Centro Studi Karate Shotokan, Associazione Sportiva Dilettantistica. Intervista all’Istruttore Beniamino Faccilongo. Con foto

Il Centro Studi Karate Shotokan è un’Associazione Sportiva Dilettantistica ed è affiliato a:

-FIKTA (Federazione Italiana Karate Tradizionale e discipline Affini),

-ISI (Istituto Shotokan Italia),

-Goshindo Italia,

-U.S. – ACLI (Ente di promozione sportiva).

La palestra ha iniziato la sua attività nel 1988 a Borgo Santa Maria (PU) per poi proseguire a Villa Ceccolini, dove viene attualmente svolta.

Il CSKS offre corsi altamente qualificati, adatti ad ogni fascia di età, di Karate tradizionale e difesa personale per donne.

Le lezioni sono tenute direttamente ed esclusivamente da un Istruttore con lunga esperienza, l’Istruttore Beniamino Faccilongo, Cintura nera 5° Dan.

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Questo il suo curriculum

1972 Pesaro: Inizio pratica Karate stile Shotokan,

1981 Pesaro: Cintura nera 1° Dan (1° classificato ai campionati regionali, gara di Kata),

1983 Pesaro: Cintura nera 2° Dan,

1985 Roma: Qualifica di Istruttore,

1989 Lavagna (Genova): Cintura nera 3° Dan,

1991 Pesaro – Urbino: Qualifica di Operatore Sportivo C.O.N.I. – F.M.S.I. (Associazione Medici Sportivi),

1992 Montecatini: Qualifica di Arbitro Nazionale,

1995 Ferrara: Cintura nera 4° Dan,

1996 Locarno (Svizzera): Cintura nera 1° Dan Goshindo (difesa personale),

2005 San Lazzaro di Savena (Bologna): Cintura nera 5° Dan.

Ha redatto la tesina “La Teoria dell’Autodifesa”.

Per ampliare ulteriormente la propria conoscenza ed esperienza nel mondo delle Arti Marziali, ha praticato. inoltre: Judo, Aikido, Taekwondo. Bo (uso del bastone).

Ha frequentato corsi d’aggiornamento mensili sotto la guida del Maestro Hiroshi Shirai (10° Dan) e del Maestro Gilberto Sedioli (7° Dan).  

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Parliamo di Karate con l’Istruttore Beniamino Faccilongo

– Che cosa è per lei il Karate?

“Il Karate è un mezzo per migliorare se stessi”.

-Quanti stili di Karate ci sono?

“Ce ne sono diversi, tutti validi, ma il Karate Shotokan tradizionale, si distingue perché in qualsiasi parte del mondo viene insegnato in egual modo. Ci son altri Stili, o Arti Marziali in genere che vengono lasciati facilmente a fantasiose modifiche o personalizzati dai vari Maestri, non il Karate Shotokan Tradizionale, è questo che fa la differenza.

-Come è arrivato a questo sport?

“Ero un ragazzino, il mattino andavo a scuola e il pomeriggio ad aiutare un artigiano vicino casa che aveva un laboratorio nel quale riparava le radio e televisioni. Il tecnico, mi sembra di ricordare si chiamasse Carlo, aveva un amico, Augusto Orazi, che spesso passava a salutarlo. Gli parlava di Karate e faceva vedere le “mosse” principali di quell’arte marziale. Io avevo 12 anni ed ero rimasto colpito da questi movimenti veloci e pieni di energia. Un giorno questo signore mi ha accompagnato nella palestra dove praticava, una specie di capannone detto “la palestra di ferro” adiacente al campo scuola. L’allora Maestro era il Conte Renato Pinto, ricordo che avevo molto timore solo a guardare, ma il vero ostacolo è stato convincere i miei quando (se non sbaglio) dissi loro che il corso costava 10.000 lire al mese. Erano i tempi dei film di Kung fu, di Bruce Lee, il Karate brulicava di principianti. Con il M° Pinto praticai per 5 mesi, al primo esame per cintura bianca ero talmente bloccato dall’emozione che venni rimandato. Erano anche i tempi in cui si sentiva parlare di una palestra che dopo soli 3 mesi di pesistica, ti permetteva di avere i muscoli grossi (ahah), lasciai Karate per andare a far pesi da Giorgio Tamburini in via Bovio”.

-Com’era attrezzata la palestra?

