Una bella lezione di musica della professoressa Maria Chiara Mazzi nella sala del Consiglio Comunale

Si è svolto nella sala del Consiglio Comunale di Pesaro, il terzo incontro del ciclo di conferenze AMARCORD NELLE ARTI E NEL SOCIO-POLITICO, a cura di Paolo Montanari. Relatrice della serata la storica della musica professoressa Maria Chiara Mazzi, che ha svolto una bella lezione di musica con l’ausilio di sequenze musicali su DEBUSSY, MUSICISTA RIVOLUZIONARIO FRA ‘800 E ‘900. Claude Debussy è morto a Parigi nel 1918 e ricorrono, pertanto, i 100 anni dal suo decesso. Partendo dal concetto di musica con uno sguardo storico prima che musicale, si può comprendere come l’epoca fino a Debussy considerava la musica contemporanea e poi con lui la musica diviene specchio del tempo. E la musica veniva considerata in questo periodo della Belle Epoque sia da dentro che da fuori e Debussy fondatore della musica moderna. Il suo primo ambito è quello di pianista, dei salotti bene di Parigi, che gli permetteranno di poter conoscere anche l’aristocrazia russa e trascorrere tre anni in Russia, una autentica fucina culturale che ispirerà il simbolismo europeo. Un’altra occasione fondamentale per il musicista parigino è l’aver vinto per due volte il Prix de Rome, assegnato alla scuola di composizione di Parigi, che gli di vivere una esperienza in Italia. Qui il musicista francese, nella culla del melodramma italiano di Rossini, Verdi e Puccini, portò per la Francia per la prima volta un’opera sua, senza rimanere influenzato dalla tradizione musicale italiana. Ma, nello stesso tempo, Debussy figlio di un clima culturale cosmopolita, quale si respirava a Parigi (non si definiva compositore impressionista, ma legato inizialmente alla musica di Wagner, musica dell’avvenire), poi capisce che la musica dell’avvenire non è tedesca ma russa. E stà di fatto che porta per la prima volta a Parigi il Boris Godunov e fa conoscere il grande sinfonismo russo. Diviene allo stesso tempo anche critico musicale, ma non con recensioni tecniche, cioè dei letterati, ma adatto per le cronache musicali. Vanno ricordate due date: il 1889 e il 1900, che corrispondono alle Esposizioni Universali di Parigi, che ebbe allora 32 milioni di visitatori, ovviamente solo in treno e carrozze. E in queste manifestazioni internazionali Debussy scopre la musica orientale che riprende i criteri europei. Allora si passa dalla prima fase di Debussy simbolista ad una cultura sempre più liberty, che trova la sua raffigurazione a Parigi nel Metro 1 Giglio, con le volute in riccioli. Nella sua composizione Arabesque, le note musicali sono a ricciolo, riprendendo i calligrammi di Apollinaire. Ecco perchè Debussy viene definito un musicista rivoluzionario e iniziatore del musica moderna, perchè costruisce una sua scala musicale, senza tensioni. Il mondo del simbolismo di Debussy è questo e lui sposa questa musica perchè vuole andare, come tutti i rivoluzionari, lontano e recuperare il mondo della mitologia, pregreco. Vi è poi il collegamento poetico con Mallarmè con uno dei suoi capolavori, in cui l’orchestra è enorme, utilizzata non come singolo strumento, ma nella sua totalità, secondo la concezione wagneriana. Nelle sue composizioni non si riesce a battere il tempo, perchè risente principalmente della cultura musicale di Giava. Sono gli anni dove il Europa, in particolare nel 1894, veniva composta la quarta Sinfonia di Brahms e iniziava la sua attività compositiva Mahler. Ma Debussy percorre un’altra strada, che sarà poi ripresa da Ravel, quella di costruire dei piani sonori indipendenti, con l’incrocio dei vari strumenti. Già Faurè aveva iniziato questa rivoluzione, ma è Debussy che apre alle nuove strade. Sono anche gli anni in cui Schoenberg realizza la musica dodecafonica, con uno sradicamento strutturale di quella concezione di musica classica. E anche l’arte plastica, in Fuochi d’artificio, diventa musica in Debussy, cioè il rumore diventa musica. Sono già i criteri che si troveranno presto nel Manifesto del Futurismo italiano. Debussy ora usa il pianoforte per l’imitazione sonora e non poetica. Vi è poi nell’iter debussyano anche l’influsso delle musiche d’oltre oceano e la concezione di una musica adatta a tutti, come affermava il suo amico Cocteau. Una musica colta che utilizza tutte le cose del giorno. E nel 1913 per Children’s corner, Debussy comporrà anche jazz. Con la Prima guerra mondiale del 1914, vi è una rottura con il passato, con i materiali di costruzione, del palstico e figurativo della tradizione scultorea di Bernini. Debussy, che si avvicina anche alla poetica di D’Annunzio, razionalizza e torna a operare le forme della suite francese di Luigi XIV. Un recupero della razionalità in musica, in cui come in De Chirico con i suoi manichini e in Morandi con le sue bottiglie, è difficile cogliere la realtà.

PAOLO MONTANARI

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