Intervista allo storico d’arte Gerardo De Simone

Gerardo De Simone è l’autore del prezioso volume d’arte IL BEATO ANGELICO A ROMA 1445-1455 (LEO S.OLSCHKI EDITORE). Un libro che è il frutto di una ricerca storico-artistica appassionata che dura da molti anni e che rappresenta una pietra miliare per lo studio della pittura del Beato Angelico in un periodo meno conosciuto, quello romano, che va dal 1445 al 1455, dieci anni in cui realizzò autentici capolavori.

L’autore GERARDO DE SIMONE ha conseguito laurea, specializzazione e dottorato di ricerca presso l’Università di Pisa. Dopo avere conseguito prrestigiose borse di studio a Firenze e a Harvard, De Simone ha fondato nel 2011 e co-dirige la rivista di arti visive e beni culturali PREDELLA. I suoi studi di competenza riguardano la pittura italiana del Rinascimento ed è stato curatore di mostre (Beato Angelico, L’alba del Rinascimento, Il corpo e le arti, Accademie, disegno, anatomia. Ha pubblicato numerosi saggi d’arte.

-Prof. Gerardo De Simone, il volume IL BEATO ANGELICO A ROMA è la prima monografia dedicata all’ultimo decennio di attività del Beato Angelico. Perchè è importante?

“Perchè dopo molti anni di studi e una lunga gestazione editoriale, si conosce la storia e l’opera di Fra’ Giovanni da Fiesole, detto il Beato Angelico, che operò al servizio di due pontefici Eugenio IV e Niccolò V, di un cardinale Juan de Torquemada, e per la casa madre del proprio ordine, Santa Maria sopra Minerva, dove fu sepolto in una tomba monumentale. Dei cicli di affreschi eseguiti dal pittore della città dei papi, solo la Cappella Niccolina si è conservata, capolavoro artistico e manifesto ideologico della RENOVATIO URBIS. Nel volume sono ricostruiti in dettaglio la configurazione e i dati salienti anche delle opere perdute, dalla Cappella del Sacramento in Vaticano fino alle MEDITATIONES nel chiostro della Minerva, attraverso fonti testuali e figurative. Protagonista dell’Umanesimo cristiano, pittore teologo assimilato al Doctor Angelicus Tommaso d’Aquino, l’Angelicò determinò, con Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino e Piero della Francesca, una svolta epocale nella Roma del primo Rinascimento”.

-Ci può parlare del rapporto fra il Beato Angelico e Roma?

“La storia dell’Angelico a Roma, che investe l’ultima decade della sua attività con due lunghi soggiorni, è purtroppo in gran parte una storia di assenze e di lacune. Al contempo è stato dato adeguato spazio al contesto storico e culturale in cui l’Angelico operò, la Roma tornata protagonista e capitale grazie ai papi di metà del Quattrocento, il rinnovamento architettonico e urbanistico. Questo è il primo libro interamente dedicato all’Angelico romano, e vuole ambire a colmare una lacuna bibliografica e ad offrirsi come base per ricerche e approfondimenti ulteriori”.

A CURA DI PAOLO MONTANARI

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