La storia di San Terenzio, Patrono di Pesaro

Sulla figura e sulle vicende biografiche di San Terenzio  esiste una tradizione antichissima, che narra la vita e il martirio del Santo, giunta a noi attraverso un antico codice, ora perduto, proveniente dal monastero di Bellaguardia nei pressi di Fossombrone. Purtroppo la marcata frammentarietà delle testimonianze documentali, dovuta anche alla sistematica opera di distruzione degli archivi pesaresi nei secoli XV e XVI, non contribuisce a fare luce completa su alcuni punti problematici, per i quali perciò è possibile soltanto avanzare ipotesi interpretative.
Secondo l’opinione più comune Terenzio, il cui nome probabilmente deriva dalla latina “gens Terentia” alla quale apparteneva, era originario della Pannonia (attuale Ungheria), conquistata dai Romani fin dall’anno 7 d.C..
Di lì, a causa delle feroci persecuzioni anticristiane scatenate dall’Imperatore Decio, sarebbe stato costretto a spostarsi in diversi luoghi, fino a raggiungere l’Italia e la nostra regione, dove, divenuto Vescovo di Pesaro, avrebbe dedicato la sua attività al servizio della fede, offrendo la vita stessa per il Signore e morendo martire il 24 settembre del 247 circa.
Questa è la credenza popolare. Essa, tuttavia, non è suffragata da testimonianze certe, anzi  gli storici discordano su questioni fondamentali della biografia del Santo: quale sia la sua reale origine e nazionalità, se sia stato veramente vescovo oppure laico e militare, dove sia stato  martirizzato e sepolto. L’ipotesi della nazionalità ungherese di Terenzio, innanzitutto, contrasta con quella dell’insigne storico Annibale degli Olivieri,  condivisa da studiosi recenti, secondo i quali il Santo era di origine pesarese e responsabile della comunità cristiana della città.
Quanto poi al fatto, dichiarato dallo stesso Olivieri, che Terenzio fosse stato consacrato  vescovo, si può dire che esso si scontri con il parere di autorevoli storici. L’Olivieri, tuttavia, supporta la sua tesi con un documento iconografico di eccezionale importanza: si tratta di un affresco risalente (secondo il sommo perito di arte catacombale Mons. Wilpert) al VI-VII secolo, scoperto nel 1752 dall’illustre abate pesarese e dall’altrettanto famoso architetto Gianandrea Lazzarini nella cripta della Basilica di San Decenzio (oggi Chiesa del Cimitero centrale); in tale affresco l’Olivieri crede di riconoscere il nostro Santo raffigurato in abiti sacri e con il “pallio”, tipico segno vescovile.
Le argomentazioni a difesa di tale identificazione non hanno un fondamento del tutto rigoroso, ma ormai prevale la certezza che San Terenzio sia stato realmente vescovo di Pesaro (forse il primo) e che come tale sia stato conosciuto e venerato fin dai primordi della chiesa pesarese.
A rendere comunque più complessa la ricostruzione storica è una testimonianza iconografica – il sigillo del vescovo Pietro risalente al sec. XIV – in cui San Terenzio viene rappresentato come un giovane vestito in modo laico, con una semplice tunica, la palma del martirio nella mano destra e forse un modellino di città nella sinistra: prototipo, questo, che  si ritrova in altre immagini dei secoli successivi.
Addirittura in tempi successivi un nuovo particolare si aggiunge alla raffigurazione del Santo laico, una spada, che sembra attribuirgli una funzione di “Miles Christi”, di soldato combattente per la fede, come diverse immagini documentano.
La rappresentazione di un San Terenzio dedito all’arte militare deriva probabilmente da due visioni che si sarebbero verificate, la prima, in un anno imprecisato, la seconda  il 9 giugno 1799, ai tempi della Repubblica Cisalpina, mentre Pesaro era assediata dalle truppe francesi: in entrambe  un guerriero a cavallo, con un elmo in testa, camminava sulle mura della città in atto di proteggerla, seguito da una matrona, che dispensava le munizioni; si racconta che la seconda visione atterrisse tanto i francesi da indurli ad abbandonare l’assedio, che non avrebbe provocato tra i pesaresi altro che un morto e pochi feriti. Fu per questo che, in segno di perenne gratitudine, il Santo venne proclamato patrono della città  (20 marzo 1802).
La tipologia del martire come guerriero si impose su tutte le altre; ciò, tuttavia, non costuisce una prova  che San Terenzio sia stato effettivamente un soldato, perché la sua militanza potrebbe essere interpretata solo in senso simbolico e spirituale.
Avvolti nel mistero sono anche la morte del Santo e il luogo della sepoltura.
Secondo la passio San Terenzio sarebbe morto martire il 24 settembre del 247 (giorno che ancora oggi è celebrato solennemente come festa patronale), nella zona oggi denominata Apsella di Montelabbate, nei pressi dell’Abazia di San Tommaso in Foglia , dove il suo corpo sarebbe stato gettato in un invaso di acque, denominate “acqua mala” o “acqua cattiva”: ciò sarebbe avvalorato dall’esistenza in quei posti di una polla perenne di acque solforose, che ancora oggi non solo zampilla persino nei periodi di grandi siccità, ma risorge tenacemente ogni volta che si tenti di deviarla o coprirla.
Da quelle acque il corpo di San Terenzio sarebbe stato prelevato da una certa matrona Teodosia che l’avrebbe trasportato e sepolto nella zona dell’attuale villa Caprile, denominata per questo, da sempre,  “Valle di San Terenzio”.
Anche questa tradizione va interpretata con cautela.
Probabilmente fu Fiorenzo, secondo vescovo di Pesaro, a trasferire in quella “valle” il corpo del santo nella seconda metà del sec. III.
Sempre con ogni probabilità esso venne di nuovo traslato, in epoca indeterminata, nell’antichissima cripta dell’attuale chiesa del Cimitero, primo luogo di culto cristiano e prima Cattedrale: i luoghi cimiteriali, infatti, erano considerati sacri e inviolabili dalla legge romana e perciò ritenuti più sicuri.
Infine, verso la metà del sec. VI, dopo la concessione ai cristiani della libertà di culto da parte dell’imperatore Costantino, le reliquie del Santo furono trasportate dal vescovo Felice nella nuova Cattedrale (l’attuale), costruita sulle rovine di un antico edificio pagano.
Il corpo di San Terenzio, collocato inizialmente nella cripta, venne  deposto nel 1447 dal vescovo Giovanni Benedetti  sopra l’altare maggiore in un’ urna di legno, chiusa da una tavola (oggi conservata presso il Museo civico nel Palazzo Toschi-Mosca) su cui il pittore Giovanni Bellinzoni raffigurò il Santo così come era stato ritrovato.
Attualmente una nuova urna, ricostruita aperta sul davanti per dare visibilità al corpo del Santo (rivestito di abiti donati nel 1817 dal conte Vatielli) si trova in una Cappella della Cattedrale, inaugurata nel 1909, sul cui ingresso è contenuta una dedica semplice ma espressiva: “CIVITAS PISAURENSIS TUTELARI SUO A.D. MCMIX”.
Fin dal IX e X secolo la città, divenuta comune libero, innalzò il suo vessillo bianco e rosso, chiamandolo bandiera di San Terenzio, che venne presto ad arricchire l’iconografia del Santo soprattutto in età signorile.
Le reliquie del martire sono ancora oggi venerate con costante devozione da tutta la comunità civile e religiosa di Pesaro.

 

Arcidiocesi di Pesaro

 

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