Intervista a Jadranka Bentini, Presidente del Conservatorio Musicale G. B. Martini di Bologna

L’occasione dell’uscita in questi giorni in libreria del poderoso e raffinato volume I RITRATTI DEL MUSEO DELLA MUSICA DI BOLOGNA – da padre Martini al Liceo musicale (ED. OLSCHKI) colma una lacuna su una delle più importanti istituzioni musicali italiane.

Il catalogo, frutto del lavoro congiunto di storici dell’arte e della musica, descrive analiticamente storia e contenuto della collezione di ritratti di musicisti avviata intorno al 1770 dal musicografo francescano Giambattista Martini e proseguita poi nell’Otto e nel Novecento, oggi nel Museo della Musica della città di Bologna. Tra i 312 dipinti spiccano ritratti famosi di Zarlino, Caldara, Porpora, Farinelli, Gluck, J.C. Bach, Mozart, Isabel Colbran, lord Burghersh, Rossini, Martucci, M.E. Bossi.

Ne parliamo con il Presidente del Conservatorio Musicale G. B. Martini di Bologna, Jadranka Bentini.

-Professoressa che importanza ha questo saggio storico-musicale?

“E’ un libro molto atteso, su cui si è riversato un impegno scientifico di ricerca durato anni, nella consapevolezza che tempi lunghi di redazione portassero approfondimenti e integrazioni ad un’impresa non facile, tentata per la prima volta con l’obiettivo di restituire integralmente una raccolta iconografica che, fin dagli albori, faceva presagire una tale originalità da confinare con il mito. Questo obiettivo è stato raggiunto crescendo nell’arco di tre decenni trascorsi dalla sua ideazione sulle ricerche documentarie, fino agli apporti che le nuove prospettive tecnologiche hanno consentito sul fronte enciclopedico e archivistico”.

-Che ruolo ha svolto padre Martini, che fu anche maestro di Gioachino Rossini?

“Padre Martini intendeva illustrare, anche visivamente, lo svolgersi della storia della musica, l’impresa cui attese con impegno fino alla morte, senza poterla concludere; l’ultimo tomo avrebbe infatti dovuto contenere le biografie dei più insigni musicisti ripresi nei trecento ritratti. Un lavoro immane di padre Martini, nella costituzione di una raccolta unica nel suo genere. La collezione di padre Martini è una delle testimonianze più eloquenti dell’internazionalismo di cui Bologna ha goduto nel Settecento”.

-Dunque un progetto concluso di grande importanza?

“Certamente il progetto è nato nel 1984 ed è proseguito sotto l’egida del saggiatore musicale. Oggi che la raccolta di ritratti è divisa fra il Conservatorio e il Museo della Musica, questa pubblicazione assume un ruolo unificante dei due tronconi iconografici, con finalità diverse. Quello museificato di ampia valorizzazione e quello del Conservatorio di apparato documentario”.

A cura di PAOLO MONTANARI

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