“Era un vecchio stanzone nel centro storico di Pesaro, gestito da due cugini Giorgio Tamburini per i pesi e Marco Tamburini (allora cintura marrone) per il Karate. Era diviso in due parti da un divisorio, con una stufetta al centro che doveva o meglio, avrebbe dovuto, riscaldare tutto l’ambiente. Da una parte Karate e nell’altra pesi. Durante l’allenamento, sentivo allenarsi nella stanza attigua i praticanti di Karate, a volte sbirciavo dallo spazio ricavato dal buco della stufetta”.

-Quindi cosa è successo?

“E’ successo che dopo due mesi di pesi son tornato a fare Karate (solo il corso di Karate contava circa 30 cinture bianche) , da allora non ho più smesso. Gli anni passavano e mentre i film di Arti Marziali si spegnevano, gli estimatori della pesistica crescevano. Giorgio Tamburini aprì una nuova palestra di pesi e Marco Tamburini…smise di fare Karate, rilevando il tutto per dare spazio, appunto, ai pesi. Nel gruppo di Karate, in via Nevio, c’era una cintura nera 2°Dan, Marco Verna, che prese in mano la nuova situazione e ci portò in una nuova sede. Passarono tanti altri anni e pensai che era ora di portare avanti il Karate per conto mio. Presi una palestra comunale a Villa Fastiggi e iniziai ad insegnare, da lì andai a Borgo Santa Maria, poi attualmente eccomi a Villa Ceccolini. Si facevano dimostrazioni, si andava fuori. Adesso nessuno ha più voglia di mettersi in gioco”.

-Cosa è per lei il Karate?

“Decisamente il Karate è un mezzo per migliorarsi. Avevo 13 anni, diventavo rosso per un nonnulla e non riuscivo a “spicciccare” una parola, mi vergognavo di tutto. Devo molto al Karate, inoltre mi ha dato la possibilità di conoscere tanta gente. Il Karate è un mettersi in costante discussione. Tutto quello che si fa, lo si fa per migliorare e questo lo si capisce piano piano, finché si arriva all’interno. Il Karate serve per fare pace con se stessi, se fosse stato solo calcio pugno avrei già smesso. L’importante è perseverare. Per andare a fondo in una cosa si deve sempre perseverare. Il Karate serve anche a questo”.

-Il Karate serve per attaccare o per difendersi?

“Mi ripeto, il Karate serve a far pace con se stessi, é un mezzo, come lo è un’automobile che aiuta ad andare dal punto A, al punto B”.

-Attualmente piace ancora?

“Il Karate non piace oggi, perché: la società è cambiata, i ragazzi sono più sedentari, impone delle regole, un po’ come imparare a suonare uno strumento classico, o si ama o si odia. Questa disciplina ti abitua a stare molto attento su tutto quello che fai, su qualsiasi cosa, fino a quando il tuo fare diventa un fare senza pensare. Nello Sport c’è il tempo, nell’Arte Marziale c’è l’istante”.

-Istruttore, come mai il Karate non è presente alle Olimpiadi?

