Una bella esecuzione dello Stabat Madre di Rossini ne ricorda a Pesaro i 150 anni dalla morte

Teatro Rossini esaurito per l’esecuzione dello STABAT MATER DI GIOACHINO ROSSINI a 150 anni dalla morte (13 novembre 1868-13 novembre 2018). Alla presenza del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che ha ricordato l’intensa giornata di celebrazioni a Firenze nella chiesa di Santa Croce, dove vi è la tomba di Rossini, mentre l’assessore Daniele Vimini era al cimitero parigino dove venne seppellito in quel triste e freddo novembre il grande Rossini, il cui funerale di stato, finanziato dall’imperatore Napoleone III, vide la partecipazione di 4.000 persone. Oggi il Rof richiama migliaia di persone e il nome di Rossini è sempre più internazionale, come ha dichiarato ad una nostra intervista il sovrintendente Ernesto Palacio. Ed oggi il sindaco Ricci, il sovrintendente Palacio e l’assessore Vimini saranno alla Sorbona di Parigi per le celebrazioni parigine del grande musicista pesarese. Ma il momento più commovente ed emozionante è stato l’intervento del presidente delle celebrazioni del 150esimo Gianfranco Mariotti, che ha ripercorso la storia dello Stabat Mater, la pagina sacra più bella, misteriosa e struggente di Rossini. Un’opera maestosa, che manifesta insieme alla Petite Messe Solennelle un fenomeno interessante nel segno dell’ispirazione religiosa di Rossini. Il suo silenzio dopo il Guglielmo Tell, è rotto dalla prima partitura dello Stabat commssionato a Madrid e poi fu eseguito all’Archiginnasio di Bologna e diretto da gaetano Donizetti. Lo stesso Stabat doveva essere diretto al teatro Nuovo di Pesaro da Rossini, che però non lasciò Bologna, perchè colpito dal male oscuro, la depressione, che lo portò fino al letto di morte. L’esecuzione dello Stabat Mater da parte dell’Orchestra e Coro del Conservatorio Rossini di Pesaro e la collaborazione del Coro dell’Università dell’Arte di Astana Kazakhstan, maestro del Coro il maestro Aldo Cicconofri è stata buona, supportata da quattro bravi solisti: Aleksandra Sennikova, Maria Barakova, il tenore ormai affermato a livello internazionale Davide Giusti e il baritono Nicolò Donini, solisti dell’Accademia Rossiniana. Sul podio un nome prestigioso quello di Umberto Benedetti Michelangeli, che ha voluto dare un’impronta forse troppo dinamica ed energica ad una preghiera, ad un canto di grande tensione emotiva e di terrena passionalità. Rossini ebbe a modello lo Stabat Mater di Pergolesi, perchè l’espressività narrativa di Pergolesi si fondeva con il vibrante racconto di Jacopone da Todi, e raggiungeva un perfetto equilibrio formale ed espressivo fra i brani dedicati alla meditazione costernata e dolente delle sofferenze della Madre di Cristo e quelli pervasi da una giusta leggerezza. E per decenni questa commistione venne considerata blasfema dai conservatori della Chiesa cattolica e lo stesso Rossini, laico e ateo, come lui si definiva, risentì nel comporre lo Stabat Mater, di questo muro di pregiudizi. Nel suo caso specifico l’ispirazione religiosa ha consentito alla poetica musicale di raggiungere un traguardo perseguito lungo tutto l’arco della carriera di compositore operistico. “Il dolore della Madre, il mistero radioso del sacrificio, scrive Alberto Zedda, gli devono essere sembrati eventi tanto grandi e lontani da essere di per sè affrancati dal pericolo del sentimentalismo. Sta di fatto che mai come nello Stabat Mater e nella Petite messe Solennelle si è inoltrato sulla via dell’inveramento perseguito dai romantici, mai è sembrato tanto vicino al rifiutato linguaggio dei contemporanei che lo avevano spinto al silenzio”.

PAOLO MONTANARI

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