Una conferenza su Pirandello, ha richiamato nella Biblioteca San Giovanni tanto pubblico. Con foto

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LA MASCHERA, IL RITO, IL TEATRO E LE NOVELLE FANTASTICHE, è il titolo dell’incontro che si è tenuto, in una affollata sala conferenze della Biblioteca san Giovanni da Paolo Montanari e letture di Marta Fossa. Partendo da un episodio doloroso e decisivo anche per il futuro artistico di Pirandello, cioè la sua adesione al fascismo e poi l’uscita dal partito, perchè deluso dal diniego che lo stesso Mussolini aveva fatto al progetto di un teatro nazionale, Montanari ha ripercorso le tappe principali dell’iter del drammaturgo siciliano, la cui vita è stata intrecciata con il fitto epistolario d’amore con la giovane attrice Marta Abba, che al di là dell’amore platonico che il professor Pirandello, Accademico d’Italia, ha avuto per lei, e che molto probabilmente da questo intreccio, con una vita famigliare sfortunata di Pirandello, pensava di trarne benefici per la sua carriera d’attrice. Una conferenza ricca di materiale visivo fornito dall’Istituto Luce, con Pirandello e Marta Abba negli studi teatrali, il paesaggio siciliano di Pirandello, che rimarrà sempre nel suo tessuto narrativo e il film Il fu Mattia Pascal di L’Herbier a cui lo stesso Pirandello collaborò nella sceneggiatura e le intense e sentite letture della professoressa Marta Fossa, che ha spaziato nel ricco epistolario dai primi anni venti fino al 1932, quando la Abba si presentò da Mussolini per perorare la causa a favore del professore, ma che alla fine accettò, forse per convenienza, le critiche del Duce, nei confronti di Pirandello, perchè contrario al pensiero d’annunziano. Da qui IL VOLONTARIO ESILIO, come lo troviamo nel titolo del bel saggio di Pietro Milone PIRANDELLO ACCADEMICO D’ITALIA E IL “VOLONTARIO ESILIO” FASCISMO, VINTI, GIGANTI. Per quattro anni Pirandello andrà in Germania, a Berlino e qui conoscerà il cinema, con cui avrà un rapporto ambiguo o meglio controverso. Un’immagine di Pirandello a Pesaro al cinema Duse, ci fa comprendere come, in realtà, lo scrittore siciliano fosse per lo meno curioso per le potenzialità della Sesta Arte, così la definiva Ricciotto Canudo, ma nello stesso tempo lo attaccava perchè poteva diventare uno strumento che avrebbe potuto annientare il teatro. E sì perchè l’opera di Pirandello è orientata verso il teatro. Anche le sue prime espressioni letterarie basate su un umorismo ironico e le novelle fantastiche. Poi Pirandello conosce in Germania la psicanalisi e rivoluziona se stesso e il suo teatro. L’io pirandelliano si frammenta nelle maschere, nel Fu Mattia Pascal, in Uno nessuno e centomila, in Sei personaggi in cerca d’autore, in cui l’attore non può essere che l’interprete di se stesso. E infine I GIGANTI DELLA MONTAGNA, che costituiscono il testamento della vita e dell’opera di Pirandello e sono un testo in cui è altresì primaria, trattandosi del mito dell’arte, quella dimensione estetica che nell’opera pirandelliana trova sviluppo in primo luogo nella sua chiave metateatrale e metaletteraria, ma anche in una dimensione di vera e propria riflessione teorica: da SCIENZA E CRITICA ESTETICA (1900) a L’UMORISMO (1908), la cui riscrittura, per la seconda edizione del 1920, s’intreccia con la stesura del primo discorso su Verga. EST DEUS IN PIRANDELLO, scriveva Savinio nella sua cronaca della prima rappresentazione dei Giganti, arte intesa come passaggio a un mondo superiore. Pirandello diviene un traghettatore verso l’OLTRE: Il vecchio Pirandello avrebbe voluto rimanere il giovane scrittore e poeta siciliano, rivalutato da Sciascia, la cultura marxista e poi Macchia e De Benedetti. Il Pirandello del primo periodo umorista era stato un piccolo dio, e ciò lo caratterizzerà per tutta la vita in cui sussiste un compromesso tra il titanismo creativo di stampo idealistico-romantico e la sua negazione realistica e naturalistica che richiama ai limiti della realtà umana.

PAOLO MONTANARI
FOTO MARTA FOSSA

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