“Ritratti in bianco e nero, storie di una Pesaro d’altri tempi”. Con foto

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Il desiderio di fissare in un libro il ricordo di un mondo ormai scomparso. Una testimonianza di come eravamo, il racconto dei pesaresi che frequentavano le sale cinematografiche cittadine. I personaggi che erano diventati familiari: le signore alle casse, il direttore di sala, la “maschera” che accompagnava il pubblico in sala mostrando i posti liberi indicandoli con una torcia elettrica, gli operatori nella cabina di proiezione. Gli irriverenti intermezzi mondani dei cinegiornali nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Il rumore fastidioso delle bucce di ogni genere di frutta secca, noccioline e caldarroste buttate in terra e inesorabilmente schiacciate. Al cinema fino alla metà degli anni Settanta si poteva fumare e la coltre azzurrognola si tagliava con il coltello. Anche i chili di cicche facevano parte del pavimento. Solo il cinema Moderno di via Passeri, tenendo fede al suo nome, era dotato di una cupola apribile che permetteva il ricambio d’aria. Dove invece l’aria si poteva respirare a pieni polmoni sotto un tetto di stelle erano i cinema estivi all’aperto. Dall’Arena al lido all’Adriatico di Viale Trieste, dal cinema Impero di Piazzale Trieste al più bucolico Giardino post bellico di via Rossini all’Arena estiva Astra nel piazzale retrostante il cinema, sempre nella stessa via. Pochi ricorderanno un altro cinema all’aperto che ha avuto vita breve:dal giugno 1946 al giugno 1951: l’arena Enal di viale dei Partigiani che occupava l’area dell’attuale Palasport inaugurato a metà anni ’50. Non potevano mancare le piccole sale parrocchiali, sui loro palcoscenici hanno debuttato attori diventati famosi e altri talentuosi personaggi che hanno contribuito alla tradizione pesarese del teatro in lingua e dialettale. In quei teatrini anche recite scolastiche e cartoni animati domenicali, ricordi indelebili per molte generazioni di ex ragazzi e ragazze pesaresi.

Buona visione

 

Franco Andreatini

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