Gioielli come sculture/Sculture come gioielli. Intervista a Giorgio Facchini. Con foto

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E’ un artista a 360 gradi, con un carattere apparentemente timido e introverso e dal cuore grande. Parliamo di Giorgio Facchini, fanese classe 1947, da sempre attratto dal disegno e le linee orafe. Ma è l’incontro con lo scultore Edgardo Mannucci fondamentale per la sua formazione. Nel frattempo prosegue i suoi studi a Venezia. La prima mostra avviene alla Galleria Farnesi di Ancona. Da quel momento, per Giorgio Facchini la vita artistica si trasforma e si intensificano contatti, mostre, seminari, insegnamenti nelle accademie d’arte.

-Maestro Facchini perchè lei da spesso una definizione di ARTE ESISTENZIALE?

“La vita ha un percorso di suoni, immagini, colori, sensazioni ed emozioni. Una cosa importante che bisogna capire è che siamo in continua trasformazione. Per esempio le cose o gli oggetti che realizzavo negli anni Sessanta/Settanta erano forme cinetiche, forme che si modificavano sempre e che davano la sensazione di muoversi nello spazio, di concepire emozioni e di captare dei messaggi dallo spazio stesso. Alle volte, riguardando le immagini di allora, di quello che facevo, mi sembrava inaudito. Un rinnovamento che ancora oggi potrebbe essere una ricerca di fondo per le correnti sperimentali. Eppure questo mondo non mi appartiene più. Perché questo? Perché l’arte è ricerca. E’ un’esigenza di ricerca continua; quindi si è sempre protratti a rimuovere, capire, sognare, amare e dare una testimonianza alla nostra fragile vita. Infatti, l’arte è la stimolazione del pensiero, che si materializza; è il passaggio in questa terra. Ecco perchè mi piace affermare ARTE ESISTENZIALE. Quest’arte sopravvive alla morte e così potranno rivederci, discutere delle opere e amare e capire il nostro passaggio”.

-Dunque Lei è partito dalla cinetica come linguaggio dei corpi e dei gioielli?

“Sì e i miei gioielli sono in giro nel mondo, soprattutto in Inghilterra e America. Di quel periodo ho nel mio studio una scultura creativa in bronzo che vinse il premio Gubbio 1978. Da allora, come nelle arti del XX secolo, ho avuto vari passaggi che mi hanno accompagnato nell’attività artistico scultorea: l’astrattismo, l’assemblaggio di ciò che risulta interessante per realizzare nuove forme. Ora anche dopo i bellissimi periodi di insegnamento alle Accademie di Macerata e Brera, in cui ho voluto dare ai giovani la mia esperienza, ho iniziato ad avere i contatti internazionali nella capitale dell’Arte, Milano. Attualmente nasce una nuova fase, molto intensa, perchè sono spesso negli Stati Uniti, a Londra, collaboro con mercanti importanti ed ho sempre vivo il desiderio di dare spazio nel contesto urbano. Quest’anno ho realizzato una scultura di 3 metri e mezzo in bronzo nero, in cui vi è il passaggio fra composizione/decomposizione dei corpi, con una chiave di lettura mia personale. La scultura verrà installata presso uno spazio privato nel centro di Pesaro. Ma se è molto forte in me il senso creativo scultoreo, continuo a far molte esposizioni di gioielli presso Barnies a New York e recentemente vi è stata una presentazione dei miei oggetti presso la prestigiosa Art E’lyséès di Parigi. Sto partendo per New York e Miami e il calendario per il 2019 è già molto intenso”.

 

A cura di PAOLO MONTANARI

Nelle foto alcuni gioielli di GIORGIO FACCHINI

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