IL SERVO DI SCENA conclude al Teatro Rossini il Gad 2018

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IL SERVO DI SCENA portato al Teatro Rossini dalla compagnia stabile del Leonardo, come ultimo spettacolo del Gad 2018, per la regia di Marco Mattiuzzo, ha concluso una bella rassegna di otto spettacoli in concorso. IL SERVO DI SCENA è un dramma in due atti scritto nel 1979 da Ronald Harwood e fu rappresentato la prima volta a Manchester nel marzo del 1980. Opera complessa e di grande valore drammaturgico ha avuto anche delle trasposizioni televisive come quella prodotta dalla BBC, diretta da Richard Eyre ed interpretata da Anthony Hopkins nei panni di Sir e Ian Mckellen in quelli di Norman ed Emily Watson nelle vesti di Milady. Servo di scena in Italia è rientrato nella programmazione 1980-81 e portato in scena da Umberto Orsini con lo stesso Orsini interprete di Norman e Gianni Santuccio in quello di Sir, per la regia di Gabirele Lavia. Il titolo originale è The Dresser e significa vestiarista e si riferisce a una mansione tipica del teatro britannico di un tempo e in Italia corrisponde alla figura dell’assistente personale. Una compagnia shakesperiana in sfacelo gira per la provincia inglese recitando nei teatri che i nazisti non hanno ancora raso al suolo. Sono pochi gli attori sfuggiti al reclutamento obbligatorio. Il prim’attore SIR è stato interpretato molto bene da Giovanni Handjaras, che si è calato in un ruolo complesso di un attore ormai al tramonto e al sopraggiungere della morte. La prima attrice “Sua Signoria” è una donna frustrata, piena di rimpianti. L’attrice giovane vive l’entusiasmo e l’ingenuità sullo stesso piano. Forse è la direttrice di scena, fra i ruoli femminili, quella che meglio interpreta il pragmatismo britannico, che le fa nascondere le delusioni d’amore ed esistenziali. Poi vi è l’altro grande protagonista della storia, della piece teatrale, Norman interpretato da Massimo Pietropoli, in maniera magistrale: la sua falsa raffinatezza mista ad un buonismo utilitaristico nei confronti di Sir, fanno comprendere la rabbia, l’egoismo di questo personaggio. Quando Sir viene colpito da un malore senile, tutta la compagnia vuole gettare la spugna, tranne Norman, il macchinoso Norman, uno Jago più moderno, dove accanto ad uno pseudo affetto, che poi dimostrerà di fronte alla salma di Sir, evidenzia le invidie, le superstizioni rituali, le grosse delusioni e gli intrecci dietro le quinte. Se termina lo spettacolo, termina il ruolo di Norman. Termina il rituale e la sua maschera.

PAOLO MONTANARI

FOTO MARTA FOSSA

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