Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

Stiamo entrando nel vivo delle vacanze e festività natalizie. E il cinema, al di là del cine panettone che ogni anno esce puntualmente nelle sale cinematografiche, quest’anno propone dei titoli interessanti e del bel cinema.

LONTANO DA QUI per la regia di Sara Colangelo è una storia di speranza e disperazione, svolta in un crescendo, capace di parlare di poesia. Il film riesce a parlare di poesia e della sua assenza nella vita moderna, senza mai farsi pedante e anzi costruisce un efficace crescendo quasi da thriller, lavorando sull’ ossessione inappropriata di una maestra Lisa Spinelli per il piccolo allievo Jimmy, visto in maniera eccessiva dalla regista come un nuovo Leopardi. La storia è interessante ed anche toccante in qualche sequenza. Ma non si può creare una infatuazione per un piccolo e promettente Poeta, che fra l’altro sforna poesie quasi a gettone. E’ reale questa situazione. Il film la rende realistica a tal punto che Lisa si appropria dei versi del piccolo Jimmy e scoperta viene espulsa dall’associazione dei poeti della sua città. Poi il rapimento del piccolo Jimmy che, nonostante viva in un mondo trasognato, si rende conto del gesto della maestra e la fa arrestare. Un film che fa pensare. Proprio perchè maestra d’asilo Lisa dovrebbe sapere benissimo cosa si può fare e non e cosa si può chiedere ad un bambino. Ma la vera vittima di questa situazione è la sua etica professionale. Tra i pregi del film c’è poi il rifiuto di qualsiasi spiegazione per il talento del piccolo Jimmy, che è baciato dal genio poetico in maniera misteriosa e imprevedibile.

Un altro film IMPREVEDIBILE è TROPPA GRAZIA per la regia di Gianni Zanasi, con una bellissima ed angelica Alba Rohrwacher, che sovrasta il pur bravo Elio Germano. E un film straordinario che è completamente fuori norma: dunque perfetto per raccontare la storia di un incontro paranormale fra un essere ultraterreno e un essere in carne ed ossa. E’ la storia di due donne, di una femminiltà contrapposta delle due protagoniste, la chiave di lettura più potente del film, non femminista ma intuitivo. Quell’istinto di Lucia, la brava Rohwacher che si abbanodna al turbinio della storia e alla guida del regista con la stessa impavida titubanza della geometria abituata alla razionallità e messa alla prova dal soprannaturale. E’ la sua essenza luminosa a dare a Lucia quella credibilità continuamente sfidata dagli sviluppi di una trama che incalza e provoca e spiazza noi come la sua protagonista.

PAOLO MONTANARI

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