Comunicato Apriti Pesaro, futuro con vista

Al di là delle polemiche contingenti, i recenti interventi dell’assessore Daniele Vimini e del consigliere Alessandro Bettini sul Museo Oliveriano meritano alcune riflessioni.

1. Lasciando perdere il trionfalismo dell’assessore, emblematico di un modo di fare cultura poco convincente anche al di là del caso specifico, occorre piuttosto ricordare che il Museo è stato chiuso di fretta nel marzo 2015 per lavori dati per imminenti, ma l’inizio effettivo del cantiere è dell’aprile 2016, poi i lavori hanno proseguito a singhiozzo, con lunghissime pause di inattività, e ancora nessuno ha spiegato perché. La chiusura dei lavori, sempre differita, doveva avvenire assai prima delle scadenze oggi ipotizzate dall’Amministrazione, che solo con l’insediamento del nuovo consiglio oliveriano ha enunciato un piano finanziario. Perché tutto questo ritardo? C’è la responsabilità di qualcuno?

2. Bene, avremo dunque fra due anni il nuovo Museo archeologico. Ma dentro quale progetto culturale di valorizzazione si intende riaprirlo, senza mai rinunciare alla connessione fisiologica con la Biblioteca? È possibile un ragionamento di prospettiva che guardi ad investimenti seri – e non estemporanei – sui beni culturali, rivolti anche al possibile sviluppo di un Museo della città, visto che giace in qualche cassetto dell’Amministrazione comunale il relativo progetto, vecchio di vent’anni, del prof. Dall’Aglio dell’Università di Bologna? Quali saranno le “risorse umane” impiegate – oggi nell’intera Oliveriana operano solo 4 persone, più un ragioniere e qualche volontario! – per far funzionare al meglio la più antica istituzione culturale della città? La Fondazione oliveriana non è un momento/vetrina, un evento episodico ed effimero che passa e va, come tanti a cui abbiamo assistito in questi anni. È, assieme, all’istituzione rossiniana, uno dei due pilastri costitutivi dell’identità culturale della città. Ci rendiamo conto o no?

3. Affrontare il tema del Museo Oliveriano prescindendo dalla Biblioteca non è solo sbagliato ma fuorviante. Biblioteca e Musei Oliveriani sono un’unità inscindibile per volontà testamentaria di Annibale Olivieri e qualunque discussione che prescinda da questo dato di fatto non tiene conto di un vincolo giuridico e culturale insuperabile. Solo dentro un ragionamento che inquadri i problemi e dia le soluzioni all’unica, intera, istituzione oliveriana sarà possibile affrontare in modo serio la funzione di un patrimonio culturale inestimabile, la cui valorizzazione è stata fino ad oggi affidata alla buona volontà e all’impegno personale degli operatori, più che a quella delle istituzioni locali di riferimento.

4. Del resto, anche proporre – come fa il consigliere Bettini – lo spostamento del solo Museo all’ex tribunale (già destinato, fra l’altro, ad accogliere il museo di Loreno Sguanci) non pare una soluzione realistica: oltre che per le ragioni giuridiche indicate (l’inscindibilità del complesso biblioteca/museo, salvo l’ipotesi già avanzata nel testamento oliveriano di un grande museo cittadino), è inadeguata sotto il profilo della funzionalità. Le progettualità più evolute in materia di beni culturali si orientano in misura crescente verso contenitori flessibili, la rigidità è semmai quella dei patrimoni, testimonianze irriducibili di un passato a cui apparteniamo e che vogliamo continuare a capire. Prima di discutere su soluzioni basate sul possibile utilizzo di edifici storici, non potrebbe essere il caso di avviare un ragionamento su un contenitore completamente nuovo per la più grande istituzione culturale della città e della provincia?

5. Infine, l’assessore accennava a “più spazi”. Ha per caso considerato l’ipotesi, già delineata in un progetto elaborato anni fa dalla Fondazione Scavolini, di collegare con un sottopasso sotto via Giordani l’attuale spazio museale alle cantine del Conservatorio “Rossini”? Se il Conservatorio si vedrà assegnare l’attiguo palazzo Ricci, può ben rinunciare alle “sue” cantine per dotare la città di un museo archeologico a spazi raddoppiati, funzionale e moderno.

Il gruppo Cultura di Apriti Pesaro

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