Visti per voi, rubrica di cinema a cura di Paolo Montanari

Di nuovo un bel film di Mario Martone, un regista che lavora bene sia in teatro che al cinema. Proveniente da Venezia, ecco il suo film Capri-Revolution, che costituisce per Martone il completamento della trilogia definita dal regista napoletano, del cardillo, composta anche da NOI CREDEVAMO e IL GIOVANE FAVOLOSO, due film in costume che, attraverso la lotta e gli ideali per l’Unità d’Italia e la biografia di Leopardi, hanno ripercorso momenti importanti del nostro passato con riferimenti al presente. Ora con CAPRI-REVOLUTION, Martone torna alle origini partenopee, al romanzo di Anna Maria Ortese, e con la realizzazione di questo film, ambientato nel 1914 alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Una giovane pastorella incontra la comune di giovani nordeuropei che ha trovato a Capri, il luogo ideale per la ricerca, nella vita e nell’arte. Capri isola unica al mondo che ha attratto la spinta dell’utopia e degli ideali. come i russi esuli che si preparavano alla rivoluzione. Un’opera che chiude la trilogia di Martone, ma allo stesso tempo è un film che si stacca degli altri, con l’interazione fra i vari personaggi, completamente inventato. Così definisce l’isola Martone: “Capri agli inizi del Novecento era un mondo intellettuale molto ricco e pieno di stimoli diversi, un universo che resta sullo sfondo del film. La Capri da me raccontata è una sorta di luogo arcaico, un pezzo di roccia precipitato nel Mediterraneo”. Un film politico ma che ha la psrte principale in una capraia. Un film che rispetta le ideologie del passato.

Un film da vedere o evenutualmente da recuperare è L’APPARIZIONE, dove due destini si incrociano nel film. Quello di Anna 18 anni, novizia del convento di un paesino del sud della Francia e presunta testimone di un’apparizione della Madonna, e quello di Jacques, reporter di guerra chiamato ad unirsi alla commissione incaricata di verificare la veridicità del fenomeno. Il film si apre con un’inchiesta, che secondo la dottrina canonica, deve trovare risposta a una serie di domande complesse, incrociando strumenti d’indagine diversa: dall’interrogatorio agli esami medici e psichiatrici della ragazza, fino all’analisi scientifica del fazzoletto macchiato di sangue ritrovato sul luogo dell’apparizione. Il giornalista non esita a ricorrere ai metodi a lui più familiari moltiplicando le fonti d’informazione: la famiglia, gli amici, i vicini. La ragazza mente o dice la verità? E’ questa la domanda che si pone il reporter. Ma con l’inoltrarsi dell’inchiesta, i tasselli del mosaico cominciano ad incastrarsi e la domanda iniziale non sussiste più. Una sceneggiatura originale che preferisce fornire frammenti di spiegazione, sguardi e allusioni, come a suggerire che la verità non si esaurisce nella dicotomia ha visto o non ha visto, e che apre un altro mistero, non sulla fede ma sulla fiducia. L’apparizione è un film di denuncia contro la commercializzazione della fede e la sua banalizzazione.

PAOLO MONTANARI

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