Visti per voi, rubrica di cinema di Paolo Montanari

Un film su tutti va segnalato questa settimana: VAN GOGH SULLA SOGLIA DELL’INFINITO di Schnabel, regista ossessionato dalla ricca e spirituale personalità di Van Gogh, interpretato da un grande William Da Foe. E chi meglio di un pittore Julian Schnabel, convertitosi al cinema negli anni Novanta, poteva fare un capolavoro filmico-pittorico? Anzi ne realizza due e 22 anni dopo trasloca in Francia per raccontare il bisogno permanete di Van Gogh di dipingere. Al regista non interessa la genesi creativa che rimane sempre un mistero ma che in Van Gogh è una acquisizione spontanea e innocente. Ad appassionare Schnabel è quello che rivela la relazione tra il pittore olandese e Paul Gauguin, tra l’artista dei girasoli bruni e il suo tempo. Dalla Provenza ad Arles il passaggio non è miracolistico e folgorante. Nel volto di Da Foe appare la disperazione, ma anche la forza di non rassegnarsi per un posto nella società, come tentò di fare Vincent Van Gogh. Ambientazione francese dominata dall’impressionismo, ma l’avvento di Van Gogh rivoluziona quella maniera di interpretare la realtà. Vincent è un pittore errabondo e il regista che cerca di approfondire l’aspetto spirituale del nostro ma non l’uomo Van Gogh, che come il grande Antonin Aetaud scriveva fu ucciso dalla società

In concomitanza con il film in questi giorni per la stagione di prosa al teatro Rossini è di scena VINCENT VAN GOGH L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO di Stefano Massini con Alessandro Preziosi. Il tema è il rapporto fra arte e malattia. Le austere pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. In questo luogo vive un grande artista che ha bisogno della luce e dei colori. Ma come fa a vivere intere giornate solo a contatto con il bianco? Se nel film di Schnabel prevale la spiritualità, qui in crescendo vi è un thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica.

Due diverse angolature per affrontare un genio incompreso nel suo tempo, ma conosciuto ovunque.

PAOLO MONTANARI

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