Ascoli Piceno, ha evidenziato la varietà del più importante complesso musicale marchigiano, che in questo programma dedicato a due grandi compositori tedeschi, IL CONCERTO PER VIOLINO E VIOLONCELLO E ORCHESTRA IN LA’ MINORE OP.102 nei tre movimenti Allegro, Andante e Vivace non troppo e nella SINFONIA N.8 in FA op. 93 nei suoi quattro movimenti, ha raggiunto un vertice espositivo e orchestrale di grande qualità. Il concerto doppio di Brahms, ha sottolineato Piero Rattalino, viene concepito come gara fra i due strumenti solisti, violino e violoncello, suonati magistralmente dalle sorelle Balanas, entrambe lettoni, e al vertice del concertismo internazionale. In realtà secondo l’intenzione di Brahms è di scrivere il doppio concerto nelle due parti, come se fosse una sola parte suonata da un unico strumento. Il tono è spesso cameristico ed è un tono di piana, signorile conversazione che non si anima nei giochi di bravura nemmeno nel finale. In realtà la composizione brahmsiana, del 1887 si muove in una zona di confine tra il concerto, la sinfonia concertante e il trio da camera, con uno sguardo rivolto all’indietro al concerto grosso barocco, sia di tradizione corelliana che tedesca. Vi è in Brahms il tentativo ben riuscito di conciliare la tradizione musicale in un contesto linguistico tardo-romantico. Le giovani e piene di entusiasmo sorelle Balanas hanno poi fatto due bis pregevoli: per soli violino e violoncello: l’Inverno di Vivaldi e un delizioso motivo di tango. Completamente diversa la struttura della Sinfonia n. 8 di Beethoven in quattro movimenti, composta nel 1814, considerata per troppo tempo dal pubblico e parte della critica un’opera strana e disorientante. Infatti, dopo il gigantesco sinfonismo beethoveniano, non ci si aspettava dal compositore tedesco una sinfonia vicina alla struttura di Haydn. Ma oggi finalmente è stata rivalutata dalla critica per il suo umorismo, che non è quello settecentesco, ma toccato da un demone che vuole giocare con la materia musicale, saggiandone le variazioni dinamiche, anche se i richiami al classicismo del Settecento sono sempre presenti. Il programma ha avuto come sparti acque una composizione moderna SOLCHI PROFONDI CHE ANSIMANO DALL’OPERA DEI CALANCHI DI SABBIANO del compositore bolognese vivente Fabio Vecchi. Il brano è stato eseguito in versione orchestrale per la Giornata della Memoria. Una visione fluida e visiva , che fu diretta nel 1997 da Claudio Abbado, con una grande orchestra sinfonica. I calanchi nascondono tanti corpi di innocenti travolti e uccisi dall’odio razziale in un periodo, quello della Shoah, che non dobbiamo dimenticare. Un concerto da ripetersi per tutta la città.

 

PAOLO MONTANARI

FOTO MARTA FOSSA

 

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