“Certamente sarebbe molto bello se il Karate facesse parte degli sport che vengono presentati alle Olimpiadi. Oggi, per la gran parte delle persone, “esiste” solamente ciò che è reso visibile dai media; credo che sia sempre stato cosi. Anche quando i mezzi di comunicazione erano molto limitati, ciò che “esisteva” e veniva tramandato ai posteri era solamente, anche se in forma molto limitata, ciò che appariva eclatante, gli episodi più spettacolari e, spesso, i più crudeli: l’Iliade e l’Odissea ne sono un esempio. Per la nostra cultura il primo è stato la Bibbia. Con l’avvento del cinema, della radio e, successivamente, della televisione, fino ad arrivare ad internet, i messaggi alle popolazioni si sono diffusi in modo esponenziale e ciò che abbiamo oggi non era neppure immaginabile solo 50 anni fa. Penso che se il M° Funakoshi non avesse avuto la grande intuizione di portare il Karate da Okinawa in Giappone, noi oggi non saremmo qui a praticarlo ed a parlarne. Dopo oltre mezzo secolo da quell’intuizione, se si auspica una grande diffusione del Karate, dei suoi valori e del suo straordinario potere educativo sui giovani, occorre percorrere strade nuove. Ho premesso ciò per dire che oggi, alle soglie del terzo millennio, abbiamo due possibilità. Se riteniamo che la maggior parte delle persone veda del Karate solo l’aspetto ginnico-atletico, che solamente una ristretta cerchia di praticanti può riuscire a comprendere a fondo e che la sua diffusione di massa può snaturarlo, allora occorre continuare a promuoverlo con il “passaparola”, da allievo ad allievo, oppure attraverso incontri (dimostrazioni, gare di alto livello, contatti con le Scuole, ecc..) molto mirati. Occorre concentrarsi sui propri allievi, sull’allenamento, sullo studio profondo per trasmettere il Karate a chi ne è venuto a conoscenza e ne è interessato promuovendolo, come ho già detto, con messaggi mirati. E’ inutile perdere tempo ed energie programmando manifestazioni che, negli ultimi decenni, hanno interessato solo gli addetti ai lavori, oppure occorre organizzarle in modo da soddisfare quelli che già praticano Karate: una sorta di fidelizzazione per ridurre il numero degli abbandoni, senza aspettarsi del proselitismo. Se pensiamo invece di raggiungere più persone possibili con un messaggio corretto su quello che è il Karate, occorre essere inseriti in un contesto di comunicazione di massa. Per ottenere questo occorrono notevoli somme di denaro al fine di ottenere spazi televisivi, o altre iniziative studiate da esperti della comunicazione. Di solito prima di procedere in questa direzione occorre fare delle indagini di mercato e, quindi, si ritorna alle risorse economiche a disposizione. Ed ora vengo al punto delle Olimpiadi. In genere lo sport si muove attraverso logiche che prescindono dalla disciplina in sé. La politica, gli interessi economici la fanno da padroni, perché si è capito che è un formidabile sistema di potere. Chi afferma che la politica deve stare fuori dallo sport sbaglia, non sa che tutte le nostre azioni, le nostre scelte quotidiane sono politiche, oppure lo sa e vuol far credere ciò che non è. Anche la tecnica è condizionata dalla politica e dagli interessi economici. Gli sponsors richiedono visibilità, i politici ne fanno un bacino di voti, ed a tutti loro poco importa se quello che viene presentato è giusto o sbagliato: lo sport, nel nostro caso il Karate, non è un fine, ma un mezzo per ottenere scopi diversi. Nei dieci anni trascorsi nelle Federazioni CONI, la frase che veniva spesso pronunciata, che mi faceva gelare il sangue e che dimostra quanto suddetto, era: “in un’ Organizzazione i tecnici vengono dopo gli addetti alle pulizie”. Pertanto, ben venga il Karate alle Olimpiadi, a condizione che non perda i valori che esso possiede e che può trasmettere ai giovani in futuro. Se i Giochi Olimpici potranno essere il trampolino di lancio per far conoscere il vero Karate a milioni di giovani, allora “sì” alle Olimpiadi. Ma se alle Olimpiadi verrà presentato solo un Karate di calci e pugni privi dei principi del Budo e senza le gare di kata, allora è meglio che non ci sia, perché sarebbe la fine della disciplina. Anche se inizialmente le condizioni per entrarvi fossero corrette, in futuro la battaglia sarebbe persa ugualmente per quello che ho detto prima: interessi politici ed economici. Standone fuori avremo sempre la possibilità di confrontarci con tutti e nessuno potrà vantare una particolare ufficialità. Occorre fare delle scelte e seguire coerentemente la propria strada. Naturalmente queste sono solo mie considerazioni personali, sono pronto a cambiare parere se qualcuno sarà in grado di mostrarmi altri aspetti del problema”.

-Capita spesso di verificare, nella vita quotidiana, quanto del Karate e più in generale delle arti marziali esista una visione riduttiva se non distorta che considera il Karate solamente uno sport e per di più violento, cosa può dirmi in merito?

