Rappresentazioni del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con il Coro I Cantori della Città Futura

Si terranno sabato 20 ottobre ore 21,00 al teatro Comunale di Cagli e domenica 21 ottobre ore 17,30 al teatro Piermarini di Matelica, due rappresentazioni del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini con il Coro I Cantori della Città Futura.
Il Barbiere di Siviglia è un’opera buffa in due atti, su libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia francese di Piere Beaumarchais del 1775. La prima dell’opera rossiniana andò in scena il 20 febbraio 1816 con il titolo ALMAVIVA, O SIA L’INUTILE PRECAUZIONE, in deferenza al Barbiere di Siviglia di Paisiello del 1782. La prima fu soffocata da proteste proprio dal pubblico sostenitore del vecchio maestro che volevano far fautore dell’opera. Il giorno dopo fu un trionfo, e il Barbiere di Siviglia, come poi fu chiamato, divenne una delle opere più rappresentate e sempre presente nei repertori rossiniani. Il Barbiere è un’opera buffa e rappresenta in questo genere musicale l’elemento di rottura con l’età barocca, con interpreti vocali che devono prediligere la recitazione. I suoi personaggi appartengono alla borghesia, al popolo. Anche l’opera buffa ha il lieto fine, non copiato dal deus ex machina della tragedia lyrique, ma nato dall’azione combinata di ragione e natura. L’opera buffa fa la parodia a quella seria, non segna la rigida alternanza aria-recitativo. I personaggi buffi pensano poco e agiscono molto nella loro vita quotidiana e nei finali  d’atto spesso si ritrovano insieme nei concertanti, ben equilibrati dalla presenza del timbro del basso. Del Barbiere di Siviglia si conservano al Civico Museo bibliografico musicale di Bologna un manoscritto, in due volumi, che contiene l’opera al completo ed è quasi tutto scritto da Rossini. Come dicevamo, nel 1782 Paisiello a Pietroburgo aveva portato al successo LE BARBIER DE SEVILLE, ed è per questo in senso di stima che Rossini aveva intitolato la sua opera ALMAVIVA.  Ma con il suo Barbiere, un volume di più di 600 pagine, dopo la prima fallimentare, raggiunse la più grande popolarità e soprattutto la perfetta rivoluzione musicale di tutto lo schema narrativo. L’OUVERTURE  dell’opera è un brano strumentale che precede l’inizio dell’opera. E l’ouverture del Barbiere fu in realtà composta da Rossini per l’opera seria AURELIANO IN PALMIRA. Il brano inizia con un’introduzione lenta e solenne, basata sull’alternarsi tra accordi  molto sonori, eseguiti dall’intera orchestra, e parti quasi sussurrate. All’introduzione, segue il primo tema, in modo minore, mentre la melodia inizia pianissimo per poi esplodere nell’episodio temporalesco dal carattere deciso e irruente. E’ un tema che si evolve in un crescendo, un altro degli effetti musicali caratteristici delle ouverture rossiniane.
FIGARO
Il protagonista appare immediatamente congeniale allo stile comico di Rossini: l’azione che si apre malinconicamente alle prime luci dell’alba, all’arrivo di Figaro, diventa una spirale vorticosa che la caratterizzerà fino all’inaspettato matrimonio conclusivo. Figaro è il burattinaio che comanda i fili della vicenda. dalla canzone che suggerisce con insistenza al conte, ai suoi travestimenti, al piano del rapimento. Anche nella confusione generale il Barbiere dimostra di non perdere mai la testa: è significativo in questo senso come, nel tipico quadro di stupore inserito nel Finale primo, dopo che il Conte ha fermato la propria cattura, Figaro è l’unico a mantenere la propria libertà di movimenti, staccandosi dal gruppo degli altri, e cantando, ridendo,versi differenti  e canzonatori su valori musicali più brevi. Due i momenti che evidenziano la sua personalità: LARGO AL FACTOTUM e ALL’IDEA DI QUEL METALLO.  Rosina, la figura femminile più importante dell’opera, esordisce con l’aria bipartita UNA VOCE POCO FA  con un carattere tenero ma anche deciso e combattivo. Con Rosina nasce un prototipo di femminilità operistica che farà scuola. Rossini abbandona l’immagine di una fanciulla perseguitata e indifesa e trova nell’apparente obbedienza di Rosina, altre capacità di resistenze al volere degli altri: basterà contraddirla che si scatenerà una tempesta di trappole. Un’altra pagina famosa è l’aria della calunnia di Don Basilio, che nei primi sei versi  definisce la calunnia un VENTICELLO  e il sussurro si trasforma in esplosione (crescendo rossiniano). Don Bartolo con “A UN DOTTOR DELLA MIA SORTE”  evidenzia un carattere aggressivo e rabbioso. Con il finale primo del Barbiere Rossini si rifà al finale secondo delle Nozze di Figaro di Mozart: da un duetto in poco tempo si arriva ad avere in scena un sestetto. “MI PAR D’ESSER CON LA TESTA”. Il secondo atto del Barbiere è più breve ma ha ancora dei punti di forza importanti: un quintetto nelle parti centrali, che è una commedia nella commedia, una pagina strumentale di un temporale che introduce al finale dell’opera e un terzetto posto verso la fine. La chiusura vede sulla scena il sestetto di solisti e il coro che cantano il rondò di sì felice innesto.
PAOLO MONTANARI

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