Morire a 15 anni mentre si aspetta un concerto……….

Morire a 15 anni, morire mentre si sta danzando, mentre si aspetta un concerto, mentre nel sangue sgorga la vita. E’ quello che è successo questa notte, intorno all’una circa di mattina.

C’era il concerto di Sfera Ebbasta, un trapper, uno di quelli che va di moda ora, uno di quelli “cattivi” che piace tanto a questa generazione moderna per il suo linguaggio di disprezzo verso le regole e verso la vita, come i proprietari della location La Lanterna Azzurra di Corinaldo, a pochi kilometri da Senigallia, che pur di riempire la cassa hanno venduto biglietti almeno due volte al di sopra della capienza del noto clubbing marchigiano.

E allora ecco la tragedia, l’appuntamento con la morte dopo le 24 e 30, mentre in pista tanti giovani di un’età variabile da 15 a 20 anni che si erano recati nel locale (i più piccoli accompagnati anche dai genitori), erano intenti ad aspettare l’inizio del concerto dell’artista che tra l’altro aveva appena festeggiato il suo compleanno. Un gesto insano, uno di quei giovani, spruzza in aria il suo spray urticante, in molti sotto il palco si sentono male, fanno fatica a respirare, gli occhi bruciano, la gola soffoca, hanno bisogno si spostarsi da lì, e lo fanno in fretta.

La paura entra da protagonista, c’è chi pensa che il locale abbia avuto un danno, chi pensa a un gas, chi come in piazza a Torino per la finale di Champions League urla che è un attentato, e la massa come uno tuzmani si muove compatta verso le uscite.

Però i buttafuori del locale non fanno uscire i ragazzi delle porte antipanico, li “rinbalzano” dentro, così tutti quelli del piano di sotto si dirigono verso quell’unica piccola uscita, che poco prima avevano imboccato per entrare.

E’ questione di poco, si crea un tappo ed è lì che si ammassano i giovani, ed è lì che, come cantava Vecchioni in Sammarcanda, la morte li aspetta. D’un tratto il muretto che porta all’entrata del locale crolla, portandosi con sè i ragazzi, spezzando le loro vite, piegando i loro corpi, spegnendo i loro sorrisi, e dilaniando anche loro famiglie, perché si sa’ ora loro saranno angeli in cielo, l’inferno resta, in primis per chi è ferito (se ne contano più di 100), fra cui alcuni molti gravi che stanno lottando per rimanere in questo mondo, e non da meno per le famiglie delle vittime, che da quel momento hanno la loro esistenza distrutta, segnata. Straziante è la storia anche di una mamma che fino all’ultimo cerca di fare uscire la figlia ma non riuscirà a metterla in salvo, e morirà con lei mano nella mano.

Nella notte, in questa terribile ed infinita notte, partono telefonate, partono macchine, perché molti dei giovani erano arrivati con i pullman, parte anche la macchina dei soccorsi, sfrecciano le ambulanze verso i vari ospedali di Senigallia, Ancona, Corinaldo e Fano.

Partono le prime hashtag, ma una colpisce più di altri. Una frase fa breccia nel cuore e recita così: “Questa sera sono morti i nostri figli” Chi scrive non osa, neppure immaginare in quale campo di battaglia si siano ritrovati i pompieri e i carabinieri fuori dal quel “maledetto” locale.

Sì maledetto, perché chi lo ha gestito fino a ieri ha pensato che un pugno di soldi potesse valere più di un piano sicurezza, perché lo ha riempito a tal punto che, come recita una testimonianza giunta in redazione, chi era sopra a tanta gente non si era accorto neppure di quello che stava succedendo al piano di sotto, lì a pochi metri dal benedetto palco. “I nostri figli” hanno fatto la fine dei topi in trappola, perché i gestori della Lanterna Azzurra hanno venduto quasi oltre il doppio dei biglietti. Ragionando sicuramente così: “Tanto cose vuoi mai che possano combinare dei ragazzini?”. Forse solo morire!

C’è rabbia, perché in Italia non crediamo più nella giustizia, che comunque non riporterà più al mondo i morti, e non si cancellerà mai dalla mente dei feriti e di chi era lì sotto shock, nel vedere la bruttura di questa vita. Perché spegnendo il sorriso di quei giovani, di solito si dice che sono la parte migliore di noi, hanno spento anche il nostro.

Riposate in pace ragazzi e se potete scusate voi a chi vi ha messo nella mani del fato con la falce per mezzo di un serpente chiamato uomo. 

 

Danilo Billi

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