“Ancora oggi, dopo oltre 40 anni di pratica, quando mi presento come Istruttore di Karate, mi domandano se ho i calli nelle mani oppure affermano, con ironia, che “allora con lei bisogna stare attenti! ”. Purtroppo, in genere, quando non conosciamo una cosa, scatta un meccanismo di difesa che ci porta a denigrare l’argomento e a parlarne in tono ironico o satirico. Spesso, per quanto riguarda il Karate ed in genere per le Arti Marziali, accade anche il contrario, dovuto sempre ad una scarsa conoscenza delle discipline. Succede che si danno per scontate delle qualità e si hanno delle aspettative dalle Arti Marziali come se fossero tutti metodi perfetti che rendono invincibili, saggi e capaci di portare un praticante ad un perfetto equilibrio pisico-fisico. Sicuramente ciò è possibile ma non sempre è vero. Tutto questo è dovuto innanzi tutto al fatto che le Arti Marziali non sono nate come sport, pertanto è molto difficile comprendere come sia possibile praticare un’Arte Marziale e contemporaneamente farla rientrare nei canoni dello sport. Se poi si aggiunge la superficialità dei mezzi di informazione che fanno di ogni erba un fascio, si può capire come mai l’opinione del pubblico sia distorta. Anche i migliori film, qualcuno con protagonisti che eseguono buone tecniche, presentano i praticanti di Arti Marziali in modo da renderli ridicoli agli occhi degli spettatori. Probabilmente l’errore che abbiamo commesso è stato di cercare un riconoscimento in ambito sportivo (CONI), anziché educativo-culturale (Pubblica Istruzione). Percorrendo la strada dello sport si sono poste le premesse per una serie di pratiche ambigue, che si autodefiniscono Arti Marziali senza avere più nulla a che fare con le stesse. Oggi decine di discipline vengono proposte come Arti Marziali senza rispettarne i principi e le metodologie ma la cosa più grave è che vengono propagandate come se lo fossero. Si tenga presente che anche per noi che pratichiamo Karate tradizionale, e ci teniamo molto a fare delle distinzioni è molto difficile comprendere la sottile demarcazione tra Arte Marziale e sport”.

-Come si definisce?

“Un rappresentante di Karate responsabile”.

-Cosa la spinge a continuare?

Oltre ad essere pigro, non ho mai sopportato la ripetizione dei gesti, degli eventi e gli obblighi, inoltre ho molta difficoltà fisica a praticare Karate. Allora perché, cocciutamente, andando contro quello che appariva essere la mia naturale inclinazione, ho sopportato, soprattutto i primi 20 anni, sofferenze fisiche e mentali, trascurando tutto quello che non era legato al Karate? La nostra mente sicuramente è misteriosa. A volte ci fa credere che noi siamo quello che in realtà non siamo. Spesso quello che crediamo essere il nostro carattere non è altro che una patina di condizionamento che ci ha avvolto nei primi anni di vita nascondendo ciò che siamo veramente. “Conosci te stesso”. Forse è stata questa semplice frase, che ho letto o sentito casualmente, a mettere in moto nella mia mente un meccanismo di ribellione a quello che credevo essere me stesso in quel momento. Sicuramente corrisponde con quello che poi ho scoperto di me stesso. Ho più determinazione di quella che pensavo, ho più affettività di quella che credevo, ho più coraggio di quello che immaginavo. Ripetere un gesto decine, centinaia, migliaia di volte non è più una ripetizione, perché il gesto è sempre uno solo ed ognuno è diverso dall’altro, ogni gesto diventa bellissimo perché è l’unico che esiste, ed è sempre la prima volta. E’ misterioso, occorre andare in profondità per conoscerlo, viverlo, farlo diventare te stesso: meraviglioso! Il lavoro che devo fare su di me non è ancora finito e penso che non finirà mai, per questo penso che occorra mantenere sempre vivo lo spirito del principiante. La nostra mente tende, come in una spirale, ad andare in espansione: il nostro compito è invertire la spirale ed andare in concentrazione, verso il centro, verso il “principio”, solo allora possiamo ritornare all’espansione ma con una potenzialità, un’energia diversa”.

-In questo momento la vediamo particolarmente attivo, come mai?

“Da quando sono in pensione ho più tempo a disposizione e sto portando avanti diverse iniziative per cercare di promuovere il Karate”.

-Vuole aggiungere altro?

“Tutto quello che ho scritto consideralo delle balle, vai a vedere tu chi sei veramente, con le tue mani, perché quando pensi di avere capito con la mente, non è vero, vera sei solo tu, una fiammella accesa e meravigliosa in questo immenso Universo”.

 

Sede: Centro Studi Karate Shotokan

Villa Ceccolini, sopra il centro commerciale CRAI

Cel: 3481558669

Facebook: Centro Studi Karate Tradizionale Villa Ceccolini

 

 

A cura di Rosalba Angiuli

 

 

 

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