Leonardo da Vinci tra Marche e Romagna. Un libro di Chiaretti svela nuovi segreti sul genio

Angelo Chiaretti, noto divulgatore e autore di numerosi saggi su Dante Alighieri, si dedica ad un’altra importante, anzi geniale, figura, quella di Leonardo da Vinci con il saggio MONDAINO ANNI DOMINI 1502 – UN CASTELLO MALATESTIANO FIRMATO LEONARDO DA VINCI (Panozzo Editore).

-Perchè, professor Chiaretti, questa volta scrive su Leonardo Da Vinci?

“Perchè Leonardo da Vinci risiede a Urbino dal 22 giugno al 30 luglio dell’anno 1502, quando si mette al servizio di Cesare Borgia con l’incarico di verificare lo stato delle rocche fra Marche e Romagna, già malatestiane, feltresche e sforzesche, ma ora facenti parte del nuovo Ducato di Romagna, che il Valentino ha ricevuto in governo da papa Alessandro VI, suo padre Rodrigo. Da Urbino, Leonardo passa a Pesaro, Rimini, Sogliano, Cesenatico, Faenza e Imola ed altre località romagnole e Mondaino, il paese in cui io sono nato. E in questo paese mi sono trovato a scoprire i tesori inestimabili nelle pietre che ogni giorno calpesto e conosco ad una ad una, nelle voci che trasudano dalle mura secolari, nei sapori di cui mi alimento e nell’aria che respiro. La PATENTE, che Leonardo ricevette dal Borgia, lo incarica anche di provvedere alla modernizzazione di quelle fortificazioni e costruirne ex novo, soprattutto alla luce dell’avvento e del perfezionamento di artiglieria e polvere da sparo. Egli si mette subito all’opera, sia ad Urbino che nei castelli confinanti come Mondaino, registrando il tutto nel CODICE L (Windsor) ed in altri celebri taccuini tascabili che porta sempre con sè”.

-Quindi professor Chiaretti si è dovuto addentrare anche nel significato di questi taccuini?

“Sì, in essi Leonardo cita esplicitamente le località che tocca ma, vede e compie molto altro che è sfuggito alle cronache ed agli studi più attenti, anche perché una parte una parte di quegli scritti è andata perduta nel corso dei secoli per l’attacco del tempo e l’incuria degli uomini. Nel corso di queste visite Leonardo può contare su numerosi collaboratori che sono risultati preziosi per rintracciare un quadro esauriente della sua vita. E qui appare la micro storia del castello di Mondaino e la presenza di Leonardo. I documenti che ho consultato dimostrano come agli studiosi la collocazione geografica del toponimo sia sfuggita o comunque sia stata sottovalutata. La prima cosa che mi ha colpito nel rapporto amichevole Platino-Leonardo è stato l’epigramma celebrativo, l’unico composto in onore di Leonardo da Vinci. E così sono scaturite plausibili ipotesi dell’intervento leonardesco nel Castello malatestiano di Mondaino, semidistrutto nel 1462 dalle truppe di Federico di Montefeltro, otto cannoniere alla francese e di nuova concezione collocatasi nelle mura della Torre Portaia, in sostituzione di quelle precedenti, due camminamenti sotterranei di soccorso scavati nella roccia arenaria e realizzati alla lettera secondo le sue raccomandazioni, poi l’enorme e misterioso pozzo che li sovrasta, il bicolore dei laterizi che testimonia l’atterramento per metà e la successiva ricostruzione della Torre Portaia stessa. A queste argomentazioni si è aggiunto l’incredibile caso di frate Ambrosius che, nel 1489, ha scolpito la firma sui marmi della facciata del convento francescano di Monte Formosinoa Mondaino. Egli fu collaboratore di Leonardo che lo cita nel CODICE ATLANTICO. Infine, la sorprendente vicenda del leonardesco ritratto ad olio di Elisabetta d’Este, ritenuto inesistente, invece comparso recentemente nelle mani di una famiglia nobile di Mondaino e custodito in un caveau di una banca svizzera. L’autore della Gioconda continua a stupirci”.

A cura di PAOLO MONTANARI

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