Incontro con il garante per i diritti dei detenuti delle Marche, Andrea Nobili al seminario formativo VITE RISTRETTE

Casa di riposo per anziani “Padre Damiani”, con un interveto introduttivo del Garante per i diritti dei detenuti della regione Marche, Avv. Andrea Nobili, dal titolo LA SITUAZIONE DELLE CARCERI MARCHIGIANE OGGI. L’iniziativa che consta di altri tre incontri nel mese di dicembre, è stata organizzata dall’Associazione Isaia, Associazione Bracciaperte e CSV Marche. L’accesso al corso è libero e gratuito. Per Andrea Nobili si sta attraversando un momento complicato per i nostri istituti penitenziari. Se è sempre più importante il volontariato, in questo momento non bisogna dimenticare i diritti fondamentali del carcerato: diritto alla salute, religione ecc.). La realtà marchigiana e soprattutto il carcere di Pesaro vivono una realtà complessa, perchè vi sono detenuti di varie categorie e 50 carcerati per sex offender, gli unici nella regione. Oggi con la riforma del diritto penitenziario non si parla di sovraffollamento carcerario, che è tipico nel carcere di Villa Fastiggi, ma al posto di celle si parla di camere di pernottamento e di un provvedimento di svuota carceri che non riolverà le problematiche carcerarie marchigiane. E’ in realtà vi è un fenomeno in contro tendenza con un aumento dei detenuti ben il 20% in più nelle Marche. Tutto ciò ha una influenza non solo da un punto di vista igienico-sanitario ma anche di costi perchè ogni detenuto costa 300 euro al giorno. A Pesaro vi sarebbe un limite di 25 detenuti sex offender ma siamo arrivati a 50, in una struttura che è una casa circondariale, a differenza degli istituti di Fossombrone e Barcaglione di Ancona che sono case di reclusione per detenzioni più lunghe. E il regolamento giudiziario oggi è complesso e si può andare in carcere prima della sentenza e non dopo la sentenza definitiva. Attualmente nel carcere di Pesaro il 30% dei detenuti sono in attesa di giudizio. Da alcuni mesi i reati per 41 bis non sono più presenti nelle carceri marchigiane. A Pesaro la situazione carceraria è la più precaria con la maggior estensione di infiltramento terroristico, perchè in un carcere che può contenere una popolazione di 146 detenuti, attualmente ve ne sono più di 200 e ai reati di droga, si aggiungono altre tipologia fino ai sex offender. D’altra parte il carcere italiano redime, ha una funzione educativa, visto che la recidiva è la più alta del mondo, il 70% ? Non è forse corretta la definizione di Baumann ” Le nostre carceri sono discariche sociali”? Se pensiamo che a Pesaro il 30% dei detenuti è legato al mondo della droga, dell’alcolismo e della ludopatia, possiamo comprendere che in gran parte vivono problemi psicologici e psichiatrici, con un consumo di stupefacenti tre volte superiore in carcere rispetto alla società. Le questioni religiose si sovrappongono a quelle psicologiche e il 50% della popolazione carceraria e a rischio di radicalizzazioni. Allora perchè non utilizzare strutture alternative per educare, scolarizzare e aiutare al reiserimento lavorativo? In questo contesto con varie tipologie di carcerati vi è anche la presenza di una sezione femminile con 24 donne che vivono un isolamento ancora più forte di quello degli uomini. In gran parte sono donne Rom in attesa di giudizio. Allora perchè non cercare di rieducarle? Pesaro e il suo carcere può essere come gli altri 4 carceri marchigiani palestra di delinquenza. A queste problematiche si aggiunge anche quella sanitaria, in particolare per la diffusione delle malattie infettive, che dipende dal sistema sanitario marchigiano.. Vi è poi il problema dell’alfabetizzazione che è sempre più crescente in contesti plurimi come quello del carcere pesarese.

PAOLO MONTANARI

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