Visti per voi. Rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

PAPA FRANCESCO UN UOMO DI PAROLA di Wim Wenders è un lavoro del grande cineasta tedesco che vuole essere un percorso personale con Papa Francesco e non un documentario biografico. Le idee del pontefice e il suo messaggio sono centrali grazie al materiale di archivio ma soprattutto a 4 lunghe interviste condotte nell’arco di due anni. Avvicinato dal Vaticano già nel 2013 Wenders dichiara di aver avuto una completa libertà nell’elaborazione del progetto, compresa quella del montaggio finale e dell’accesso all’archivio foto e video del Vaticano. Tutto ciò gli ha consentito di operare così come solo i veri maestri sanno fare: tenendosi un passo indietro. Wenders apre con le immagini di Assisi, e l’operato di san Francesco, di cui Bergoglio prende il nome e con atteggiamento di vera povertà. Papa Francesco nei colloqui e nel materiale di repertorio, affronta un’ampia gamma di temi senza mai sottrarsi e facendo della chiarezza delle posizioni assunte nelle varie materie, un punto di forza. Non vi è mai in lui chiusura e rifiuto del dialogo. Wenders mostra nuovi consensi interpersonali, che alterna ai colloqui in cui il pontefice ci conferma ogni volta che la fede non la si propaganda, ma la si vive.

OPERA SENZA AUTORE di Tom Schilling è un’opera dalla finezza e audacia con spirito hitchcockiano. Liberamente ispirato alla vita di Gerhard Richter, artista tedesco nato a Dresda nel 1932, formatosi nella Germania sovietica e passato ad Ovest per amore della pittura astratta, OPERA SENZA AUTORE ritrova Florian Henckel von Donnersmarck e il potenziale romanzesco del suo cinema. Quella maniera umanista di trattare le pagine nere della storia tedesca e di assumere la dimensione di una favola universale sul totalitarismo. La presenza si Sebastian Koch, drammaturgo sorvegliato in LE VITE DEGLI ALTRI e nazista clemente nel Black Book di Verhoeven, ha l’effetto di rinforzare questa idea di cinema à l’ancienne, diretto con audacia e finezza htchcockiana. Dopo aver affrontato le ombre della D:R:T: l’autore attraversa le stagioni del suo Paese (nazismo, Guerra fredda, anni Sessanta). Ancora una volta si tratta di un film politico, di quelli che rivisitano la storia della propria nazione senza tabù e testimoniando lo stato adulto della sua società. Alla maniera della sua ispirazione, il film pratica simultaneamente due registri, realismo e astrazione, muovendo da Est a Ovest e affermando il posto della pittura nell’arte contemporanea.

L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE di Terry Gilliam è la storia di Toby, un geniale e cinico regista di spot che si trova su un set spagnolo, in cui sta lavorando su un soggetto legato a Don Chisciotte. L’incontro con un gitano che vende dvd pirata di film ambientati in Spagna gli fa ritrovare la copia di un’opera giovanile girata in un paesino poco distante e avverte lo stesso tema. Con quel lavoro aveva creato numerose aspettative negli abitanti e non tutte sono andate a buon fine. Terry Gilliam dopo 25 anni è finalmente riuscito a realizzare il suo film Don Chisciotte, delle cui vicissitudini produttive ci resta testimonianza nel prezioso LOST IN LA MANCHA realizzato sul set e con interviste aggiunte nel 2001. Il film ha trovato un forte contrappositore in Paulo Branco al Festival di Cannes, ma con Don Chisciotte Gilliam si vendica facendo un film meno spettacolare. E’ facile riconoscere nella figiura di Don Chisciotte un Gilliam così pazzo ma anche lucido da essere un Don Chisciotte pronto a riconoscersi anche nel cinico Toby. Il film è un continuo intersecarsi di tempi tra presente e memoria del passato e ci si chiede cosa ne sia stato delle utopie giovanili.

LA CASA DEI LIBRI di Isabel Coixet è un film che si ispira con le sue figure femminili al romanzo del 1978 di Penelope Fitzgerald. La Coixet torna ancora ad occuparsi di figure femminili e questa volta con il romanzo dal genere narrativo datato, si potrebbe pensare ad un film vecchio stile ed in parte l’attesa viene suffragata dalla messa in scena. Il piacere della lettura non solo per sensazioni legate alla carta su cui sono impresse le parole ma più ancora di ciò che si prova leggendo e delle emozioni che accompagnano lo scorrere delle ultime righe di un libro che ci è piaciuto.

PAOLO MONTANARI

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