Pane fresco: urgente una disciplina regionale

Fiesa Confesercenti invia un sollecito alla Regione Marche per accelerare l’iter di legge

Urgente una disciplina regionale sulla produzione di pane fresco a tutela della panificazione tradizionale di qualità e a garanzia dei consumatori: è la richiesta scritta che Fiesa Confesercenti Marche ha inviato all’Ente Regionale, ritenendo non sufficientemente rispondente alle esigenze della categoria il recente decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. “Il decreto legge del MISE, emanato dopo 12 anni di attesa –spiegano Benvenuto Pagnoni coordinatore Regionale Fiesa Assopanificatori e Roberto Borgiani direttore Confesercenti Marche- ha stabilito un regolamento di disciplina della denominazione di “panificio”, di “pane fresco” e dell’adozione  della  dicitura “pane  conservato”, ma, pur rappresentando un primo passo verso la regolamentazione del settore, è troppo schematico e restrittivo e non tutela a pieno, né gli operatori, né i consumatori. Continuiamo a pensare, quindi, che l’emanazione di una disciplina regionale del settore, sulla quale la Giunta Regionale sta già lavorando proprio a seguito della proposta avanzata da Fiesa Confesercenti la scorsa estate, sia ancora necessaria, e, anzi indispensabile, proprio a completamento del decreto ministeriale per nulla esaustivo”.

Secondo i responsabili Fiesa, ad esempio, vanno meglio specificate in etichetta le varie tipologie di pane: “In particolare, il pane ottenuto da cottura parziale e destinato al consumatore finale deve essere contenuto in singoli imballaggi preconfezionati recanti tra l’altro in etichetta la denominazione di pane completata dalla dicitura “parzialmente cotto” od altra equivalente, nonché l’avvertenza che il prodotto deve essere consumato previa ulteriore cottura con determinate modalità; inoltre, in caso di prodotto surgelato, è giusto che l’etichetta riporti anche le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari surgelati, nonché la dicitura “surgelato”, infine, i prodotti ottenuti dalla cottura di impasti preparati con farine alimentari, ancorché miscelati con sfarinati di grano, siano venduti aggiungendo alla denominazione di pane in etichetta anche la specificazione del vegetale da cui proviene la farina impiegata. Vi è poi la questione della professionalizzazione dell’attività e della regolarizzazione dell’accesso, oltre al superamento di tutte le problematiche inerenti la consumazione sul posto, temi sui quali il DM non entra, lasciando la materia inalterata.”

CONFESERCENTI PESARO URBINO – UFFICIO STAMPA

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