Presentato ai musei civici di Pesaro il libro di Anna Tonelli, il ’68 controcorrente

Tre giornate per riflettere, discutere, rileggere attraverso il cinema il ’68, al cinema Astra, Musei Civici e Palazzo Gradari, L’iniziativa culturale è stata organizzata dalla Biblioteca Archivio Vittorio Bobbato di Pesaro, ISCOP , Istituto di Storia Contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino, Banca di Pesaro, Aspes e Cgil di Pesaro e Urbino. Due momenti significativi. Il primo la tavola rotonda sul CINEMA E IL ’68 A PESARO, alla presenza di Bruno Torri, il direttore della Mostra del Nuovo Cinema Pedro Armocida e il regista Silvano Agosti, definito da Pierpaolo Loffreda, un regista controcorrente. Un cineasta ammirato da Clair, Dreyer, ma trascurato in Italia, perchè troppo libero. E la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro ha voluto consegnarli un premio del pubblico del 1967, che Agosti vinse proprio a Pesaro. Per l’occasione Agosti ha presentato il suo ultimo film, un docufilm che partendo dal ’68 italiano arriva ai misteri e alle stragi del nostro Paese, con una ricca documentazione e interviste a personaggi come Massimo Cacciari, Nuto Rivelli e i protagonisti di quei movimenti operai che scaturirono anche nel sangue.

L’altro momento importante è stata la presentazione del libro di Anna Tonelli, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Carlo Bo di Urbino e direttore scientifico dell’Istituto di Storia contemporanea di Pesaro, dal titolo IL ’68 CONTROCORRENTE – LA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA DI PESARO INCONTRA LA CONTESTAZIONE (ed. Affinità elettive). “Ricostruire il ’68 a Pesaro, ha sottolineato Anna Tonelli, non è un semplice tassello di storia locale, ma in una dimensione molto più ampia, che lascia una profonda traccia sul piano internazionale”.

-Che ruolo ha la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema?

“Con La Mostra internazionale del Nuovo Cinema Pesaro diventa un nome che fà il giro del mondo. Il palcoscenico della quarta edizione si infiamma, precede la contestazione e ne viene contaminato, fino a prefigurare una sorta di cogestione del festival insieme a studenti, cineasti e operatori culturali. Ma il Festival Pesarese a differenza della Mostra di Venezia e Cannes di quegli anni, non viene interrotto dai venti della contestazione e riesce a concludere la programmazione. Inoltre, la collaborazione fra la direzione della Mostra e i contestatori, finisce per connotare Pesaro come un’anomalia, in cui una piccola città di provincia diviene un caso internazionale. Il ’68 pesarese viene evocato quasi sempre per i famosi fatti del 4 giugno, una serata di duri scontri fra manifestanti e polizia in occasione di un comizio di solidarietà al Maggio francese”.

-Il libro ben curato, tratterà anche di questi aspetti. Ma cosa ha rappresentato Pesaro in quegli anni della contestazione?

“Pesaro ha contribuito a dare un valore aggiunto alla contestazione, nelle sue luci e nelle sue ombre. Lo dimostrano i saggi del volume che calano Pesaro in una dimensione internazionale e nazionale, restituendo l’originalità di un caso che aveva bisogno di essere studiato con gli arnesi dello storico. Il primo saggio riguarda la contestualizzazione del fenomeno Pesaro all’interno delle varie interpretazioni del ’68; il secondo saggio entra nel dettaglio dei dieci giorni del festival attraverso l’enucleazione di temi e questioni che hanno permesso di evitare il puro resoconto cronachistico. Il terzo e quarto saggio hanno un carattere più cinematografico, con la spiegazione delle ragioni che hanno portato la Mostra a scegliere nessi e significati del nuovo cinema e la valorizzazione delle cinematografie cosiddette marginali”.

PAOLO MONTANARI

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