Ricci: “Città orgogliosa di Liliana Segre, c’è bisogno di Memoria”

Il sindaco: no a deriva culturale, senatrice a vita esempio di coraggio

 

PESARO – Standing ovation per Liliana Segre a Palazzo Gradari per il Festival del giornalismo culturale. «E’ la dimostrazione dell’amore della città nei tuoi confronti»,  ha detto Matteo Ricci, che ha accolto nel salone nobile la senatrice a vita. Il sindaco è tornato sulla nomina di Mattarella, esprimendo «soddisfazione e orgoglio» per la cittadina onoraria di Pesaro: «Liliana Segre è esempio di coraggio. Ricordiamo ancora la sua testimonianza davanti a migliaia di giovani pesaresi riuniti al palasport. Ragazzi in religioso silenzio, di fronte alla tragedia della Shoah raccontata da una sopravvissuta. C’è bisogno di Memoria, perché oggi stiamo assistendo a una deriva culturale pericolosa. Stanno passando messaggi impensabili fino a qualche anno fa, rispetto all’uguaglianza delle persone e alla tolleranza», il monito di Ricci. Che ha sottolineato: «I valori conquistati vanno difesi, non sono acquisiti per sempre. Non penso che gli italiani siano razzisti, ma negli ultimi anni sono emersi fenomeni di razzismo preoccupanti nel Paese.  Non vanno sottovalutati, né relegati a questioni marginali: sarebbe un grave errore». Anche per questo, «quando lo scorso anno, ad opera di stupidi e ignoranti, è stato infangato il nome di Anna Frank con le svastiche sopra il cartello della scuola, abbiamo voluto denunciare subito l’atto barbaro. La reazione dei giovani pesaresi, con la lettura dei brani dal Diario, nella sinagoga della città, è stata la risposta migliore».

SEGRE –  «Ho conosciuto il male assoluto per la colpa di essere nata», ha detto la senatrice a vita, intervistata da Giorgio Zanchini. «Sono stata espulsa da scuola perché ebrea: è un’etichetta che porto ancora. L’armadio della vergogna in Italia non è mai stato aperto: certi risvolti della Shoah non sono ancora conosciuti, pensiamo alle delazioni. Quelli che ci sputavano addosso erano i nostri fratelli italiani». Più in generale, «oggi sento un’onda di violenza che sale nei confronti dell’altro. Anche del vicino di casa. Ho presentato una proposta di legge contro la violenza in tutte le sue forme: odio, razzismo, antisemitismo. Inclusa la violenza verbale. Per questo ho chiesto commissioni parlamentari di vigilanza. E’ una lotta contro l’indifferenza». Ancora: «Il Novecento va insegnato nelle scuole. Molti movimenti sono interessati a un futuro senza storia. Un esame di maturità senza tema di storia? Mi fa pensare a ‘1984’ di Orwell. Ho visto sinti e rom uccisi nei lager perché non erano come gli altri: non potevo stare zitta in Senato quando si è parlato di leggi speciali. Con la scomparsa dei testimoni credo che la Shoah sarà solo una riga nei libri di storia. Per questo, a maggior ragione, oggi contiamo sugli insegnanti».

FESTIVAL  – La giornata conclusiva del Festival del giornalismo culturale diretto da Lella Mazzoli ha visto, tra gli altri, l’intervento di Pupi Avati. Sospeso tra pagine del cinema, aneddoti e incisi biografici: «Il Festival offre momenti importanti di approfondimento e riflessione – ha osservato Ricci -. E’ stato il primo evento che ha cercato di costruire una rete tra tre città della provincia (Pesaro, Urbino e Fano, ndr). Si inserisce nella nostra strategia generale, che punta sulla cultura per ampliare l’attrattività turistica. Ma anche per elevare il livello di civiltà della città. E il record degli abbonamenti a teatro (2200, ndr), registrato in questa stagione, è un dato importante. Che dimostra la voglia di cultura della città».

 

(f.n.)

 

 

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