Per la prima volta al mondo esce l’edizione critica delle lettere di Giovanni Pico della Mirandola. Intervista al curatore

A più di 500 anni dalla parziale raccolta approntata dal nipote Giovan Francesco Pico della Mirandola, le lettere del grande letterato, filosofo e erudito Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), vedono per la prima volta la luce in una edizione critica volta restituire un testo, filologicamente corretto, delle missive del filosofo mirandoliano.

Ne parliamo con Francesco Borghiesi che, per Leo S. Olschki, ha curato l’edizione critica delle LETTERE DI GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA per la collana del Centro internazionale di cultura Giovanni Pico della Mirandola.

-Qual’è il valore critico e scientifico di questa operazione editoriale?

“Questa edizione critica è importante perché, innanzitutto, fa luce sui rapporti di Pico con personalità del calibro di Angelo Poliziano, Marsilio Ficino, Lorenzo de’ Medici, Ermolao Barbaro e Federico I Gonzaga, per fare solo alcuni nomi tra i tanti dei corrispondenti. Il presente studio propone anche un’accurata localizzazione, nonchè un’esaustiva recensione, dei manoscritti e delle edizioni a stampa quattrocentesche e cinquecentesche d’interesse per le epistole pichiane”.

-Dunque un notevole arricchimento nella ricerca e studi su Pico della Mirandola?

“Senza dubbio perchè oltre a proporre una approfondita analisi della editio princeps delle lettere pichiane, pubblicata a Bologna nel 1496 dallo stampatore Benedetto Faelli e curata dal nipote Giovan Francesco, il volume risulta arricchito da un prezioso capitolo che offre un’inedita ricerca ad opera di Maria Agata Pincelli, sul più importante tra i manoscritti portatori di lettere del Conte di Concordia e Mirandola, il manoscritto vaticano Capponi 235. Tale edizione mette a disposizione della comunità scientifica una serie di documenti di primaria importanza per la ricostruzione di un panorama più completo in cui collocare la biografia intellettuale di una personalità tanto discussa e, sul piano generale, per la storia filosofica e religiosa dell’Umanesimo, come è del resto inevitabile, il rapporto tra due categorie storiografiche, per tanti versi fuorvianti, ma pur sempre in qualche modo utili, quali il Medioevo e il Rinascimento”.

A cura di PAOLO MONTANARI

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